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Crisi e politica

La Merkel apre all’unione bancaria e (forse) pensa al voto sul fiscal compact

Dopo l’apertura a tutta pagina del Welt am Sonntag la scorsa Domenica, sull’esistenza di un ‘piano segreto’ Bce-Commissione-Consiglio-Eurogruppo per il superamento della crisi dell’eurozona, prontamente smentito da tutte le parti, lo scorso Lunedì, il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Durante i colloqui tra l’eurocrate e il capo dell’esecutivo tedesco, il presidente della Commissione ha avanzato la sua proposta d’istituire “un controllo specifico europeo per le banche di sistema”, unica soluzione che a suo parere salverebbe l’euro dalla disfatta. Questo mentre in Europa imperversa il rischio di un crack del sistema bancario spagnolo e aleggiano i dubbi sulla permanenza della Grecia nell’eurozona, una possibilità alla quale l’agenzia di rating Standard and Poor's attribuisce una probabilità di “uno a tre”.

Al termine dell’incontro con Barroso, la cancelliera Merkel ha suggerito che i 27 paesi dell’Ue dovrebbero prendere in considerazione la proposta di una qualche forma di vigilanza sul sistema bancario europeo, una dichiarazione in parte in linea con le proposte del ‘piano segreto’ dell’Ue (unione bancaria, unione fiscale, maggiore integrazione politica e riforma europea dei sistemi di welfare).

Quella della Merkel però non è un’apertura a tutto tondo. Rimane ancora indigesta alla Cancelliera tedesca la proposta di una troppo integrata unione delle banche, quella che piace a Barroso e che è appoggiata da Mario Draghi. Un’idea che, per essere implementata, richiederebbe l’istituzione di una assicurazione europea che ‘copra’ i risparmi dei correntisti, fatto che esporrebbe ancora di più le casse federali della Germania.

La scelta di questa strada, secondo la cancelliera tedesca, porterebbe l’Europa a intervenire nel salvataggio dei sistemi bancari dei diversi Paesi dell'eurozona, senza che l'Ue ne possa influenzare gli andamenti ( e risiamo al solito problema di Berlino: se metto i soldi dei tedeschi, mi aspetto di controllare). Il caso della Spagna è emblematico. Madrid sta per bussare di nuovo alla porta dell'Ue per chiedere un salvataggio europeo, risorse per le quali sarebbero certamente richieste ulteriori cessioni di sovranità da parte del governo spagnolo di Mariano Rajoy, in materia di politica economica e fiscale.

La notizia comunque è che la cancelliera Angela Merkel non è più sul ‘no’ preventivo. Chissà che non pesi il cambio d'inquilino all’Eliseo francese e qualche pressione da Washington. Solo Lunedì scorso il Press Secretary della Casa Bianca, Jay Carney, aveva dichiarato che “i mercati restano scettici sul fatto che le misure prese finora siano sufficienti per garantire una ripresa in Europa e per rimuovere il rischio che la crisi si aggraverà. Altri passi devono essere compiuti”.

E non è un caso che un presidente Obama in campagna elettorale - e per la prima volta sotto nei sondaggi contro il Repubblicano Mitt Romney -, sempre più spesso attribuisca la responsabilità del difficile quadro macroeconomico statunitense alla recessione del Vecchio Continente e all’incapacità dei governi europei nel trovare soluzioni alla crisi.

Ma davvero bastano i 'venti d'America' a far cambiare idea a Frau Merkel? La risposta è più negativa che positiva. V'è di mezzo anche la politica interna tedesca. A breve il Bundestag, la camera bassa del parlamento nazionale, sarà chiamato a ratificare il trattato europeo che va sotto il nome di ‘fiscal compact’, un voto che in base alla Grundgesetz, la Costituzione tedesca, prevede una maggioranza dei due terzi per l’approvazione.

I socialisti della Spd e i Verdi, i due maggiori partiti d’opposizione in Germania, voteranno probabilmente a favore del trattato ed è possibile che la linea del governo Merkel si sia ammorbidita proprio per evitare che nel voto parlamentare di ratifica finisca per pesare il ‘socialismo europeo’ (magari con l’Eliseo del socialista Hollande pronto a sollecitare i socialisti tedeschi, Gabriel &co. per sabotare il voto?) e far in modo che la politica dell'imposizione dell'austerità europea divenga bipartisan, fatte salve le opinioni di Gehrard Schröder, ex-cancelliere tedesco.

In ogni caso, tutte queste proposte saranno discusse entro il 28-29 Giugno prossimo, data dell’incontro del prossimo vertice del Consiglio europeo. Un vertice che cadrà pochi giorni dopo la nuova tornata elettorale greca del 17 Giugno. Sapremo allora se l’Europa dell’euro avrà un futuro oppure no.

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