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La prima NADEF di Mario Draghi

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Si è appena svolta la conferenza stampa a Palazzo Chigi tra i giornalisti, il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Ministro dell’Economia Daniele Franco per illustrare la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

I dati riportati sul documento sono effettivamente incoraggianti e delineano una crescita che quest’anno raggiungerà il 6 per cento del PIL (a fronte del 4,5% riportato sul DEF di aprile). Anche il rapporto deficit PIL ha segnato un calo significativo attestandosi al 9,4 per cento del PIL, in netta diminuzione rispetto all’11,8 per cento previsto nel DEF.

Sono dati promettenti che uniti alla discesa del rapporto tra debito lordo e Pil che quest’anno diminuirà dal 159,8 per cento stimato nel Def di aprile al 153,5 per cento riportato sulla nota sicuramente contribuiscono ad alimentare un sentimento di fiducia nela società. Tuttavia, secondo quanto reso noto dalla Banca d’Italia, il debito pubblico a luglio ha segnato l’ennesimo record raggiungendo i 2.725,9 miliardi, oltre 165 miliardi in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Questi dati suggeriscono che la crescita del Pil, accanto alle politiche di sviluppo da attuare, dovrà soprattutto agevolare la traiettoria di rientro dei conti pubblici su un sentiero di sostenibilità, soprattutto in vista della fine della crisi pandemica quando terminerà la flessibilità stabilita in sede comunitaria e le regole europee di bilancio sul Patto di Stabilità torneranno pienamente in vigore.

Nonostante i dati macroeconomici riportati nella nota siano incoraggianti è necessario non perdere l’attenzione da quelle che potrebbero rivelarsi delle insidie nel breve medio periodo. In particolare desta preoccupazione il costante aumento dell’inflazione di alcune materie prime che, in un’ottica di investimenti pubblici e privati potrebbe non solo ritardare la ripresa ma soprattutto ricalibrare i costi finali di importanti investimenti infrastrutturali sul quale l’Italia ha investito buona parte delle risorse del recovery plan.

Anche le politiche interne di rilancio del settore edilizio dovranno quindi essere accompagnate da una politica fiscale agevolata al fine di calmierare i costi finali per imprese e consumatori. L’obiettivo da raggiungere quindi, non è soltanto quello di aumentare la crescita in modo marginale nell’anno corrente, ma soprattutto fare in modo che si assista ad un trend costante e strutturale che porti rapidamente l’Italia ai livelli pre crisi pandemica. L’Italia porta con sé delle zavorre croniche che il Governo sta cercando di alleggerire: la delega per la riforma del processo penale è stata approvata definitivamente dal parlamento italiano, quella sul processo civile dopo la prima lettura in Senato è ora attesa al vaglio definitivo della Camera dei Deputati.

Le strade da percorrere sono irte e comportano decisioni “responsabili” da parte del governo che dovrà essere chiamato ad intervenire su due filoni principali: prevedere maggiori limitazioni in tema di assunzione di personale a tempo indeterminato (c.d. blocco del turno over) e rimodulare, attraverso un attento e capillare censimento preliminare, tutte le figure presenti all’interno della P. A.

Al fine di conseguire maggiore efficienza, tempestività e uniformità di erogazione su tutto il territorio nazionale dei servizi resi dalla P.A., sarà quanto mani necessario accompagnare il blocco del turn over e la riduzione della spesa corrente con un rapido sviluppo di digitalizzazione del settore pubblico nell’interesse generale che porti ad accedere agli stessi in forma rapida e semplificata.

Favorire lo sviluppo di una società digitale, dove i servizi mettono al centro i cittadini e le imprese, attraverso la digitalizzazione della pubblica amministrazione che costituisce il motore di sviluppo per tutto il Paese, illudendosi che possa avvenire senza intaccare minimamente le risorse in organico all’interno della P.A., sarebbe quanto mai traviante. Altro capitolo di estrema importanza per le future sorti dei contribuenti e delle nostre imprese riguarda il pagamento dei debiti pregressi della P.A

La questione dei ritardi nei pagamenti ai propri fornitori da parte delle amministrazioni pubbliche e il contestuale prodursi, nel corso del tempo, di un consistente ammontare di debiti da pagare dalle amministrazioni medesime costituisce, oltre che un elemento di iniquità da parte degli operatori pubblici, anche un elemento di debolezza dell’economia del Paese, in quanto la mancanza di disponibilità liquida che tale circostanza produce presso le imprese ne rende difficile sia la gestione ordinaria che i piani di investimento e, quindi, ostacola la ripresa economica. I governi che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni hanno tutti condiviso l’idea che questo fosse uno dei principali punti da mettere nell’agenda politica senza però davvero affrontarlo in un’ottica di pacificazione tra lo Stato ed il Contribuente. Insomma, la strada è tornata in pianura, ma c’è ancora molto, molto da fare.

* Presidente di Rete Liberale

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