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La Merkel in Europa piacerebbe a Kohl

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Il discorso d’esordio del neopresidente dell’Unione Europea ha strappato sinceri e lunghi applausi perfino al capogruppo tedesco dei socialisti. Senza incertezze il cancelliere Merkel ha ricordato al parlamento come l’anima dell’Europa risieda nei valori di libertà e tolleranza. Un discorso a tratti biografico, colto, ricco di citazioni dal filosofo Voltaire a Jacques Delors. Un discorso che siamo certi avrebbe riscosso l’approvazione di Kohl. Il cancelliere ha scomodato anche gli scrittori Thomas Mann, Lessing, Karel Capek e Peter Prange per rilanciare l’Europa. E per non cadere nella retorica non ha esitato a pescare nei suoi ricordi personali suscitando emozioni  tra i presenti. «Ho speso la mia intera vita in Europa, eppure nell’Unione Europea sono ancora una ragazzina. Questo è perché sono cresciuta nella DDR e solo diciassette anni fa, dopo la riunificazione, sono stata accettata nell’Unione Europea. Fino all’età di trentacinque anni ho ammirato l’Europa dall’esterno e mi sembrava una casa meravigliosa». Parole felici che piacciono a tutti: agli Stati fondatori, memori degli sforzi politici ed economici compiuti in occasione della riunificazione tedesca, ai nuovi membri che si riflettono nell’esperienza vissuta dal cancelliere. Un discorso che avvicina in particolare i nuovi membri, Romania e Bulgaria, cui va il caldo benvenuto della Merkel. Un dicorso coerente con la sua visione di Europa, contraria ad un’Unione a due velocità, contraria, almeno a parole, ai privilegi degli stati fondatori. Forse contraria proprio perché consapevole di guidare un paese più uguale degli altri, in grado di esercitare maggior peso rispetto agl altri Stati membri, tanto che si parla persino di germanizzazione della burocrazia europea. Una germanizzazione evidente perlomeno all’europarlamento guidato dall’amico Hans Poettering e dove i tedeschi dispongono della maggiore forza parlamentare. Una germanizzazione che tuttavia si spera vada a vantaggio dell’Europa perché pare che anche la Merkel, come il suo mentore, ‘voglia una Germania europea e non un’Europa tedesca’.
Come ha ricordato la Merkel in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, i sei paese fondatori non possono più in alcun modo rivendicare uno status particolare. La Merkel respinge, infatti, l’idea del dominio, teorizzando un’Europa dove tutti i paesi sono uguali. «I tempi sono cambiati e oggi siamo tutti sullo stesso piano».

Il trattato europeo

 Il primo passo per restituire l’anima rubata all’Europa è superare lo stallo del trattato costituzionale. Nel suo discorso suonava forte un monito: «sulla costituzione non possiamo fallire. L’unione europea non puó permettersi un errore storico». Monito che a tratti pareva essere una velata minaccia (inidirizzata a Francia, Olanda e Gran Bretagna), quando ricordava, che in assenza di una carta fondamentale non si sarebbero potuti avviare ulteriori allargamenti. La mancata riforma delle istituzioni europee, prevista per il 2009, metterebbe a rischio la stabilità dei confini dell’Unione (in Kosovo e nei Balcani), un rischio che l’Europa non puó correre. L’ambizione della Merkel si sposa a un sano realismo. È conscia che sei mesi non bastano per rimettere in moto l’Europa e che le ambizioni si scontrano con la realtà dei fatti ma non rinuncia a volare alto. La Germania ha infatti cinque mesi per rilanciare il trattato respinto da Francia e Olanda ma tre trascorreranno nell’attesa di sapere chi sarà il futuro inquilino dell’Eliseo. La Francia, più di tutti è in grado di influenzare tale processo. Se vincerà il candidato dell’Ump, Nicolas  Sarkozy, tornato in testa nei sondaggi, al posto della Carta siglata a Roma nel 2004 si avrà un mini trattato senza ricorrere al termine costituzione, con un terzo degli articoli. Se la spunterà la socialista Royal, si tornerà al referendum, con l’aggiunta di un capitolo sui diritti dei lavoratori e sui pubblici servizi. Quasi di rimando la Merkel fa sapere alla Royal di essere fortemente contraria ad ogni forma di referendum per decidere le sorti del trattato. Non è infatti possibile ricominciare le discussioni da zero, sulla Costituzione si puó negoziare partendo dal testo già ratificato dai 18 Paesi Europei.

Gli impegni: ministro degli esteri europeo, sviluppo dell’economia sociale di mercato, pace in Medio oriente e nell’area balcanica

Gli impegni assunti dalla Merkel non si esauriscono con il rilancio della Costituzione. Il programma prevede lo studio del mercato comune tra Stati Uniti ed Europa, il rilancio del partenariato con la Russia, una politica comune su energia e cambiamenti climatici. Quest’ultimo obiettivo trova una propria enfasi in occasione della settimana ambientalista inaugurata a Berlino dal presidente della commissione europea José Manuel Barroso insieme al cancelliere Merkel. A Berlino si parlerà di bioenergia, di energie rinnovabili e dei nuovi scenari che grazie all’impiego della biomassa, (sostanza organica derivante dalla fotosintesi clorofilliana) si apriranno agli agricoltori.

 Per quanto riguarda la promessa di pace nel vicino e medio oriente, Condoleeza Rice,di ritorno dai suoi viaggi in medio oriente ha informato il cancelliere Merkel sull’esito delle trattative in corso con il presidente israliano Olmert, il presidente della Palestina Abbas e il presidente egiziano Mubarak. La Rice si è detta ottimista riguardo al cosiddetto ‘quartetto del vicino oriente’ (formato da Unione Europea, Russia, Stati Uniti e ONU). Quartetto che dovrebbe debuttare all’inizio di febbraio con un incontro previsto a Washington. Il quartetto impegnato a risolvere il processo di pace nel conflitto israelo palestinese potrebbe diventare un’ottima occasione per dare voce e corpo al ministro degli esteri europeo, figura auspicata dalla Merkel.
Nessun riferimento è stato fatto, invece - durante il discorso della  Merkel-  alla Turchia. Giudicato evidentemente un argomento fin troppo controverso per un discorso di apertura che mira a ritrovare un’anima europea. E cosí il cancelliere evita fino alla fine di citarla preferendo il più generico termine Mar Nero e Asia Minore.

Conclusioni

Se la Francia rende fragili le ambizioni della Merkel, arriva in soccorso il più alto seggio di Strasburgo. Il nuovo presidente del parlamento europeo (eletto con 450 voti, 105 più della maggioranza richiesta), il cristiano-democratico Hans Gert Poettering, (dal 1999 capo del gruppo parlamentare del Ppe), è infatti amico personale del cancelliere e c’è da credere che farà il possibile per salvare il salvabile del progetto di Costituzione europea. Già nelle sue prime dichiarazioni da presidente ha detto che si impegnerà per un’Europa più democratica e più forte. L’elezione di Poettering è stata tuttavia turbata dall’ingresso di un gruppo di xenofobi ultranazionalisti. Il gruppo parlamentare cui fanno parte tra gli altri Alessandra Mussolini, Luca Romagnoli e il francese Jean Marie Le Pen conferma la paura dell’Europa. Quella stessa paura che ha condannato a morte il trattato europeo. Paura che è destinata a divenire tanto grande, quanto più si farà grande l’Europa e che richiede coraggio per essere affrontata. Un coraggio che ci piace pensare sia tra le carte della Merkel.

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