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La parte di Cesare

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Tra il chiasso di Calderoli e il borbottare di Pisanu, tra l'incendiare le piazze islamiche per togliersi uno sfizio e il predicare un impossibile dialogo con i sordi, non abbiamo dubbi a schierarci con le parole di Benedetto XVI pronunciate in occasione del saluto al nuovo ambasciatore del Marocco.

Il Papa affronta con limpidezza e urgenza la questione delle vignette e delle proteste nel mondo islamico: «L'intolleranza e la violenza non possono mai giustificare le risposte alle offese, perché non sono riposte compatibili con i principi sacri della religione». E aggiunge: «Non possiamo che deplorare le azioni di coloro che approfittano deliberatamente dell'offesa creata ai sentimenti religiosi per fomentare atti violenti, tanto più che ciò viene fatto a fini estranei alla religione».

Per finire il Papa fa riferimento ad un concetto centrale: la reciprocità, e dice: «La sola via che può condurre alla pace e alla fraternità è quella del rispetto delle pratiche religiose altrui, in modo tale che, reciprocamente, sia possibile assicurare per ciascuno l'esercizio della propria religione liberamente scelta».

Non c'è molto altro da dire. Si tratta di parole semplici e vere che stranamente il dibattito politico fa fatica ad assimilare, sfiancato com'è da contrapposte retoriche e calcoli elettorali.

Si pretende con tanta enfasi la separazione tra Stato e Chiesa, tra Cesare e Dio, poi le uniche parole da statista si lascia il Papa a pronunciarle da solo.

 

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