Quelle tematiche "verdi" ignorate dalla sinistra

La nascita dell’animalismo in Italia si deve solo alla morte del comunismo

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Bertolt Brecht scriveva nel 1939: “Davvero vivo in tempi bui / ma che mondo è mai questo / dove parlare di alberi è quasi un delitto / perché su troppe stragi comporta il silenzio?". Senza dubbio quegli anni erano tremendi, ma perché mai parlare di alberi dovrebbe comportare il silenzio su troppe stragi? Usiamo questa frase di Brecht per evidenziare un atteggiamento comune tra le persone e i movimenti socialmente impegnati, tra cui il comunismo, un’impostazione molto diffusa soprattutto in Italia: ci sono sempre drammi, tragedie sociali, che tolgono ogni importanza all’occuparsi di problemi considerati secondari (cosa tutta da dimostrare, oltretutto), come gli alberi o la natura. Figuriamoci poi gli animali, argomento neanche minimamente preso in considerazione da Brecht. Sembra un po’ banale definire questa impostazione catto-comunista, ma funziona.

Un famoso predecessore di questo Brecht potrebbe essere considerato Giuseppe Parini con la sua “vergine cuccia” nel poemetto Il giorno. Tutti l’abbiamo letto a scuola, ma riassumiamo la storiella: il servo colpisce con un calcio la cagnetta della sua padrona che gli ha morso un piede. La nobile, sensibile verso gli animali e dunque insensibile verso gli umani, lo “licenzia” immediatamente (non c’erano i sindacati!) ed egli finisce nudo, gli ha tolto pure la divisa, sulla strada insieme a moglie e figli. Vale la pena ricordare che nella stessa opera viene irriso il nobile vegetariano, perché, anche lui, è sensibile alla sofferenza e alla morte degli animali e ovviamente insensibile ai problemi sociali. Tratti che caratterizzano tuttora molta della cultura italiana, basta ricordare le recenti dichiarazioni di Don Mazzi contro le offerte agli animali che tolgono, toglierebbero, risorse alle associazioni per i vari diseredati, messi tutti insieme, ex-assassini e persone con handicap.

Nella cultura protestante, invece, è invece il contrario (stiamo riassumendo e banalizzando molto): una persona “buona”, una brava persona, rispetta anche gli animali. C’è continuità e non opposizione tra le diverse forme di vita (e qui verrebbe fuori l’immenso dibattito sulla differenza di grado o di qualità tra umani e non umani).

Voglio vedere nel comunismo - non solo il Pci, ma tutta una grande e anche nobile tradizione culturale - un ostacolo allo sviluppo di tematiche animaliste in Italia. Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, evento storico dalle innumerevoli conseguenze. Qui, ne evidenziamo una sola: il fiorire dell’animalismo o forse è meglio dire della zoofilia in Italia. Tesi alquanto audace, lo sappiamo, ma di sicuro le grandi leggi di riforma riguardanti gli animali risalgono agli anni ‘90. Post quem non significa propter quem, questo è noto. Però...

Con animalismo -parola che ancora alla fine degli anni ‘80 non esisteva neanche nei vocabolari- intendo un movimento e una teoria, anzi, vari movimenti e varie teorie (dall’utilitarismo alla difesa dei diritti) che lottano per tutti gli animali in nome di un senso di giustizia universale e implicano necessariamente il vegetarismo. Con zoofilia, termine storico, si intende l’amore per cani e, secondariamente, per i gatti.

Dunque, 1989, fine del comunismo, fine della guerra fredda (anche se in Italia, in realtà, si parlava di “compromesso storico” già dal 1973). I blocchi contrapposti stritolavano, cercavano di stritolare ideologicamente e culturalmente molte e varie iniziative non ben definibili in quanto a schieramenti e dunque sospetti. Ricordiamo poi il vecchio problema della sinistra dell’egemonia, egemonia che spesso toglieva spazio a iniziative personali o tematiche considerate non in linea. O le soffocava annettendole obbligatoriamente a uno schieramento, come è successo per le tematiche “verdi”, spesso inglobate assurdamente dalla sinistra più estremista.

La zoofilia ha una lunga tradizione di destra, aristocratica e antiprogressista soprattutto nelle sue origini inglesi, ma un po’ anche in Italia. Soprattutto la tematica antivivisezionista è stata, fin da fine ‘800, tipica della destra antiprogressista e forse anche antimoderna. Ricordo che per quasi un secolo l’animale più usato nei laboratori è stato il cane. Perché era gratis. I cani abbandonati o anche solo vaganti venivano catturati dalla trista figura dell’accalappiacani, portati nei canili (che erano e in alcuni casi sono ancora di fianco al macello), dopo tre giorni ammazzati in modi brutali o ceduti alla vivisezione. Ciò era legale fino al 1991 (parlo solo dell’Italia). Ora, purtroppo, nel resto d’Europa, questo uso dei randagi è stata di nuovo autorizzato dalla revisione della Direttiva del 2010 sulla “protezione” dell’animale da laboratorio. Nel 1991 in Italia è stata promulgata la legge 281 che ha dato il “diritto alla vita” a cani e gatti anche se senza padrone. Una legge rivoluzionaria e unica al mondo. Voluta da due donne, Carla Rocchi e Annamaria Procacci (tuttora attive), deputate dei Verdi che non venivano dalla sinistra né dalla politica.

Tra i politici, pochissimi, che ben prima del 1989 si occupavano di animali (ma non di selvatici) bisogna citare Cristiana Muscardini (www.cristianamuscardini.it Attività di partito: 1971  Dirigente del FUAN, 1972  Dirigente nazionale del Movimento sociale italiano (MSI), 1995  Membro dell'Esecutivo nazionale di Alleanza nazionale (AN) 2007  Coordinatore regionale di AN) che da decenni combatte ed è attiva contro la vivisezione e ancora nel settembre 2010 si è fortemente opposta alla revisione della Direttiva Ue al riguardo.

Più nota e più giovane è Michela Vittoria Brambilla, ministra del turismo del governo Berlusconi da maggio 2009, che ha fatto molte iniziative, partecipando anche a manifestazioni di piazza, a favore degli animali, contro maltrattamenti anche nell’allevamento (una novità per la tradizione zoofila), vivisezione e finalmente contro la caccia (lotta anche questa che non apparteneva alla tradizione zoofila). Brambilla ha lanciato, nel 2010, insieme a Umberto Veronesi, personalità “di sinistra”, il sito/associazione www.lacoscienzadeglianimali.it, ricevendo molti insulti, spesso volgari e sessisti, dai cacciatori e da altri “nemici” degli animali.

Anche Francesca Martini, sottosegretaria al Ministero della Salute nel 2010, eletta nella liste della Lega Nord (il partito dei cacciatori!), si è data molto da fare per i cani e poi per gli altri animali da compagnia. Sono solo alcuni esempi di donne, a favore degli animali, elette nelle liste di destra. Destra politica, non culturale e di certo non aristocratica, che, non interessandosi minimamente agli animali e avendo molto altro a cui pensare, ha lasciato un certo spazio all’animalismo e soprattutto alla zoofilia.

Nelle nicchie della tolleranza, nel senso minimale del termine, è fiorito l’animalismo. Una tolleranza che purtroppo la sinistra non ha mai avuto. Un esempio molto realistico è raccontato nel libro del 1967 di Milan Kundera Lo scherzo (1986, Adelphi). Il protagonista, uno studente, invia una cartolina a un’amica scrivendo: «L'ottimismo è l'oppio dei popoli! Lo spirito sano puzza di imbecillità! Viva Trockij!». Ma a causa di questo scherzo la sua vita è rovinata, viene espulso dal partito e dall’università, e finisce di disgrazia in disgrazia. Un’intolleranza per le “piccole cose” che purtroppo la sinistra comunista italiana ha sempre avuto (precipitando poi nella tolleranza per le più gravi, ma questo è un altro discorso).

Tornando alla fine del comunismo, in Italia, a partire dagli anni ‘90, oltre alle grandi riforme legislative, sono nate centinaia e centinaia di associazioni animaliste, forse migliaia (anche se alcune associazioni esistevano anche prima, ovviamente), ben oltre la protezione del cane, per decenni l’unico animale preso in considerazione dagli zoofili. A favore di gatti, conigli, ratti, furetti, contro il bracconaggio e contro la caccia, per la difesa degli uccelli migratori, delle cicogne, dei cavalli, degli asini, delle balene, dei rospi, delle tartarughe, contro il traffico di animali selvatici ed esotici, e così via. E, grande novità storica, a favore del vegetarismo, che dopo il 2000 in alcuni casi diventa addirittura veganismo. Associazioni che non sono più solo pietistiche, come nella zoofilia tradizionale, ma quasi sempre fanno anche politica, per esempio, muovendosi come lobby in parlamento.

Ottenendo, finora, grandi risultati per cani e gatti, molto meno per gli altri animali. Caccia, allevamenti intensivi, vivisezione comportano interessi economici giganteschi. E qui la tolleranza, di destra, di sinistra e di centro, finisce.

 

 

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