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La proposta provocatoria di Mazzuto: ‘Via la Regione e apriamo due casinò’

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Eliminare la regione, sia in senso geografico che politico, e creare il Molise Comune d’Italia con la realizzazione di due casinò. Una proposta provocatoria che arriva da una delle massime istituzioni regionali: il presidente della Provincia di Isernia, Luigi Mazzuto (Pdl), che l'ha lanciata al termine dell’Assemblea delle Province, la due giorni organizzata a Roma e promossa dall’Upi per discutere del futuro degli enti alla luce del cosiddetto decreto taglia-Province allo studio del governo.

Giunto nella Capitale, dal presidente tutti si sarebbero aspettati le scontate dichiarazioni e le classiche barricate contro la soppressione. Ed invece accade quello che non ti aspetti. Mazzuto non ci sta a veder cancellato il territorio pentro e allora ecco l’idea provocatoria: “Chiedo al governo di cancellare la Regione ed istituire Molise Comune d’Italia, riconoscendo tutto il territorio zona franca e concedendoci l’apertura di due casinò. Uno sulla costa termolese e l’altro sulle montagne molisane”.  

Il presidente, poi, ha spiegato nei dettagli la sua proposta: '“Chiedo che il capoluogo del Comune Molise sia Campobasso e che gli altri 135 comuni siano sue frazioni. Così, il nostro territorio riuscirà a trovare da solo le risposte economiche'”. E’ proprio quest’ultima dichiarazione del presidente che deve far riflettere. In sostanza Mazzuto si è detto stanco di sentirsi un “peso” per il governo centrale. Ed allora meglio diventare autonomi, crearsi da soli le risorse per sopravvivere senza ricorrere all’aiuto dello Stato. La zona franca servirebbe proprio a questo. Meno fondi da Roma ma anche meno tasse e soprattutto diverse agevolazioni, come appunto la possibilità di aprire casinò, da sempre fattori di sviluppo economico di alcune aree italiane.

Il presidente della Provincia poi non ha usato toni morbidi nei confronti dell’esecutivo Monti: “In un periodo in cui abbiamo bisogno della politica - ha commentato - il nostro Paese è nelle mani di tecnici che a quanto pare non riescono ad individuare quali siano i veri sprechi, puntando il dito ancora una volta contro piccoli enti che pesano in maniera ridotta sulla spesa pubblica. Come si può pensare di salvare dallo spopolamento i centri interni della provincia di Isernia attraverso l’Unione dei Piccoli Comuni?”. Una manovra, insomma, che non convince il vertice di via Berta che ancora una volta vede il suo territorio inserito nella lista delle istituzioni che entro dicembre saranno cancellate dalla cartina politica dell’Italia.

Tre i requisiti, secondo la nuova normativa, indispensabili per sopravvivere. Una estensione superiore ai 3 mila chilometri quadrati, una popolazione superiore a 350mila abitanti e un minimo di 50 comuni al suo interno: almeno due su tre devono essere rispettati, pena la soppressione dell'ente. In base a questi parametri la Provincia di Isernia è in cima all’elenco delle istituzioni che saranno tagliate. Salvi invece, al di là dei numeri, tutti i capoluoghi di regione. Il Molise, dunque, sarebbe letteralmente ridisegnato. Resterebbe solo la provincia di Campobasso. Dettaglio che fa sorgere altri dubbi. Perché a quel punto il territorio avrebbe tutte le carte in regola per diventare a Statuto Speciale. Questo significa che i soldi risparmiati con l’abolizione dell’ente di via Berta tornerebbero in Molise  dalla porta principale, quella della Regione.

Ma siamo all’inizio di un processo lungo e faticoso. Luigi Mazzuto, dal canto suo, continua a promettere battaglia e nell’iter che porterà alla cancellazione dei piccoli enti darà del filo da torcere al governo centrale, che oltre alle critiche da oggi deve fare i conti anche con proposte provocatorie come quella giunta da parte del presidente della Provincia di Isernia.

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