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La nuova Lucrezia Borgia e va bene, il vecchio antiberlusconismo no

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In un lungo articolo apparso sul Corriere, il premio Nobel Dario Fo parla del suo nuovo libro, "La figlia del Papa", dedicato a Lucrezia Borgia, spiegando che "Lucrezia con i veleni non ha mai avuto a che fare. Lei non ha tramato, non ha ucciso nessuno. È stata soprattutto una vittima, bella e intelligente, nata per sua sventura con il marchio sciagurato dei Borgia". Un ritratto molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere e per una volta e' un piacere sentire Fo che ricostruisce il Cinquecento italiano e fa spallucce sui Borgia, la celebre serie tv: "Fatto benissimo per carità. Grandi attori, grande pathos narrativo… Ma tutto falso. Un feuilleton che riprende altri feuilleton del passato. Dal seicentesco Peccato sia una puttana, dove John Ford s’ispira alla leggenda di una Lucrezia dark lady, al dramma a fosche tinte di Victor Hugo poi diventato opera lirica con Donizetti, al romanzo di Dumas padre". E' tutto molto interessante e del resto il Nobel a Fo non l'hanno mica dato a caso. Insomma per una volta pensavamo che il morbo maligno che intigna anche gli animi più nobili fosse stato domato, che per una volta il grande istrione avesse deciso di raccontarci una bella storia dando sfoggio di cultura e senza finire di andare a parare sempre la' dove va a parare. E invece no, proprio nella chiusa della intervista, l'alien riesplode in tutta la sua forza: "Il mondo dei Borgia, i loro intrighi, le loro dissolutezze, il loro opportunismo politico non sono molto diversi da quelli che ben conosciamo. È tutto quello che Berlusconi avrebbe voluto fare e gli è riuscito solo in parte. Colpa, s’intende, delle solite leggi comuniste e persecutorie". E' inutile. Per i chierici in guerriglia permanente l'antiberlusconismo è una malattia. Non si può resistere, non ci sono vaccini, ci ricaschi sempre.

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