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La politica deve difendere le nostre donne musulmane

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Una risposta politica ad un problema al quale la politica non può e non deve sottrarsi. Con l’aggressione a Dounia Ettaib (vicepresidente dell’associazione delle donne marocchine in Italia) da parte di due connazionali, e con l’inedita mobilitazione sviluppatasi attorno al processo per l’uccisione di Hina, torna prepotentemente d’attualità la proposta di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla condizione delle donne immigrate in Italia, presentata in Senato da Gaetano Quagliariello e Alfredo Mantovano, approvata dalla Commissione Affari Costituzionali e in attesa d’essere calendarizzata e discussa a Palazzo Madama.

E’ probabile che della questione sentiremo parlare nei prossimi giorni, dal momento che Quagliariello ha già comunicato l’intenzione di adoperarsi in sede istituzionale affinchè l’iter proceda in tempi spediti. “Non si può rivendicare le quote rosa e contemporaneamente dimenticarsi delle condizioni di schiavitù in cui vivono centinaia di migliaia di nostre potenziali concittadine”, spiega il senatore. Non solo: è di questi giorni la decisione dei magistrati di respingere la richiesta dell’associazione delle donne marocchine di costituirsi parte civile nel processo per la morte di Hina. E ai promotori dell’iniziativa parlamentare questo dato ha suggerito una riflessione ulteriore.

In un simile quadro, infatti, con l’approvazione del ddl e l’istituzione di una commissione che godrebbe degli stessi poteri inquirenti dell’autorità giudiziaria, una volta tanto la politica potrebbe dimostrarsi capace di dare risposte sollecite e condivise ad un problema largamente sentito senza sovrapposizioni o interferenze con la sfera prettamente giuridica. Garantendo dunque al processo in corso le sue prerogative tecnico-procedurali, e fornendo nello stesso tempo alla battaglia socio-politica delle donne immigrate un adeguato contesto nel quale potersi esprimere.

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