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Sul presunto dossieraggio del Giornale

La perquisizione ordinata da Woodcock somiglia Minority Report

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A me questa perquisizione disposta dai pm napoletani Piscitelli e Woodcock a casa e negli uffici dei giornalisti Sallusti e Porro non piace per niente. Per due motivi.

Il primo. Cosa vuol dire applicare il reato di “violenza privata in concorso” per un presunto “dossier” o “campagna di stampa” che “il Giornale” si sarebbe apprestato a pubblicare (condizionale futuro)? Mi sembra tanto uno di quei “pre-reati” di cui si occupano gli investigatori della “pre-crimine” nel film “Minority Report”, con Tom Cruise. Insomma, un reato che semplicemente non esiste. Senza considerare che, come ricorda il collega Franco Abruzzo, “la Corte di Strasburgo ha imposto l’alt alle perquisizioni nelle redazioni a tutela delle fonti dei giornalisti e i giudici hanno l’obbligo di rispettare le sentenze del Tribunale dei diritti dell’uomo”.

Ma – dicono i pm e la “ presunta vittima” del reato, Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria -, la conversazione telefonica intercettata tra Porro e Arpisella (portavoce della Marcegaglia) dimostrerebbe l’intento di “coartare la volontà” della Marcegaglia, per indurla a più miti considerazioni sull’operato del governo guidato da Silvio, fratello di Paolo Berlusconi, editore de “il Giornale”. Anche in questo caso, può esserci d’aiuto un film. “Guardie e ladri”, con Totò (il ladro) e Aldo Fabrizi (la guardia). “Vieni qui o ti sparo”, dice Fabrizi a Totò. “Non puoi sparare se non per legittima difesa – replica Totò -, e poiché io non offendo…” . E Fabrizi: “Allora io sparo in aria, a scopo intimidatorio”. Totò: “E bravo. Io però non mi intimido…”.

Ecco, anche a voler tutto concedere, Marcegaglia poteva rispondere come Totò: “Non mi intimido”, “la mia volontà non si coarta”. Che poi è la predica che vien fatta tutti i giorni agli imprenditori affinché non si pieghino a pagare il pizzo, al punto da minacciare di espellere dagli organismi associativi di categoria quelli che cedono. Marcegaglia invece era così “coartata” da far chiamare l’altro fratello di Silvio, Fedele Confalonieri, affinché intervenisse sul direttore editoriale Feltri per sistemare un po’ le cose: cioè evitare la pubblicazione di articoli che per lei potessero rivelarsi scomodi (chiamateli pure dossier o come vi pare, la sostanza non cambia).

Ma questo, signori miei, si chiama bavaglio alla libertà di stampa. Non ha alcuna importanza chi pubblica una certa notizia, quando la pubblica e per quale altro fine (anche biasimevole) la pubblichi. Ciò che conta è che la notizia (la cui pubblicazione rispetti le norme vigenti, ovvio) sia vera. Di quali notizie vere potesse aver timore la Marcegaglia, per la propria immagine e per quella del suo gruppo imprenditoriale, ci fornisce un assaggio il bravo Vittorio Malagutti sul “Fatto Quotidiano”, ricordando gravi storie di smaltimento di rifiuti e di condanne subìte dagli stretti congiunti della signora Emma. Ma, appunto, si tratta di un assaggio. Un’inchiesta giornalistica (dossier?) un po’ più approfondita farebbe capire meglio perché Marcegaglia e gli altri potenti, tutti i potenti, temono la libertà di stampa. Che non esiste allo stato puro e in via assoluta, intendiamoci, ma è tutt’al più una libertà relativa, e purtuttavia, anche se presente in “modiche quantità”, è una libertà che spaventa.

Facciamo un esempio che è di stretta attualità, ma che un po’ tutti fingono di non vedere e che potrebbe far drizzare le antenne tanto ai “segugi” de “il Giornale” quanto a quelli del FQ (e sempre che Woodcock e Piscitelli non ravvisino anche in questo mio esempio un intento di “coartare”).

Marcegaglia sostiene che Nicola Vendola è tra i migliori governatori d’Italia. Domanda del bravo giornalista: perché lo dice? Risposta del bravo direttore: andiamo a vedere, sguinzagliamo un cronista sveglio in giro per la Puglia e forse ne capiremo il motivo: tra inceneritori e contratti ventennali per discariche, alcune delle quali realizzate persino su laghi di acqua potabile che alimentano l’80 per cento della rete idrica salentina (Corigliano d’Otranto) e importanti siti neolitici (Spinazzola), il gruppo Marcegaglia non può che essere riconoscente per i decenni a venire nei confronti di Vendola. Il quale infatti è diventato un “intoccabile” per la stampa e la tv, di destra e di sinistra: nessuno che gli faccia mai una domanda seria che sia una.

Non so se i “dossier” de “il Giornale” avrebbero riguardato (condizionale futuro) queste storie. Se non è così, peccato. Ma si fa sempre in tempo. Se non su “il Giornale”, sul FQ, o su qualunque altra testata. Anche su “Chi” e “Novella 2000″, perché no? Le shampiste leggono, se incrociano articoli scritti bene.

Veniamo al secondo motivo. Questa perquisizione e questo “reato” non mi piacciono anche perché avvicina molto Woodcock e Piscitelli a Chieco e Cazzetta, il procuratore e il pm di Matera che nel 2007, assieme al gip Onorati, formularono il seguente fantasmagorico capo di imputazione: “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa con concorso morale esterno”. Un reato inventato, che non esiste nei codici e che infatti non è mai stato applicato nella storia d’Italia. Eppure ha comportato non solo perquisizioni di casa e ufficio, sequestri di pc, cd e documenti di lavoro per nulla segreti, ma ha anche consentito – grazie alla contestazione del reato associativo – di mettere sotto controllo i telefoni di quattro giornalisti (tra i quali il sottoscritto) e di un capitano dei carabinieri.

In quella circostanza furono proprio Feltri e Sallusti, che dirigevano “Libero”, a pubblicare a puntate le nostre intercettazioni (parlo di intercettazioni private, che dovevano essere distrutte perché non costituenti reato, né pertinenti al presunto reato). Non si scandalizzò nessuno. Né Feltri, né Sallusti, né le direzioni e i comitati di redazione del mio o di altri giornali (eppure, era la prima volta che un intero giornale veniva “ufficialmente” intercettato) e nemmeno l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della stampa che oggi accennano a una timida reazione.

A me, non è restato altro da fare che agire in giudizio contro “Libero”. Ma proprio per questo oggi difendo Feltri e Sallusti e penso che i pm napoletani sbaglino. Quale vicenda meglio di questa può dimostrare la necessità che un un principio, se lo si ritiene sacro – e la libertà di stampa lo è –, va difeso sempre? Anche e soprattutto quando riguarda chi ti ha “maltrattato” calpestando ieri i princìpi che invoca per sé oggi? Dirò di più. Così magari qualcuno può cogliere l’occasione per organizzare un dibattito in tv sull’argomento (magari con noialtri “associati a delinquere”, Feltri, Woodcock, Vendola e Marcegaglia).

Per noi, gli “associati delinquere”, il termine ultimo per la conclusione delle indagini, prorogato tre volte, è scaduto a gennaio 2009. Ebbene, quando qualche settimana fa abbiamo inoltrato istanza al procuratore generale di Potenza, Lucianetti, affinché ci venisse detto se fossimo da prosciogliere o da rinviare a giudizio, la risposta è stata un’altra perla giuridica. E’ vero – ha risposto il pg – che il termine ultimo per le indagini è scaduto da quasi due anni. Ma le indagini restano aperte perché il “caso è complesso” (una presunta diffamazione!) e, in ogni caso, gli atti compiuti dopo quel termine “sono inutilizzabili”.

In altre parole, se in tutto questo tempo hanno continuato a “monitorarci” e se verosimilmente continueranno a farlo – per sapere chi siamo e da dove veniamo e con chi parliamo e come la pensiamo e cosa facciamo – non dovremo preoccuparci. Tanto gli atti da gennaio 2009 all’infinito sono inutilizzabili. Eh, no. Non va bene. Urge programma tv che affronti la questione e spieghi al grande pubblico. Mi vanno bene anche Floris e Paragone. O una finestra nel tg di Mentana, a “La7″. Certo, da Fazio o da Vespa, oppure a Matrix, sarebbe già un altro share. Se proprio insiste, però, sceglierò Santoro.

Tratto da "Dagospia"

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10 COMMENTS

  1. Non capisco perchè
    Non capisco perchè Berlusconi e i suoi giornali possono insultare, raccontare bugie,seminare odio e tutto debba essere loro concesso !! E non venitemi a raccontare che le telefonate erano tutto uno echerzo!! Ma per chi ci prendete?? Meno male che la giustizia funziona ancora nonostante gli attacchi di Berlusconi!!

  2. x Anonimo 09/10/10 17:21
    Ma dai, anche tu, loro scherzavano, d’altronde se guardi in faccia Sallusti (Nosferatu) o quel demente collerico di Feltri, non ti sembrano le tipiche persone che scherzano?
    E poi sono anche loro bestioline di Dio, colleriche, false e abominevoli, ma sempre bestioline di Dio… come gli scarafaggi.

  3. …non c’entra Berlusconi,
    …non c’entra Berlusconi, si tratta semplicemente di pm incapaci e parassiti (vedi anche il caso Dei Savoia)che fanno solo danni e andrebbero mandati via a calci nel …. o almeno gli andrebbe tolto lo stipendio

  4. A me sembra che si faccia
    A me sembra che si faccia confusione. voluta o meno, fra il diritto di informare i Cittadino delle sole notizie, lasciandogli la Liberta’ di valutarle e farsi un personale parere, senza indirizzarlo su nessun tipo di ideologia ( e questo io chiamo Liberta’ di Stampa ) e qualsiasi altro uso, soprattutto speculativo, forzante. pseudo ricattante che appare molto evidente in questi periodi.
    Il tentativo di far apparire come scherzoso o similare dei dialoghi o frasi che scherzose non appaiono a chi le subisce e oltremodo riceve il ridicolo di aver esagerato e di “calmarsi con camomilla” dal giornalista, si inquadrano in un “privilegio di potere” che alcuni direttori / giornalisti ritengono oggi di avere anche per scelta di campo e che come Cittadino considero compresi nel ” Ci sei o ci fai”.

  5. Concordo in pieno con
    Concordo in pieno con l’articolo. Ciò di cui si deve preoccupare la Magistratura e l’opinione pubblica e che quello che viene pubblicato sia solo e sempre la verità. Tutto il resto, anche la scelta se fare questa o quell’inchiesta, rientra nelle libere scelte editoriali e non sono mai discutibili, semmai si può scegliere se comprare o non comprare quel quotidiano.
    Tuttavia la Verità è sempre attraente per il pubblico che sovente è manipolato con grandi e piccole bugie. Chi se ne duole semmai ha scheletri nell’armadio che non vuole divulgare per mantenere il proprio potere.

  6. Libertà di stampa o minacce?
    La libertà di stampa è una cosa.
    Minacciare di iniziare una campagna degrinatoria, se non si viene a patti, non è libertà di stampa, ma violenza.
    Il caso Boffo, inoltre, rappresenta un inquietante precedente: nonostante le accuse mosse da Feltri fossero false, il risultato di quella campagna denigratoria portò al licenziamento di Boffo.
    La campagna lanciata contro Fini per l’appartamento di Montecarlo presenta molte similitudini.
    Il Giornale, guidato da Feltri, non è un giornale, è uno strumento di guerra.

  7. Anonimo perche’
    Ed eccone un`altro, mi cadon le braccia! Ma questo anonimo forse un po’ di vergogna la prova, e rimane anonimo.

  8. Mi sono letto tutti i commenti…
    … ed avete notato come la sinistra nemmeno si nasconde? Voglio dire, TUTTI quelli che commentano dicono (in linguaggio corrente): Il Giornale diffama, La Repubblica (l’Unità, TG3, Santoro) informano. Beh, perché non vi leggete qualche libro su come si gestiva l’informazione nel “paradiso dei lavoratori” prima del 1989? Oppure in Cina, se non vi piace la storia. Sono rimasti gli stessi di sempre: per loro la democrazia è il diritto di dire e fare quello che vogliono (loro, non certo gli avversari). Perché il lupo cambia il nome (ed i leaders con cadenza annuale) ma non il vizio.

  9. anonimo
    caro anonimo
    esserlo (anonimo) spero non significhi rinunciare oltre all’identità anche all’utilizzo del cervello,
    prova a riproporre la tua domanda alla sede di repubblica , quella delle dieci domande, o al fatto, che ci campa di dossier o per meglio dire inchieste
    e nota bene che alla fine non esisteva nessun dossier sulla marcegaglia!

  10. Egr. Vulpio, Le ricordo che
    Egr. Vulpio, Le ricordo che i dottori Woodcock, Piscitelli e Lepore (quest’ultimo procuratore generale presso il Tribunale di Napoli) possono solo avanzare richiesta di perquisizione all’ufficio del Gip (Giudice per le indagini preliminari), sarà poi questo giudice, che valuterà se il reato per cui si chiede la perquisizione è contemplato dalle leggi della Repubblica, il cosiddetto fumus boni iuris, e se effettivamente è necessaria la perquisizione ai fini delle indagini. Ora, a meno che Lei non voglia supporre che sono tutti una massa di incompetenti, penso sia ragionevole supporre che il Gip dovendo far perquisire la sede di un giornale abbia valutato attentamente che vi fossero i presupposti per agire in termini di diritto. Per quanto riguarda i fatti invece le ricordo che il reato contestato non è un pre-reato. Il vice-direttore de il Giornale avrebbe contattato l’addetto stampa della Marcegaglia ricattandolo, … se non cambiate comportamento faremo una campagna stampa contro di voi. La libertà di stampa Le consente di scrivere tutto quello che vuole ma non di mettermi davanti ad una alternativa: o fai quello che dico io oppure scrivo la tal cosa. Questa si chiama violenza privata. La faziosità, sua, in questo caso è consentita, trattarci da beoti e ignoranti no.

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