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Museo sul fascismo a Roma: l’ipotesi che terrorizza la sinistra e la Raggi

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Nei giorni scorsi, tre consiglieri del Comune di Roma del Movimento 5 stelle hanno avanzato la proposta di realizzare un museo sul fascismo a scopo culturale ed istruttivo. L’idea è risultata scioccante e terrificante agli occhi della sindaca Virginia Raggi, la quale, nel corso del suo mandato, spesso, non è riuscita ad essere d’accordo nemmeno con la sua stessa maggioranza. Non potevano, poi, mancare lo sdegno e gli attacchi di parte di svariate redazioni e personaggi semi-noti nell’ambito politico della Capitale.

Epppure la proposta, come detto, non arrivava dalle fila della destra meloniana, ma proprio da tre consiglieri pentastellati (Gemma Guerini, Massimo Simonelli e Andrea Coia) i quali proponevano tale progetto in chiave antifascista per superare il negazionismo e offrire uno strumento utile anche alla didattica scolastica. Insomma proprio un modo per non nascondere il passato al fine di evitarne in qualche modo il ritorno. Nulla da fare. Il ventennio resta un tema da mettere sotto il tappeto e il niet della sindaca lo ha dimostrato.

Nessuna argomentazione è stata utile: nè sottolineare come il fine del museo in questione sarebbe stato quello di istruire i cittadini su un periodo storico che ha fatto parte della storia d’Italia, nè che tra le altre motivazioni correlate alla proposta mossa dai consiglieri comunali ci fosse la speranza di attirare l’attenzione dei turisti di tutto il mondo per conoscere e far conoscere accuratamente tutte le esperienze storiche dell’Italia.

È chiaro che ad oggi – e chissà per quanto altro tempo sarà così – il tema fascismo è considerato un vero e proprio tabù. Come se la conoscenza di questo periodo storico fosse in grado di rievocare un sentimento recondito nella popolazione italiana, destabilizzando la realtà contemporanea. Tuttavia, temere il ritorno del regime fascista risulta alquanto paradossale, perché il metodo storico scientifico, applicato per la prima volta dallo storico greco Tucidide, è necessario per capire come ogni era storica o politica è destinata a finire, per lasciare spazio a nuove epoche ed a nuove fasi. Nel caso in esame, la lontananza storica del periodo fascista italiano è molta, dal momento che risale a più di 70 anni fa. Nonostante ciò, però, alcuni lo ritengono così pericoloso, da volerlo cancellare: ciò è forse dovuto ad una certa difficoltà di contestualizzazione temporale.

Ora, non è ancora chiaro se l’idea riguardante la fondazione del museo sul regime fascista sia realizzabile o meno, ma una cosa è certa: la storia esiste per essere studiata e per far capire agli uomini cosa è stato giusto e cosa non lo è stato. Cancellare il passato è un atto di viltà.

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