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Ma così lo stabilimento di Mirafiori scomparirà

La prima conseguenza di Pomigliano? La monovolume che passa in Serbia

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Lo scontro di Pomigliano d’Arco ha portato le prime conseguenze. E non poteva essere diversamente. Fiat ha deciso di non seguire le linee del piano “Fabbrica Italia” e di togliere un pezzo di produzione dallo stabilimento di Mirafiori. L’annuncio è arrivato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne durante la presentazione dei dati del primo semestre del 2010.

 

In particolare, il segmento delle piccole monovolume, il cosiddetto LO, non vedrà luce nella fabbrica torinese, ma sarà spostato in Serbia.

Fiat Idea, Fiat Multipla e Lancia Musa nel progetto di sviluppo della produzione italiana dovevano nascere da una piattaforma italiana, ma dopo lo scontro di Pomigliano d’Arco il management della casa automobilistica ha deciso di compiere un cambiamento, non senza conseguenze.

La dura battaglia della Fiom ha dunque lasciato il segno. La decisione di Fiat di portare la nuova Panda in Italia dallo stabilimento polacco di Tichy era un successo per l’industria italiana. Infatti, la fabbrica polacca era più efficiente di quella campana, ma l’azienda torinese aveva deciso di puntare su quest’ultima con investimenti pari a 700 milioni di euro. E centinaia di milioni di euro dovevano essere investiti anche nello stabilimento di Mirafiori, per sviluppare la nuova piattaforma delle monovolume.

Sergio Marchionne ha invece annunciato che tale investimento non sarà fatto e l’azienda invece porterà tali modelli in Serbia, dove non solo i costi di produzione sono più bassi, ma Fiat riceverà aiuti governativi per circa 250 milioni di euro e finanziamenti agevolati dalla Banca Europea degli Investimenti.

Si può dire che Fiat abbia preso la palla al balzo e abbia approfittato dell’errore strategico della Fiom. La produzione in Serbia è sicuramente più conveniente di quella italiana, non solo per il costo del lavoro e per gli oneri sociali, ma soprattutto perché il governo serbo ha deciso di aiutare la casa automobilistica italiana.

In “Fabbrica Italia” tuttavia tale investimento era una parte importante del piano di sviluppo della produzione italiana e dunque lo scontro è già arrivato al livello politico.

Da un punto di vista semplicemente industriale è comprensibile la mossa di Marchionne, che vuole andare a produrre laddove i costi sono inferiori. La conflittualità sindacale italiana, come ha dimostrato Pomigliano d’Arco, è effettivamente elevata, ma non alza una barriera tale da spingere a tornare indietro da una decisione di investimento.

Ma quale è la differenza tra Pomigliano d’Arco e Mirafiori? E quale sará il futuro di Mirafiori senza la piattaforma LO che prevedeva circa 190 mila veicoli l’anno? Nello stabilimento campano l’azienda torinese aveva già cominciato ad investire nel rinnovo dell’impianto e nella formazione del personale e dunque un ritiro dell’investimento provocherebbe un grave perdita per l’azienda. A Mirafiori invece vi era un progetto d’investimento e dunque un cambiamento non avrebbe dei costi, se non quelli politici. La decisione di spostare la produzione in Serbia è sicuramente un vantaggio industriale per la casa automobilistica torinese, ma da un punto di vista politico potrebbe essere un grave errore.

Certo è che l’azienda giustamente guarda al proprio profitto, come dimostra l’utile del primo semestre del 2010, ma uno dei punti di forza dell’amministratore delegato di Fiat è sempre stato la capacità di rapportarsi con la politica. L’entrata in Chrysler da parte di Fiat non è stato un successo di mercato, ma deriva dall’accordo tra l’azienda italiana e il Governo Americano. Senza il sì di Barack Obama, Fiat non avrebbe mai potuto conquistare il 20 per cento di Chrysler senza utilizzare un euro di liquidità e con il solo scambio di tecnologie. E il progetto “Fabbrica Italia” aveva ricevuto il grande appoggio del Governo Italiano, poiché riportava una parte della produzione in Italia.

Lo stabilimento di Mirafiori, senza la piattaforma LO, è destinato a scomparire. Infatti dovrebbe rimanere la produzione di un solo modello di Alfa Romeo, che significa, di fatto, la morte della fabbrica torinese. Se l’azienda non tornerà indietro nelle proprie decisioni, a Torino non si faranno piú automobili.

Senza questo investimento a Mirafiori, viene meno anche il piano “Fabbrica Italia”. La produzione di automobili Fiat in Italia è destinata a rimanere stabile ad un livello inferiore a quello della Repubblica Ceca.

L’errore italiano è stato quello di volersi legare ad un solo produttore e di non avere mai fatto nulla per attrarre investimenti stranieri. Al contrario di Regno Unito e Spagna, che non hanno grandi produttori nazionali, l’Italia non è stata mai in grado di fare arrivare le case automobilistiche straniere sul territorio a causa delle nostre debolezze strutturali.

Questa decisione di Fiat scatenerà solo polemiche o forse fará aprire gli occhi alla politica e la indurrà a fare le necessarie riforme strutturali?

 

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1 COMMENT

  1. Nuovi orientamenti
    “… aprire gli occhi alla politica e la indurrà a fare le necessarie riforme strutturali…” chissà che per alcuni non voglia dire statalizzare l’industria automobilistica.

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