“La nomina di Monti a senatore a vita potrebbe essere solo simbolica”

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“La nomina di Monti a senatore a vita potrebbe essere solo simbolica”

10 Novembre 2011

E’ stata una giornata convulsa quella di ieri. Lo spread tra Bpt e Bund ha toccato un picco di 570 punti base. Berlusconi si dimetterà dopo l’approvazione del ddl Stabilità, probabilmente già questo Sabato. L’effetto annuncio comunque non ha calmato i mercati. Milano ieri ha chiuso a meno 3,78 per cento.

Nel tardo pomeriggio di ieri, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di fronte alla situazione ha prima sentito la necessità di rassicurare tutti sulle reali intenzioni del premier alle dimissioni, affermando che dopo l’approvazione del ddl Stabilità – l’ex-finanziaria –  sarebbero arrivate le dimissioni. "Ci sarà un nuovo governo o si andrà al voto" ha dichiarato Napolitano. Ma le mosse del Quirinale non si sono fermate a questo: il presidente della Repubblica ha sparigliato le carte, facendo la nomina ‘shock’: Mario Monti senatore a vita.

Per Francesco Forte, ex-ministro delle finanze, la nomina di Monti a senatore "può essere un tentativo del presidente Napolitano di dare un messaggio ai mercati". Mentre sulla spirale al rialzo dei rendimenti sui titoli di debito italiano, Forte chiosa: "Non dipende dalle dimissioni repentine o meno di Berlusconi, ma dall’incertezza che circonda le aspettative istituzionali e politiche sul nostro paese".

Che significato ha la nomina lampo di Mario Monti a senatore a vita?

Può essere letta in due modi. Non credo comunque si tratti necessariamente di un’indicazione per un governo da lui presieduto.

Perché?

Napolitano doveva da tempo nominare un senatore a vita e nominando Monti si sarebbe indotti a pensare che egli non voglia fargli un’altra nomina. Si è legittimati a pensare che così diventi un candidato implausibile, ora che fa parte del palazzo.

Questa è la prima interpretazione. La seconda?

La seconda è che si tratti di una semplice coincidenza, che al contempo vuole essere un messaggio ai mercati da parte del Quirinale. Un riconoscimento a un personaggio serio che viene istituzionalizzato. Io propendo più per questa lettura: si tratta di una nomina simbolica.

Cosa intende?

Far diventare Monti senatore a vita, non modifica la linea di Napolitano: andare verso un esecutivo che comunque sia espressione della maggioranza politica dell’attuale Parlamento. Volendo proprio collegare la nomina di Monti alla crisi del debito si può allora parlare di nomina simbolica. La Repubblica italiana vuole riconoscere un economista europeista. Ecco tutto.

Parliamo di mercati. Secondo lei perché lo spread Bpt – Bund vola e il tasso di rendimento dei nostri titoli di debito pubblico continua a salire nonostante l’annuncio dimissioni di Berlusconi?

C’è un problema di credibilità. I mercati non riescono a capire che governo ci sarà dopo Berlusconi. Non sanno che cosa farà il prossimo governo. Ma lo sanno tutti quel che dobbiamo fare. E’ necessario assumente misure di finanza pubblica straordinaria. Le misure contenute nel maxiemendamento sono insufficienti. Bisogna esaudire le richieste di Bce, Fmi e Ue.

Concretamente che cosa vuol dire assumere "misure di finanza pubblica straordinaria"?

Se il problema è un eccesso di offerta di debito, ciò vuol dire che i mercati non vogliono o non possono assorbirne di più. Allora lo Stato italiano deve entrare in gioco e modificare il rapporto tra domanda e offerta. In concreto, si deve dare corso alla dismissione del patrimonio pubblico dello Stato. Ci sono le liberalizzazione da fare. C’è da tagliare il debito. Ovviamente bisogna mettere in campo la riforma delle pensione e del mercato del lavoro. E purtroppo non è da escludere una patrimoniale straordianaria.

Il prossimo anno scadono titoli di debito italiani a breve scadenza per 200 miliardi di euro. Che succederà?

La cifra è più o meno di 180 miliardi di euro. Bisognerà trovare le risorse per onorare i nostri debiti. Il paese ha le risorse per far fronte alla crisi. Il prossimo governo avrà il dovere di cimentarsi proprio nella gestione di queste scadenze.

Esistono davvero le ‘colonne d’Ercole’ sul rendimento dei titoli di debito italiani oltre le quali c’è il rischio che il mercato del debito italiano vada al collasso?

Questa storia del rendimento oltre al quale c’è il baratro – individuata nella soglia al 7 per cento – è una grande scemenza. L’hanno data gli analisti finanziari, perciò non c’è molto da fidarsi. Il tasso di rendimento del debito italiano può reggere fino al 7,5 – 8 per cento. Anche per sei mesi. Il problema in realtà è il quantum. La verità è che il governo italiano si è concentrato molto negli anni scorsi nella riduzione del deficit, mentre invece avrebbe dovuto concentrarsi sul debito.

Secondo lei l’Italia riuscirà a uscire dalla crisi?

Certo! A condizione però che si facciano in fretta le riforme necessarie. Duole ammettere che al momento non si vede un grande sforzo per la soluzione dei nostri problemi. Il maxiemendamento come ho detto non è sufficiente e l’attuale ministro dell’economia non fa nulla.

In questa crisi Giulio Tremonti si è apertamente sfilato dal governo in carica. Non è stato collaborativo, anzi non è un’esagerazione affermare che sia stato ostativo. Come si spiega il suo comportamento?

Si possono dare due differenti interpretazioni al comportamento del ministro dell’economia. La prima interpretazione è che Giulio Tremonti abbia voluto dissociarsi dall’attuale esecutivoper tentare di rimettersi in gioco nel dopo-Berlusconi. Un atteggiamento molto da Prima Repubblica. La seconda interpretazione è che Tremonti ritenga di aver fatto tutto il necessario sulla tenuta dei conti e sul contenimento del deficit, e non è da escludere che voglia dissociarsi, a dire “se le cose vanno male, io non c’entro. Non hanno voluto ascoltarmi”. 

Una posizione difficilmente credibile. Non è necessario essere un sublime analista politico per vedere che Tremonti ha sempre remato contro la possibilità di introdurre le riforme liberali promesse da Berlusconi?

Il problema non è stato mai Berlusconi, bensì Tremonti. Quella che si è consumata a livello europeo è stata una rottura con gli altri leader europei, un fatto che ha generato una vera e propria strategia aventiniana del governo. Non siamo più riusciti ad andare d’accordo con Francia e Germania – pur legittimo – ma non siamo stati in grado di creare strategie alternative.

C’è un’abilità politica di Tremonti che merita di essere messa in risalto: l’attuale ministro delle economia non finisce mai nell’occhio del ciclone mediatico. Come fa?

E’ uno dei tanti paradossi della politica italiana. Tremonti effettivamente può contare su una buona reputazione nei media e questo perché appartiene a quelle cerchie tecnocratiche espressione di un certo ambiente sociale e culturale. Per dare una formula, egli fa parte di quella che potremmo definire la ‘Cambridge di via Solferino’. Persone che si credono dotate di una superiorità intellettuale, questa forse la più marcata caratteristica del gruppo. L’appartenenza di Tremonti alla ‘Cambridge’ milanese è da ricercare nei primi anni della sua professione da tributarista. Ma è certo che ancora oggi qualcuno a via Solferino lo ama. Inoltre i buoni rapporti con la Lega, la sua vicinanza ad ambienti di via Bellerio costituisce un deterrente per coloro che vogliano attaccarlo.

Oltre ai rapporti con il ‘Corriere’, ci sono anche le sponde a sinistra…

E’ un uomo apprezzato – e con molti contatti – a sinistra. Franco Bassanini, l’architetto della riforma amministrativa italiana, nominato da Tremonti a capo della Cassa depositi e prestiti, è uomo di sinistra. Il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, è un economista bocconiano alla Boeri. Domenico Siniscalco, l’ex-vice di Tremonti, è un uomo con la tessera del Pd. Piero Giarda, messo a capo del gruppo di lavoro per la riforma fiscale, è un uomo di sinistra. Mauro Marè e Vieri Ceriani sono due uomini di sinistra.

Di questa accettazione a sinistra cosa se n’è fatto?

Tremonti ha certamente goduto di una significativa barriera protettiva in questi anni, e ha dimostrato un’abilità superiore alla media nella gestione delle relazioni con la stampa. L’ha usata e la usa però per rimanere nel suo empireo. Niente più.

Secondo lei il ministro dell’economia avrà un futuro politico? 

Non ne sono certo. Se ne avrà uno, sarà a sinistra. D’altronde Tremonti viene dal Patto Segni e ancor prima dal Partito Socialista Italiano. Come si dice ‘semel abbas, semper abbas’. Quando lo si è stato una volta, lo si resta sempre.