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Il collasso del settore

La professione legale è in crisi, va liberalizzata

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Da tempo si parla di liberalizzazione delle professioni, in una prospettiva di riforma del sistema economico, volta a contrastare, superandola, la crisi in atto nei diversi settori. Al centro del dibattito politico si pone la necessità di liberalizzare la professione legale, che incontra le resistenze degli Avvocati iscritti all’ordine, intenti a mantenere integro il loro predominio sul mercato, inibendo l’accesso anche ai praticanti aspiranti Avvocati.

Le condizioni di espletamento dell’esame di Avvocato, in Italia, stanno assumendo connotazioni intollerabili per i praticanti, in aperto contrasto con l’obiettivo di velocizzare i tempi di passaggio dal mondo universitario a quello lavorativo. Conseguita la laurea in giurisprudenza, infatti, il neo laureato è tenuto ad eseguire due anni di praticantato presso uno studio legale. Al termine del tirocinio, si impone il superamento di tre prove scritte, che si tengono ogni anno nel mese di dicembre. I risultati delle stesse, tuttavia, vengono pubblicati circa sei o sette mesi dopo, durante i quali l’aspirante Avvocato non risulta né un tirocinante, né un lavoratore subordinato, restando così privo della minima tutela giuridica, ancorché collabori presso uno studio legale. Nella maggior parte dei casi, le prestazioni lavorative vengono rese senza la sottoscrizione di un contratto ed il collaboratore percepisce forme di retribuzioni mensili pari a circa trecento euro, persino nella capitale.

A Milano si arriva a cifre superiori, che non superano comunque le ottocento euro mensili. Solo in alcuni studi di grandi dimensioni è possibile, per i più fortunati, percepire somme superiori. La “plebe” versa in condizioni di grave precariato, destinate a protrarsi per anni, poiché, qualora si superi l’esame scritto, il candidato è tenuto ad affrontare una prova orale. Se non supera quest’ultima, deve ripetere lo scritto e così via, di anno in anno. Peraltro, l’utilità delle prove nelle quali si articola l’esame di stato, ai fini dell’accertamento della capacità tecnico-giuridica dell’esaminando, è davvero discutibile. Quanto alle tre prove scritte, i giudizi risultano del tutto arbitrari e discrezionali, senza essere accompagnati da alcuna griglia di valutazione e motivazione. Le prove, inoltre, prevedono la redazione di due pareri legali e di un atto giudiziario, in un arco di tempo davvero ristretto, nel corso del quale nessun Avvocato potrebbe ritenere di aver esaustivamente trovato la soluzione vincente o tutte le possibili soluzioni prospettabili al cliente- sic!- Quanto alle prove orali, le stesse prevedono lo studio di sette materie, oggetto di esami universitari, già studiate in precedenza.

L’abilità e capacità di un Avvocato andrebbe testata su altri fronti. Il mercato è già un ottimo banco di prova per misurare la propensione allo svolgimento dell’attività forense dei praticanti, aspiranti Avvocati, in un’ottica di equo bilanciamento tra la necessità di inibirne l’esercizio a soggetti del tutto impreparati e la meritocrazia. Inoltre, la liberalizzazione della professione legale, se intesa come misura di agevolazione dell’accesso all’ordine degli Avvocati, da parte dei laureati in legge, consentirebbe il risparmio di numerosi costi. Tra questi, vanno denunciati aspramente quelli per l’acquisto dei quattro codici aggiornati, degli alberghi dove pernottare durante le prove scritte dell’esame e dei corsi di preparazione allo stesso, tenuti in tutta Italia. Facciamo due conti. La spesa media per l’acquisto dei codici si aggira attorno ai 500 euro, quella per i corsi oscilla tra 1.000 e 3.000 euro e quella per il soggiorno a minimo 300 euro. Un salasso di circa 2.800 euro l’anno per ogni praticante. Se a ciò si aggiungono le scarse retribuzioni percepite dagli esaminandi, è evidente come l’accesso alla professione sia, allo stato attuale, di fatto impedito ai meno abbienti, a discapito della tanto proclamata meritocrazia american style e dell’economia nazionale.

In Italia, infatti, ci sono migliaia di laureati in giurisprudenza che risultano precari a tempo indeterminato e che rappresentano un costo per il paese, pur contribuendo a rimpinguare le tasche di albergatori e docenti di corsi post-universitari. In un momento storico caratterizzato dalla crisi dei mercati finanziari sembra difficile concentrare l’attenzione sulla condizione economico-sociale dei praticanti presso studi legali.

Tuttavia, se si guarda ai numeri, le prospettive cambiano. Nella sola città di Roma, ogni anno, circa 5.000 laureati si accingono ad affrontare il fatidico esame. La concentrazione di Avvocati nella capitale supera quella dei legali presenti in tutta la Francia. Delle due l’una: o si limita l’ingresso alla facoltà di giurisprudenza o si sposa una politica di liberalizzazione della professione legale. Quest’ultima andrebbe intesa in senso relativo e non assoluto. In altri termini, non si tratta di consentire di svolgere la professione di Avvocato a soggetti sprovvisti della laurea in giurisprudenza e che non abbiano eseguito il periodo di praticantato, previsto dalla legge. Si tratta di semplificare i canali di accesso all’ordine degli Avvocati per quanti hanno conseguito una laurea in legge ed eseguito il successivo tirocinio. In tale direzione, sarebbe auspicabile l’abolizione dell’esame di Stato, o comunque una modifica dello stesso, in senso tecnico-pratico e tale da eliminare i costi che gravano sugli esaminandi, riducendo i tempi necessari alla pubblicazione dei risultati.

 

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5 COMMENTS

  1. Se il problema è che ci
    Se il problema è che ci sono troppi avvocati, più che liberalizzare bisognerebbe contingentare. Per fare questo bisgnerebbe prevedere percorsi di selezione continui dalla laurea fino all’inizio dello svolgimento dell’attività…

  2. Le lobby gerontocratiche
    Le lobby gerontocratiche dell’avvocatura non permetteranno mai di perdere uno dei baluardi dietro i quali riescono a tutelare le loro rendite di posizione. La discrezionalità dell’esame di Stato, e la chiara volontà del CNF di renderlo ancora più discrezionale nel suo progetto di riforma approvato dal Senato, unitamente alle barricate che vengono alzate contro la liberalizzazione delle tariffe, rappresentano il chiaro sintomo di non voler aprire il mercato forense ai giovani. Non posso che augurarmi una svolta in tal senso attraverso un decisivo e coraggioso intervento riformatore da parte del Governo Monti che ponga fine a questo assurdo business che ruota intorno all’esame di Stato e che non premia assolutamente la meritocrazia e l’impegno quotidiano profuso da molti giovani negli studi e nelle aule di Tribunale. Una riforma che dia speranza soprattutto ai tanti praticanti avvocati abilitati al patrocinio che vogliono svolgere la professione forense ma, non avendo altri “mezzi” a disposizione, ogni anno, nell’augurarsi che sia quello buono, sistematicamente vengono frustrati da “discutibili” risultati. Tuttavia, la speranza sarà e rimmarà tale perchè destinata a soccombere di fronte alla logica oscurantista del “meno siamo più stiamo bene” difesa strenuamente dalla folta rappresentanza parlamentare dell’avvocatura.

  3. Esatto
    Si potrebbe, inoltre, proporre una via intermedia, se dopo un certo numero di anni di esami andati male ( i compiti di Roma ad esempio sono talmente tanti che molti non li guardano proprio)il praticante è ancora sul mercato, vuol dire che nel frattempo si è fatto dei clienti e il mercato stesso gli sta dicendo che qualcosa vale…. Allora dopo un numero X di anni se si da la prova della continuità professionale ( fatturato minimo e atti redatti e depositati) allora si può ricevere il titolo. Inoltre alleggerendo la formula dell’esame si potrebbe tenere 2 volte l’anno.

  4. Articolo contradditorio. 10
    Articolo contradditorio. 10 anni fa gli iscritti all’albo erano 50 mila (già tanti) Volete la liberalizzazione? Ma di cosa parlate, oggi gli iscritti all’albo sono 190 mila, di cui almeno 100 mila morti di fame, che non potranno avere lavoro, quindi non faranno esperienza, facendo un cattivo servizio all’eventuale malcapitato cliente.La liberalizzazione è di fatto già avvenuta e ora dovrebbe avvenirne una in senso restrittivo.

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