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Un controverso anniversario

La “pillola” compie 50 anni fra sesso, libertà e molti paradossi

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Non è mai esistita nella storia un’invenzione medica così tanto controversa come quella della pillola anticoncezionale. Mai prima d’allora il frutto di anni di ricerca farmacologica era riuscita a mettere sottosopra i valori della società moderna. Per la prima volta, una minuscola pastiglia pompata di ormoni chimici diventava involontariamente il simbolo di una svolta epocale, quella del nuovo ruolo della donna nel mondo e nella famiglia. Il prossimo 9 maggio si compiranno i 50 anni dalla sua legalizzazione negli Stati Uniti e la settimana scorsa il Time ha dedicato la copertina proprio all’anniversario della libera commercializzazione della pillola. A questo piccolo dono della scienza, però, sono state attribuite più virtù di quante realmente gli spettano e per questo oggi è giusto renderle omaggio facendo i conti con la realtà.

Dieci anni fa, la diffusione dell’anticoncezionale per via orale venne definita dall’Economist “il più importante progresso scientifico del Novecento”. Negli anni ’60, la pillola diventò l’emblema femminista della liberazione (e rivoluzione) sessuale e della rivincita delle donne sull’uomo. Alcuni studiosi, invece, vedevano nel controllo della natalità la chiave di svolta per mettere fine alla fame e alla povertà nel mondo. Per i credenti era invece un mezzo contro natura che avrebbe incentivato i rapporti sessuali fuori dal matrimonio e, più in generale, l’anarchia sessuale. Gli uomini, da parte loro, erano “amleticamente” combattuti tra considerare la pillola come uno strumento del diavolo che avrebbe messo in pericolo la loro virilità e prenderla come una benedizione perché gli avrebbe permesso di poter godere dei piaceri sotto le lenzuola senza il pericolo di dover sfamare una nuova bocca dopo qualche mese. Come scrive il Time, dato che arrivò in un momento di epocali cambiamenti sociali, la pillola divenne un modo semplice di spiegare l’inspiegabile. La cura di tutti i mali e la risoluzione di tutti gli enigmi, insomma.

La storia della pillola è però piena di paradossi. Ad inventarla, per esempio, fu uno scienziato conservatore e cattolico che, in realtà, stava cercando un trattamento contro l’infertilità della donna. Per un certo periodo di tempo, la comunità afroamericana denunciò il nuovo strumento come un metodo per mettere in atto il “black genocide”, ossia un sistema di controllo della natalità mirato a diminuire il numero della popolazione di colore negli Stati Uniti. Per il movimento femminista l’anticoncezionale era il simbolo del riacquisito controllo delle donne sul proprio corpo, lontano dal potere e della volontà singola dell’uomo, anche se, in fin dei conti, anche la pillola non è altro che un ulteriore meccanismo invasivo di controllo del corpo. Ancora più importante, però, è il fatto che per tutti la pillola era il miglior metodo per evitare le gravidanze indesiderate. Un fatto che, è stato dimostrato, allora come oggi, lontano anni luce dalla realtà.

I dati mostrano infatti che la pillola non ha impedito l’aumento delle gravidanze fuori dal matrimonio. Anche se fino al 1972 la pillola era vietata alle donne non sposate, i medici la prescrivevano comunque sottoforma di metodo per correggere le disfunzioni mestruali. Se nel 1960 il 5 per cento delle nascite avvenivano fuori dal matrimonio, nel 1972 queste erano aumentate fino al 18 per cento. E’ vero però che l’avvento della pillola anticoncezionale ha coinciso con la fine del "baby-boom" del dopoguerra e la moltiplicazione delle famiglie con pochi figli. Non è un segreto che la pillola ha avuto un effetto essenziale nel favorire la carriera professionale di una donna, ritardando l’età del matrimonio e, di conseguenza, quella della procreazione. L’anticoncezionale orale, quindi, si è affermato all’interno delle coppie già consolidate, a discapito di coloro che vedevano in esso un mezzo di diffusione del libertinismo sessuale. Uno studio del Science Report del 1968 confermava questa idea sostenendo che “al di là dell’enorme pubblicità che si è fatta dell’anticoncezionale orale, la pillola ha avuto un effetto ridotto sul comportamento sessuale di donne e uomini non sposati”.

La dimostrazione di quello che stiamo dicendo è che, nonostante siano stati eliminati gli ostacoli morali e sociali che un tempo impedivano ad una donna di recarsi dal medico per farsi prescrivere l’anticoncezionale e che oggigiorno (a parte i lunghi tempi burocratici per gli appuntamenti dal ginecologo e i risultati delle necessarie analisi del sangue) ottenere la pillola è una cosa piuttosto facile, le gravidanze indesiderate continuano a non diminuire. Secondo il Wall Street Journal, infatti, negli Stati Uniti circa 3.1 milioni di nascite l’anno non sono programmate e, in caso di madri ventenni e non sposate, 7 gravidanze su 10 non sono "cercate". Al contrario delle aspettative di Margaret Sanger, la femminista madre della pillola, ogni anno nel mondo si realizzano sempre più aborti (un milione solo negli Usa). Un’inchiesta del  “National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy” spiega una delle ragioni: malgrado oltre l’80 per cento dei giovani consideri importante impedire una gravidanza indesiderata, il 43 per cento di quelli sessualmente attivi non utilizza alcun metodo anticoncezionale.

Nonostante siano trascorsi 50 anni la pillola continua ad essere poco conosciuta da chi la utilizza. Più del 40 per cento dei giovani americani pensano che la sua percentuale di efficacia sia del 50 per cento in su, quando in realtà oscilla tra il 92 e il 98 per cento. In Italia, non siamo messi molto meglio. Il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo della contraccezione orale, con una percentuale del 16 per cento contro il 50 per cento dell’Olanda, il 40 per cento della Francia e il 30 per cento della Svezia. Le principali utilizzatrici sono le donne adulte e accoppiate, mentre le più giovani prediligono il più antico coitus interruptus. Se è vero che tra le italiane rimane una certa resistenza alla contraccezione orale, è altrettanto significativo il fatto che negli ultimi anni è aumentata invece quella d’emergenza (una donna su dieci ha ricorso alla pillola del giorno dopo) e gli aborti sono lievitati. Una cosa sembra certa: la tanto teorizzata rivoluzione sessuale sicuramente non ha aiutato a rendere più consapevoli i giovani in questioni di sesso.

Ma ci sono numerose ragioni del perché c’è ancora una certa riluttanza nei confronti della pillola. Le donne temono i suoi effetti collaterali: aumento di peso, cellulite, cambi d’umore, una (seppur ridotta) percentuale di fallimento, la dipendenza che comporta ricordarsi di prenderla ogni giorno e alla stessa ora. Ma dagli anni ’60 ad oggi la scienza si è evoluta e la dose ormonale si è man mano ridotta, facendo diminuire anche gli effetti secondari. La medicina è poi andata oltre e, negli ultimi tempi, sono stati sperimentati quei vaccini anticoncezionali che inibiscono l’ovulazione per 4 e persino 12 mesi. Molti scienziati, però, continuano a lanciare il monito che alcuni effetti prodotti dalla pillola sono stati sottovalutati, tra cui per esempio le disfunzioni sessuale e le difficoltà di concepire una volta che è stato interrotto il dosaggio ormonale dopo anni di utilizzo continuato. Un fatto che sarebbe provato dal ricorso sempre più in crescita alla fecondazione assistita.

Sul banco degli accusati sono finiti l’estrogeno e il progestinico. Si tratta di ormoni chimici, un materiale inorganico che alcuni studiosi hanno accusato di essere in grado persino di alterare la selezione naturale dei partner. E’ la tesi di Alexandra Alvergne e Virpi Lumma, due ricercatori dell’università di Sheffield (Gran Bretagna) che hanno pubblicato sulla rivista “Trends in Ecology and Evolution” un’analisi sul rapporto tra pillola contraccettiva e scelta del partner. Precedenti studi scientifici hanno dimostrato largamente che le preferenze di uomini e donne in fatto di partner variano a seconda delle fluttuazioni ormonali legate al ciclo femminile. Secondo la scienza, durante il periodo dell’ovulazione la donna sarebbe “naturalmente” più attratta dall’uomo molto mascolino e dominante, mentre il maschio riuscirebbe a “fiutare” la donna più fertile. Con la pillola, però, queste condizioni cambiano. Il contraccettivo orale altera le fluttuazioni ormonali e lascia la donna in uno stato di equilibrio simile alla gravidanza. Le conseguenze sono chiare: la femmina che utilizza l’anticoncezionale orale tenderebbe a preferire un uomo “meno maschile” e ridurrebbe la propria capacità femminile rispetto ad altre donne di attrarre i maschi scientificamente più competitivi. La American Life League definisce questo fenomeno “pill goggles”.

Ma non è tutto e c’è chi è andato più in là, sostenendo teorie a dir poco bizzarre. Una ricerca dello United States Geological Survey avrebbe dimostrato che l’utilizzo della pillola ha influenzato nientemeno che le caratteristiche fisiologiche della spigola del Fiume Potomac, in Virginia: l’80 per cento dei maschi della specie dimostrerebbe oggi dei caratteri intersessuali, ossia starebbe sviluppando organi riproduttivi femminili. La causa? Gli ormoni sintetici dell’anticoncezionale orale sarebbero secretati attraverso l’urina e starebbero contaminando i fiumi e i laghi, ma anche i nostri corpi visto che l’acqua viene poi trattata e rimessa in circolazione nei sistemi idrici. Da qui una nuova e peculiare battaglia degli ecologisti contro la pillola. “Save the Hearth, say no to the Pill!”.

Proviamo ora a riassumere la situazione. Noi donne prendiamo la pillola per non avere figli, ma le gravidanze indesiderate e gli aborti nel mondo continuano ad aumentare. Le femministe vedevano nell’anticoncezionale il sistema per autodeterminarsi degli uomini, ma ora dipendiamo da qualcosa più insignificante: il blister, quel cartoncino tutto colorato che contiene le piccole pastigliette miracolose. Volevamo essere padrone del nostro corpo ma oggi non solo dobbiamo fare i conti con la tanto odiata cellulite ma anche col fatto che il padre dei nostri figli sarà un uomo sempre meno uomo. E per di più stiamo anche contaminando il mondo. A questo punto, paradosso per paradosso, chiediamoci se prima o poi non arriverà il “pillolo” per l’uomo.

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