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La “Nuova Italia”, il Paese del futuro dove la politica è protagonista

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Ieri, nell’elegante cornice di Villa Romanazzi Carducci, si è tenuta l’inaugurazione del circolo "Nuova Italia" di Bari, sede locale della omonima fondazione che fa capo al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e all'ex sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, presente come relatore assieme al vice presidente vicario del gruppo Pdl Senato, Gaetano Quagliariello, e al consigliere comunale del Popolo della Libertà Filippo Melchiorre.

Titolo del convegno: il coraggio della politica. Ma cosa significa? Politica come azione volta al bene comune, che deve essere perseguito da chi riveste pubbliche funzioni e in momenti come questo ha il compito di gestire l’incertezza del paese investendo e rischiando. Il coraggio, appunto, di agire seguendo due linee ben precise: collaborazione e partecipazione, rinunciando a quella parte retorica della polemica anticasta che non fa il bene del Paese. E che, invece, è stata ampiamente fomentata sia da certi partiti che dai media.

Un tema complesso su cui riflettere, quello della "politica coraggiosa", specialmente oggi che a guidare il Paese è un governo di tecnici. E' necessario tornare quanto prima al normale andamento della democrazia, quello per cui gli esecutivi li scelgono gli elettori. E in questo contesto il Pdl riflette, si interroga, perché ogni stop presuppone una ripartenza. Un nuovo avvio che deve, secondo Mantovano, partire dal presupposto che gli attuali elettori del centrodestra non hanno smesso di sostenere certe idee e che difficilmente voteranno per una sinistra che oggi appare più disgregata che mai. Il vero nemico, piuttosto, è l’astensionismo figlio della disaffezione e dell’indifferenza che vanno combattute rivedendo alcuni aspetti del modo di fare politica, in un sistema che dal 1994 ad oggi ha cambiato assetti e ora necessita di diventare più inclusivo, di poggiarsi su principi più forti e non negoziabili da rintracciare in quel diritto naturale fatto proprio dal popolarismo europeo come base per qualsiasi scelta positiva. Tutti pilastri che si pongono in antitesi con il relativismo imperante. Bisogna trovare il modo di appassionare nuovamente i cittadini alla politica, ma per fare ciò è necessario anzitutto ritrovare unità e compattezza, che non vuol dire unanimità ma dialettica, basata sul confronto e sulla valorizzazione delle diversità di opinione.

C'è da fare senza dubbio molta autocritica, ma allo stesso tempo va chiarito che quella della politica interna è stata solo una parte della crisi, che è invece una crisi internazionale, frutto dell'abisso venutosi a creare a livello globale tra economia reale e virtuale, e che si mescola con un'altra crisi, quella del direttorio franco-tedesco e, soprattutto, dell'intero progetto europeo. Un’Europa nata per ricucire gli strappi e le ferite delle guerre ideologiche tramite la creazione di una condivisione identitaria tra gli stati membri, che muovesse dalla storia e dalla cultura comune e che favorisse una naturale cessione delle singole sovranità nazionali in favore di un'unica sovranità europea. Peccato che etica, cultura, identità non siano riuscite a dar vita a un'unione politica che sostenesse quella economica: alla moneta unica si ferma l’opera europea e le fonti normative hanno finito per essere solo un “vincolo”, un laccio stretto per i paesi membri, specialmente per quelli con un'economia instabile come la nostra, centro della crisi perché punto di collegamento tra Europa baltica e Europa mediterranea, tra Nord e Sud.

Allora l’Italia, che è ferita ma viva, deve ripartire facendo attenzione ai localismi tanto quanto alle esigenze internazionali. Deve guardare alle nuove grandi sfide trovando gli strumenti giusti per affrontarle, con il coraggio di quella politica che è gestione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse del Paese. Un obiettivo comune che non può dividere ma, al contrario, deve unire. E' questa la "Nuova Italia".

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