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La Marcegaglia verso la presidenza

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Siamo ormai a pochi giorni dall’avvio delle procedure ufficiali per la scelta del presidente di Confindustria: il 16 gennaio si riuniranno i past president e poi di tappa in tappa fino a fine maggio si arriverà alla designazione. Emma Marcegaglia è più che mai la favorita, anzi potrebbe essere l’unica concorrente. Ci si concentra, ormai quasi più sulla sua squadra che su la sua possibile vittoria. Luca Cordero di Montezemolo non appare in un periodo molto brillante: aveva puntato su Romano Prodi e questi si è rivelato una catastrofe. Aveva cavalcato l’antipolitica per farsi uno spazio, possibilmente con Walter Veltroni o in subordine con Pierferdinando Casini, ma i ruoli che questi due politici gli possono lasciare sono marginali.

Quanto alle questioni di merito confindustriale, che non hanno mai entusiasmato il presidentissimo, il suo interlocutore preferito, Guglielmo Epifani, ha sempre più un ruolo evanescente, mentre cresce il protagonismo di Raffaele Bonanni, che trova una sponda più sicura in Alberto Bombassei.

La vicenda anticipo “30 euro” ai lavoratori della Fiat, decisa da Sergio Marchionne, in barba al ruolo del presidente della sua azienda e di Confindustria, ha finito per minare non solo il suo prestigio ma anche quello dei montezemoliani, da Andrea Moltrasio a Massimo Calearo, che dovranno faticare come dei pazzi per recuperare il posto da vicepresidenti in viale dell’Astronomia a cui aspirano. Il mondo Fiat, un po’ ridimensionato dalle ultime vicende e anche dal corso economico dell’impresa torinese, è sempre più presidiato da Bombassei a cui Paolo Rebaudengo, il vero uomo del Lingotto per le faccende confindustriali, ha affidato il compito di difendere il posto di Maurizio Beretta, direttore generale.

Si fanno largo nomi di antimontezemoliani doc per le vicepresidenze, ma l’assetto che sembra prefigurare la Marcegaglia si prospetta molto equilibrato.

Intanto l’operazione per condizionarla è partita da sinistra: Bombassei, spiazzato nel suo tentativo di raccordare mondo Fiat e ambienti di centrodestra confindustriali innanzi tutto dalle mosse di Marchionne che gli hanno alienato l’ala dura degli industriali meccanici, cerca di posizionarsi come il nuovo uomo del dialogo con Prodi. Lo fa con il suo abituale stile fatto di cautela, conoscenza seria dei problemi, intelligenza, niente a che vedere con le sbracature politiche del suo presidente, ma comunque non si tira indietro dal parlare di “scelte storiche” possibili, riferendosi ai mezzi pasticci che si intravedono all’orizzonte sul tema salari e produttività: E’ evidente l’interesse confindustriale nel portare a casa qualche intervento fiscale che alleggerisca la pressione sindacale, così come è evidentemente benedetto qualsiasi provvedimento che aiuti recuperi di produttività. Ma enfatizzare scelte che anche se si realizzeranno, avranno sempre il segno della precarietà che caratterizza tutti gli atti di questo governo, non solo è imprudente ma non può non celare anche un disegno politico. E questo è condizionare la Marcegaglia da sinistra, il lato che lei più soffre perché da sempre si considera interlocutrice dei D’Alema, dei Rutelli, dei Bersani.

La stessa operazione viene con ancora più decisione percorsa da un elemento decisivo del fronte Confindustriale: il Sole 24 ore.

Dopo avere fatto spiegare a Giancarlo Cerutti con la bocciatura di un nuovo caporedattore alla finanza perch%C3

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