La Merkel chiede chiarezza ma sui negazionisti il Papa ha già detto tutto

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La Merkel chiede chiarezza ma sui negazionisti il Papa ha già detto tutto

La Merkel chiede chiarezza ma sui negazionisti il Papa ha già detto tutto

03 Febbraio 2009

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha aperto un nuovo fronte nella polemica sulle dichiarazioni del vescovo negazionista Williamson. “I chiarimenti del Vaticano sono insufficienti”. E ancora: “Se una decisione del Vaticano fa emergere l’impressione che l’Olocausto possa essere negato questa deve essere chiarita. Da parte del Vaticano e del Papa deve essere affermato molto chiaramente che non ci può essere alcuna negazione”.

E’ comprensibile che il riaffiorare del negazionismo tocchi un nervo scoperto in Germania: negare l’Olocausto è un crimine e la magistratura ha già aperto un’indagine sulle frasi di Williamson, visto che l’intervista del vescovo è stata rilasciata nella città tedesca di Regensburg. La Merkel ha precisato che non è sua abitudine intervenire giudicando le decisioni di governi stranieri ma “il dibattito corrente può essere considerato una questione fondamentale”. Basta questo a spiegare l’affondo della cancelliera? In passato, aveva mostrato di essere in sintonia con Benedetto XVI, per esempio quando dichiarò che si sarebbe battuta affinché fossero inserito il riferimento alla radici giudaico-cristiane nella nuova Costituzione Europea, oppure quando difese Papa Benedetto dopo il discorso di Ratisbona, che aveva scatenato le ire del mondo musulmano.

E allora come si spiega la dura presa di posizione delle ultime ore? Una ipotesi potrebbe essere quella di cercare consenso nell’elettorato protestante. La Merkel, figlia di un pastore luterano, forse vuole ricompattare la base evangelica tedesca in vista delle prossime elezioni. Per di più si è trovata anche a dover fare i conti con le gerarchie tedesche che hanno criticato pesantemente il Vaticano. Il Cardinale Walter Kasper ha parlato di “fraintendimenti ed errori di gestione” da parte del Vaticano e degli assistenti del Papa nella questione Williamson. Secondo Kasper ci sarebbe stata una “mancanza di comunicazione”: andava spiegato meglio che la riabilitazione dei vescovi lefevriani è stata parziale e che i 4 sono ancora sospesi. Il capo della Radio Vaticana tedesca, Padre Eberhard Gemmingen, ha parlato di “mancanza di professionalità”  da parte della Curia romana, mentre Robert Zollitsch, il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, ha aggiunto: “Non ci è stato chiesto nulla e non siamo stati informati in anticipo” sulla decisione di riabilitare i lefevriani.

Non è un mistero che sia gli evangelici che una larga fetta del clero cattolico tedesco reagiscano con preoccupazione ogni volta che si torna a parlare di “tradizione” e – in questa chiave – anche Benedetto XVI, con i suoi continui riferimenti alla difesa dell’identità cattolica – può apparire una figura scomoda, da festeggiare e riverire solo fino a quando mantiene un basso profilo, ma non quando parla di tornare a recitare messa in latino o di canti gregoriani.

La Chiesa evangelica tedesca punta a dei riti e a delle liturgie più moderne e vicine allo spirito del tempo, soprattutto per corteggiare quei credenti che non frequentano regolarmente la chiesa e non vanno spesso a messa. Per non parlare di quelle gerarchie cattoliche che in Germania si sono dette pronte a benedire le unioni omosessuali o il matrimonio per i preti, come l’arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch, convinto che il celibato non è una necessità teologica. Per questi ambienti del mondo cattolico e cristiano la questione di Williamson è semplicemente un pretesto per criticare Benedetto XVI – in Germania, ma anche in Italia, dove “Famiglia Cristiana” è tornata a brandire il vessillo del Concilio Vaticano II, come se davvero il Papa volesse rimettere in discussione il recente passato della storia cattolica. Il ritiro della scomunica agli scismatici lefevriani, da questo punto di vista, viene interpretato come “un modo per appannare l’immagine della Chiesa Cattolica e del Vaticano II”.

La replica di Padre Lombardi, il portavoce della Santa Sede, alle dichiarazioni della Merkel non si è fatta attendere: “La condanna di dichiarazioni negazioniste da parte del Papa non poteva essere più chiara e dal contesto risulta evidente che essa si riferiva anche alle posizioni di monsignor Williamson e a tutte le posizione analoghe”. Ancora una volta, Padre Lombardi ha dovuto elencare tutte le occasioni in cui Benedetto XVI è intervenuto per condannare la giudeofobia che attraversa l’Europa e il mondo occidentale, dal discorso nella Sinagoga di Colonia dell’agosto 2005 a quello nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 2006, tanto per fare qualche esempio. “Auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo. La Shoah sia per tutti un monito contro l’oblio, la negazione e il riduzionismo…”. Più chiaro di così…

La Conferenza Episcopale Italiana, infine, ha riaffermato la sua “adesione incondizionata” alla scelta del Papa di riaccogliere i lefevriani nel gregge cattolico, a patto che questi ultimi accettino il Vaticano II “nella sua interezza”. Secondo il cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano: “La Fraternità di San Pio X ha preso le distanze da Williamson”, non bisogna cadere in una “visione catastrofica dei rapporti tra Vaticano e mondo ebraico” e infine va fatta una distinzione tra il provvedimento di clemenza voluto dal Papa e le “sciagurate affermazioni del presule in questione”. Ma a quanto pare tutto questo non basta.