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Il Covid e la geopolitica

La “pandenomics” di Biden: “Subito la transizione o ci saranno più morti”

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Se mai servisse una conferma del fatto che il vero protagonista e convitato di pietra delle presidenziali americane è il virus cinese, è arrivata inequivocabile dalle parole pronunciate da Joe Biden a Wilmington, nel Delaware. In un discorso incentrato sul programma economico della prossima amministrazione, che il candidato democratico appare certo di guidare nonostante l’ombra dei contenziosi che incombono sull’attribuzione dei grandi elettori, il Covid è stato protagonista indiscusso. Fino all’aut aut: se Donald Trump non si deciderà a riconoscere il risultato e a consentire l’avvio della transizione – è il succo delle sue affermazioni – ci saranno conseguenze sul vaccino.

Piena “pandenomics”, insomma. Spalleggiata da Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale delle malattie infettive Usa, che in un’intervista alla Nbc ha sollecitato per la lotta alla pandemia l’importanza di “una tranquilla transizione di poteri”. “Io ho servito sotto sei amministrazioni presidenziali – ha detto Fauci, protagonista di confronti accesi con il presidente uscente – e so quanto importanti siano le transizioni: dovrebbero avvenire come il passaggio di testimone in una gara mentre si continua a correre”. C’è bisogno dunque che “i due team si parlino”, soprattutto in vista del piano di distribuzione del vaccino previsto a cavallo di questo e del prossimo anno.

Un assist a Joe Biden, che nell’illustrare il suo piano post-Covid per la ripresa economica si è detto convinto che “la pandemia peggiorerà” anche perché la reale fruibilità del vaccino richiederà ancora mesi, e ha consegnato alla stampa mondiale una dichiarazione clamorosa: “Più gente morirà di Covid se non ci coordineremo”. Perché “se dovremo aspettare il 20 gennaio resteremo indietro di un mese e mezzo”, e “prima avremo un piano per la transizione, prima potremo andare avanti sulla strada del vaccino”.

Come se nel frattempo la Casa Bianca fosse una sede vacante e non fosse guidata da un’amministrazione formalmente e sostanzialmente in carica fino alla sua scadenza. Come se il vaccino – il cui annuncio subito dopo la presunta vittoria del candidato democratico ha sollevato numerose perplessità per la sua tempistica – fosse saltato fuori dal nulla e aspettasse solo il cambio della guardia per funzionare. Come se il Covid potesse prevalere sulle garanzie democratiche che devono essere assicurate oltre ogni ragionevole dubbio. Ma forse è proprio questo il problema: le elezioni stavolta le ha decise il Covid, e il Covid continuerà a dettare legge.

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