La multimedialità e le nuove sfide della formazione
15 Gennaio 2026
di Ilaria Rizzo
Negli ultimi anni il mondo della formazione si è trovato davanti a una sfida sempre più evidente: come mantenere viva l’attenzione degli studenti, soprattutto dei più giovani, in un contesto dominato da immagini, piattaforme digitali e contenuti audiovisivi. La risposta che molte istituzioni educative stanno sperimentando è la multimedialità, ovvero l’integrazione di linguaggi diversi – libri, film, serie televisive, podcast, videogiochi e piattaforme digitali – all’interno dei percorsi didattici.
L’idea non è quella di sostituire il libro, ma di affiancarlo ad altri strumenti narrativi che possano ampliare la comprensione dei contenuti e stimolare il coinvolgimento degli studenti. Un romanzo, ad esempio, può essere accompagnato dalla visione della sua trasposizione cinematografica o televisiva, aprendo la strada a confronti tra linguaggi diversi: cosa cambia nella narrazione? Quali aspetti vengono enfatizzati dal cinema rispetto alla pagina scritta? In questo modo la didattica diventa anche un esercizio di analisi critica dei media.
Un esempio significativo arriva dal 2013, quando l’emittente AMC ha co-prodotto, insieme a Instructure – la società che gestisce la piattaforma di apprendimento open source Canvas.net – e alla University of California, Irvine, un massive open online course (MOOC) di otto settimane intitolato “Society, Science, Survival: Lessons from AMC’s The Walking Dead”.
Il corso, nato in occasione del lancio della quarta stagione della serie The Walking Dead, utilizzava la narrazione di un’apocalisse zombie come punto di partenza per discutere temi di sociologia, comportamento collettivo e dinamiche sociali in situazioni di crisi. Attraverso queste narrazioni popolari, gli studenti erano invitati a riflettere su questioni molto concrete: come si organizzano le comunità? Come reagiscono le persone alla paura o al collasso delle istituzioni? Quali forme di leadership emergono in situazioni estreme?
La cultura pop diventa così uno strumento per analizzare la società, dimostrando che anche prodotti apparentemente leggeri possono offrire spunti di riflessione profondi se inseriti in un contesto accademico.
Anche lo studio della storia e delle discipline umanistiche può trarre grande beneficio dalla multimedialità. Pensiamo, ad esempio, alla storia del cinema italiano: ripercorrere le diverse epoche attraverso sequenze di film, interviste, documentari e materiali d’archivio permette agli studenti di comprendere non solo l’evoluzione artistica del linguaggio cinematografico, ma anche il contesto storico e sociale in cui queste opere sono nate. Il neorealismo, la commedia all’italiana o il cinema d’autore diventano così finestre su periodi cruciali della storia del Paese (vedi il progetto di Fondazione Magna Carta).
L’utilizzo di materiali audiovisivi consente inoltre di avvicinare gli studenti a un patrimonio culturale che spesso percepiscono come distante. Un film o una serie possono fungere da porta d’ingresso verso la lettura di testi più complessi o verso l’approfondimento di determinati fenomeni storici e sociali.
Naturalmente, la multimedialità richiede anche un approccio critico. Non basta proiettare un film o proporre una serie televisiva: è necessario costruire un percorso didattico che guidi gli studenti nell’interpretazione dei contenuti, stimolando il confronto e il dibattito. In questo senso il docente assume il ruolo di mediatore tra linguaggi diversi, aiutando gli studenti a sviluppare competenze di analisi dei media, oggi sempre più fondamentali.
In un’epoca in cui l’attenzione dei giovani è costantemente sollecitata da immagini e contenuti digitali, la scuola e l’università possono scegliere di ignorare questo cambiamento oppure di integrarlo nei propri metodi di insegnamento. La multimedialità rappresenta una strada promettente: non sostituisce i metodi tradizionali, ma li arricchisce, trasformando la formazione in un’esperienza più dinamica, partecipata e vicina ai linguaggi delle nuove generazioni.
