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La “nuova stagione” romana ricomincia con Rutelli

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In questa campagna elettorale si è già sentito ripetere tante volte lo stesso motto: Berlusconi è il vecchio, perché si candida per la quinta volta alla guida dell’Italia. Nessuno si è reso conto, tra gli esponenti del Pd, che questo tipo di argomentazione si ritorce contro un candidato illustre del Partito democratico: Francesco Rutelli. Lui si candida non per la quinta ma per la terza volta a Sindaco della Capitale, con la differenza che ha governato Roma per sette anni, a differenza dei cinque anni e otto mesi di Berlusconi alla guida del Paese (anche se Veltroni in questi giorni basa i suoi ragionamenti su un dato stravagante: il centrodestra, a suo dire, avrebbe governato per otto anni: ma come si arriva questa cifra tonda?). Rutelli per di più è stato anche candidato premier nel 2001. Insomma la tesi del vecchio non regge.  Ciò che conta, evidentemente, è la proposta politica e la possibilità di portare avanti il proprio programma. Proseguendo in questo confronto a distanza tra due candidati “vecchi” – volendo ammettere che Veltroni dopo più di trent’anni di vita politica possa definirsi nuovo - si può osservare una prima sostanziale differenza: mentre Berlusconi  non usa Palazzo Chigi per rifugiarsi da un “nubifragio” imminente, ma semplicemente per tornare a governare, Rutelli sembra ricalcare lo schema già usato da Veltroni nel 2001. In altre parole, vista la mala parata, cioè la molto probabile sconfitta a livello nazionale, tutti e due in tempi diversi e a ruoli rovesciati hanno optato per questo accogliente riparo con veduta sui Fori, la cui conquista è, anche per oggettive responsabilità del centrodestra romano, abbastanza a portata di mano.

Veltroni e Rutelli si sono scambiati curiosamente i ruoli facendo diventare la corsa a sindaco di Roma per il centrosinistra una questione giocata tra due persone, per un arco temporale che, qualora Rutelli vincesse e si ricandidasse con successo nel 2013, potrebbe diventare addirittura di un quarto di secolo.

Mentre Veltroni nel 2001 si avviò a passo svelto verso il Campidoglio, lasciando il suo partito senza segretario durante una campagna elettorale, Rutelli scese dal più alto scranno capitolino, reduce dai fasti giubilari e andò ad immolarsi coraggiosamente nella mission impossible di battere il Cavaliere, recuperando parte dell’abbissale distacco nei sondaggi. Al contrario oggi lascia la carica di vicepresidente del Consiglio del Governo Prodi e si rifugia nella apparentemente agevole conquista della poltrona già stata sua per due mandati. Veltroni invece, recupera coraggio (ma in realtà sa che cascherà in piedi, ricevendo in dote seppur sconfitto l’egemonia del neonato PD)  si lancia nella solitaria e valorosa, ma non più tanto dopo l’apparentamento con Di Pietro e il controverso accordo con i radicali, sfida al Cavaliere, copiandone smaccatamente il programma.

Ma al di là delle considerazioni sul “nuovismo” del Pd, la questione da porsi sulla candidatura Rutelli è: prenderà il più possibile le distanze dal suo predecessore, per rendersi credibile o sceglierà l’opzione della continuità, dicendo: siamo sempre noi? Soprattutto in considerazione della calante popolarità di Veltroni a Roma, sarebbe consigliabile a Rutelli di evitare di  presentarsi come il continuatore di Veltroni. E in effetti la presa di distanza è già iniziata. 

Il bilancio dei quindici anni di governo ininterrotto del centrosinistra non è tale da vantarsene, anzi. Rimangono i problemi di sempre, quelli senza i quali  parrebbe quasi di "offendere" il buon nome della Città Eterna, caotica e immobile, come prima, più di prima. E in questo Rutelli - seppur "filtrato" dai due mandati di Veltroni – porta una parte di responsabilità non indifferente.

Insomma in questa strana campagna elettorale nella quale si assiste a un continuo rinnegare il governo precedente –  anche quando in fondo è un rinnegare se stessi - Francesco Rutelli si accinge a lanciarsi anima a corpo per superare l’ostacolo più evidente di fronte a sé: l'avvenuta scoperta  che il cosiddetto Modello Roma è un grande bluff.

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2 COMMENTS

  1. Cicciobello?
    Roba nuova, sicuramente fresca, appena tirata fuori dal frigorifero…dove lo teneva congelato, per paura che andasse a male. Poveri romani, fra poco senti la puzza… eh! eh! eh!

  2. la grande novità
    Si vedono già i cartelli che qualificano la campagna elettorale del “nuovo Rutelli”, tutta impostata sul “cambiamento” e quindi sull’ammissione implicita che la passata amministrazione non ha evidentemete soddisfatto i cittadini che forse stanno anche riflettendo su quanto siano distanti gli enunciati del sindaco Veltroni dalle sue promesse fatte in campagna elettorale, con il serio rischio di vedere la gente associare, per la nota “proprietà transitiva” tale giudizio anche nel momento del voto per il Veltroni premier della Nazione. Però questa è in effetti la situazione: Rutelli a suo tempo ha governato per quasi due mandati la Capitale, utilizzando il Campidoglio solo per costruire intorno alla sua pragmatica inconcludenza un’immagine di pseudo concretezza, solo per tentare di sopravanzare Silvio Berlusconi alle elezioni del 2001, che naturalmente ha puntualmente perse. Ora con questa manìa del “nuovo” a tutti i costi il PD sta deleggittimando se stesso e questa ricerca di spasmodica innovazione agli occhi degli elettori trova giustificazione soltanto nel furbo tentativo di nascondere o far dimenticare agli Italiani e ai Romani l’esito fallimentare della loro amministrazione sia a livello nazionale ,sia a livello comunale.
    L’abitudine dei sinistri, ora camuffati e travestiti da saccenti professori di amministrazione publica nel “nuovo” PD,è sempre la stessa, quella cioè di addossare le responsabilità dell’inefficenza e dell’inconcludente loro azione, sempre sulle spalle di qualcun altro, se possibile dello schieramento avversario anche se questo non ha preso parte all’amministrazione, ma solo per un principio indiscutibile della pretesa esistenza dell’avversario nel quadro politico; dove tale tentativo apparisse un insulto troppo grande alla verità allora si attua il sistema cannibalistico di riciclaggio, prendendo dallo “sfasciacarrozze” solo alcuni pezzi di ricambio usati che possano ancora funzionare, lasciando la carcassa cannibalizzata a marcire presso l’impianto di rottamazione. Questo sta facendo Rutelli, non so se sulla base di un disegno studiato (in questo caso dovremmo però ammettere un minimo di intelligenza)oppure per inerzia intellettuale e cioè secondo l’istinto di cui ho fatto cenno ed in particolare quando nella sua campagna elettorale invoca il cambiamento rispetto alla lunga amministrazione precedente che è stata quella del suo leader di partito. Ma come dicevo i sinistri non si smentiscono e forti della loro abitudine alla “faccia tosta”, presentano nella campagna elettorale un Veltroni che prende le distanze da ciò che il precedente governo,guidato dal presidente del suo partito (il fallimentare Prodi) e da lui stesso sostenuto, lasciando chiaramente intendere che la colpa dello sfasciume in cui i sinistri ci hanno portato è di quelli che oggi loro stanno criticando severamente ,pretendendo di avere ancora,perchè “nuovi”, assegnata la guida della nazione.
    Ha ragione il Presidente Berlusconi quando dice che la campagna elettorale per il centrodestra la sta facendo in modo vantaggioso (per il centrodestra) il centrosinistra che ha serie difficoltà a convincere gli italiani sulle presunte novità che questi ciarlatani imbonitori vorrebbero farsi accreditare.
    Rutelli ora parla di quartieri “nè alti,nè bassi, ma di sicurezza” E dove era lui quando per tutta la sua amministrazione e quella più recente di Veltroni sindaco si moltiplicavano i campi nomadi, i furti,le aggrassioni, il degrado delle periferie, ecc.? Era forse distratto anche lui dalle notti bianche e piene di effetti speciali che il suo amico Veltroni organizzava stropicciandosene allegramente della qualità della vita della maggior parte dei concittadini? Sono sicuro che il nostro “nuovo cicciobello” avrà già dato corso alla formazione di una squadra di esperti di immagine e comunicazione che lo aiuteranno a far dimenticare il suo elevatissimo tasso di inefficenza e sono anche sicuro che andrà a “rispolverare” un’altra novità per migliorare il trasporto nella Capitale: la chiusura dell’anello ferroviario, che puntulamente,ad ogni campagna elettorale, ha riproposto ,ovviamente senza poi mai realizzare, come anche la “bonifica” dell’area di Tor di Quinto occupata da un migliaio di artigiani abusivi che aveva promesso di fare sloggiare per consentire la realizzazione del circuito ferroviario. Questa è la novità che la sinistra intende propinare ai Romani: l’efficenza virtuale. Spero solo che il candidato del centrodestra Alemanno possa questa volta, con una campagna elettorale concreta e convincente, stravolgere questa tragica tradizione che, anche con risultati nulli, vede da anni assegnare il governo della città più bella del mondo, a incapaci venditori di fumo.

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