La NATO verso un nuovo concetto strategico
28 Novembre 2008
Il 2009 si avvicina a grandi passi e con esso una ricorrenza di cui sentiremo parlare per tutto l’anno: il sessantesimo anniversario di fondazione della NATO. Altrettanto spesso sentiremo parlare di Strasburgo-Kehl, la (anzi: le) località dove l’Alleanza terrà a primavera il suo vertice. La scelta di Strasburgo e Kehl, due città dirimpettaie sulle due sponde opposte del Reno, l’una francese e l’altra tedesca, è quanto mai significativa dal punto di vista della pacificazione del vecchio continente.
Mentre oggi il Reno unisce, un tempo divideva due realtà fra loro lungamente conflittuali: il mondo tedesco e quello francese. Nel 1770 la promessa sposa di Luigi XVI di Francia, Maria Antonietta d’Austria (la quale, se avesse saputo di andare incontro alla ghigliottina, non sarebbe mai uscita da Schoenbrunn), venne “consegnata” dall’Austria alla Francia proprio su un’isoletta del Reno presso Strasburgo e Kehl.
Dopo la prima guerra mondiale il trattato di Versailles assegnò Kehl alla Francia e anche dopo
Nel prossimo vertice l’Alleanza, fra i temi in agenda, dovrà considerare quello della revisione del proprio concetto strategico. E’ trascorso quasi un decennio dal vertice di Washington del
Il primo punto riguarda le ragioni stesse dell’esistenza della NATO, che si concretizzano nella necessità del rafforzamento del legame transatlantico, autentico tessuto connettivo dell’Alleanza, e nella difesa collettiva. L’Articolo 5 del Trattato di Washington (quello che stabilisce che un attacco contro un Paese membro sarà considerato come un attacco contro tutti) continua a rappresentare le fondamenta della costruzione atlantica. Curiosamente, l’applicazione concreta di tale articolo, mai avveratasi durante
Ormai dobbiamo entrare nell’ordine di idee che gli “attacchi” del futuro potranno assumere forme non convenzionali come le offese terroristiche o quelle di carattere cibernetico. Oggi anche la difesa e la sicurezza risultano sempre più informatizzate ma anche questo ha la sua vulnerabilità: l’avversario può usare gli stessi mezzi per offendere, spiare illegalmente, effettuare intrusioni e azioni di denial of service, come è già accaduto con gli attacchi cibernetici all’Estonia nel 2007 e con i massicci attacchi informatici, da parte russa, alle istituzioni georgiane prima degli scontri armati dell’agosto 2008.
Un altro argomento delicato è il compito di garantire la sicurezza energetica degli alleati. L’eventuale disarticolazione dei flussi delle risorse energetiche vitali, infatti, costituirà nel prevedibile futuro uno dei maggiori rischi per l’Alleanza e i suoi Paesi membri. Già durante
La questione non è nuova, dunque, ma oggi diventa irrinunciabile e nel prevedibile futuro lo sarà sempre più.
In debita considerazione andranno tenute le sfide del futuro come il riscaldamento globale (che non sarà privo di effetti geopolitici e geostrategici), come la controproliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori di lancio (a tale proposito la difesa missilistica è da realizzare auspicabilmente insieme alla Russia e non contro di essa) e come la gestione e il controllo dello spazio, ove sono riposti assetti (si pensi ai satelliti di osservazione, meteorologia e comunicazione) fondamentali per il benessere e la sopravvivenza stessa delle nostre società.
In quanto ai nuovi Paesi membri e partners, la politica della “porta aperta”, in ossequio alla lettera e allo spirito del Trattato di Washington del 1949, dovrà mantenere immutata la propria validità. Con le significative ondate di allargamento realizzatesi a cavallo fra il XX e il XXI secolo,
Il multilateralismo del futuro, più che fra gli Stati, si svilupperà fra le Organizzazioni Internazionali. Ecco dunque che assumeranno importanza sempre più rilevante le relazioni sinergiche da coltivare fra
Altrettanto importanti saranno i rapporti da instaurare e coltivare con altre organizzazioni internazionali come l’Unione Africana (UA), l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA),
Per quanto riguarda il funzionamento interno, il processo decisionale basato sulla procedura del consenso ha rappresentato per sei decenni una garanzia di coesione per l’intera Alleanza e pertanto dovrà essere mantenuta valida al più alto livello della catena di comando, il Consiglio del Nord Atlantico. Ma ciò non dovrà impedire di adottare la procedura delle decisioni a maggioranza ai livelli più bassi, come nel caso dei numerosi comitati e gruppi di lavoro dell’Alleanza, cosa che renderebbe i lavori molto più agevoli e spediti, soprattutto in considerazione del numero sempre più elevato di Paesi membri.
Per ciò che attiene, infine, al finanziamento delle operazioni, durante il XX secolo era stato applicato il principio, valido solo apparentemente e in stretta teoria, secondo cui “costs lie where they fall”: chi partecipa, paga. L’esperienza pratica, però, ha reso evidenti i limiti di questo principio che si è rivelato iniquo e penalizzante proprio per quei Paesi che maggiormente si impegnano nelle operazioni. L’Alleanza, pertanto, dovrà ricorrere sempre più, per il finanziamento delle operazioni, ai fondi comuni, ed è significativo e sintomatico che anche l’Unione Europea si stia orientando nella stessa direzione. L’Alleanza Atlantica, a differenza di altre organizzazioni internazionali, ha sempre saputo mantenersi al passo con i tempi; riuscirà a farlo a Strasburgo-Kehl e anche dopo.
