La proposta di Forza Italia per ridare stabilità al paese
12 Luglio 2007
Invece di condannare anche la Camera alla
precarietà numerica e politica che affligge il Senato, non sarebbe meglio
assicurare anche al Senato la governabilità che la legge elettorale garantisce
alla Camera?
Al di là di dati tecnici e dei calcoli
percentuali, è questo il cuore del ragionamento che ha convinto i senatori di
Forza Italia a sottoscrivere il disegno di legge presentato in Commissione
Affari Costituzionali da Gaetano Quagliariello per riformare il metodo di
elezione degli inquilini di Palazzo Madama, superare la “falsa partenza” della
proposta di Enzo Bianco e avviare – spiega l’esponente forzista – “un confronto
chiaro e senza trucchi”. Il tutto con lo scopo di giungere alla definizione di
“un sistema che consenta a due forze, rispettivamente di centrodestra e di
centrosinistra, di riconoscersi reciprocamente e, nel contempo, di essere i
veicoli dell’integrazione per i partiti più radicali dei rispettivi
schieramenti”.
Una proposta di legge, osserva dunque il
promotore del ddl di Forza Italia, deve “tendere a garantire al Senato le
condizioni di agibilità politica che oggi vi sono alla Camera dei deputati. E
non, per timore del responso della volontà popolare, trovare un modo per
rendere la camera della prossima legislatura uguale al Senato di questa”. La
bozza Bianco, infatti, è afflitta da un “baco” ed è a forte rischio
ingovernabilità, poiché prevede l’attribuzione del premio di maggioranza solo
nel caso in cui la coalizione vincente riesca a superare il 45% dei consensi.
Circostanza che prevedibilmente indurrebbe i partiti minori ad evitare le
alleanze, lasciando i due rami del Parlamento perennemente in balìa di forze
residuali ma determinanti.
Ecco perché Forza Italia chiede –
relativamente al Senato – la determinazione di una soglia di sbarramento pari
al 5%, e l’attribuzione di un premio di maggioranza di massimo 45 seggi allo
schieramento (o al partito) che abbia ottenuto più seggi a livello nazionale
(anche se l’assegnazione avverrebbe mediante una suddivisione regionale in base
a liste provinciali). Tale premio consentirebbe alla forza politica o alla
coalizione vincente di raggiungere quota 170 seggi nel caso in cui la
percentuale di voti non sia di per sé sufficiente, e garantirebbe al Senato la
stabilità di cui oggi gode la Camera.
