La provincia di Isernia non si salva e finisce sotto la scure dei tagli

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La provincia di Isernia non si salva e finisce sotto la scure dei tagli

08 Luglio 2012

I tagli erano previsti e non se ne poteva fare a meno. La spending review è arrivata e si è abbattuta anche sul Molise, che adesso dovrà fare i conti con un presente ed un futuro diversi da quelli che in molti si attendevano. Il decreto modificherà, infatti, equilibri, fattori economici e persino istituzionali. Quattro gli ambiti su cui il governo Monti ha deciso di intervenire: sanità, giustizia, province e pubblico impiego. Tagli lineari per più di qualcuno, manovre giuste per qualche altro. Fatto sta che ora ci si troverà dinanzi ad una realtà in cui la parola d’ordine sarà riduzione delle spesa senza intaccare i servizi offerti.

Ma come la spending review influirà sul Molise? Analizzando i vari capitoli d’intervento l’impatto maggiore sarà sulla Provincia di Isernia. L’ente di via Berta entro gennaio 2013 dovrà scomparire. Quanto alla sanità pubblica regionale, invece, negli ultimi anni ha già subito una intensa cura dimagrante. Il rientro dal debito, infatti, (obiettivo che sarà raggiunto nel 2013) ha portato in tempi non sospetti a drastiche riduzioni di posti letto. Motivo per cui la spending review toccherà solo marginalmente gli ospedali molisani. Almeno, questo è ciò che auspicano i vertici di Palazzo Moffa pronti a far valere le proprie ragioni a Roma, nel corso dell’incontro che a giorni ci sarà tra i ministri ed il presidente Michele Iorio.

Santissimo Rosario di Venafro, San Francesco Caracciolo di Agnone e Vietri di Larino sono la prova di cosa è stato fatto sino ad ora, con lettini e reparti quasi dimezzati. Senza dimenticare che si sta proseguendo nella logica di accorpamento dei servizi tra il Cardarelli e la Cattolica di Campobasso e con la trasformazione del presidio altomolisano (Caracciolo) in residenza sanitaria per anziani. Motivo per cui, se dovessero esserci tagli nella sanità pubblica, questi riguarderanno esclusivamente l’apparato amministrativo. Niente tagli ai servizi, dunque. E poi una sostanziale riduzione della spesa si potrà avere con la revisione dei contratti con i produttori del materiale ospedaliero. Convenzioni solo con i migliori offerenti e non più rigonfiamento dei prezzi, questo il diktat arrivato da Roma e questa la strada che vuole intraprendere l’Azienda Sanitaria regionale.

Se gli ospedali sembrano dunque al sicuro, un po’ meno lo sono i tribunali. O meglio, le sedi distaccate. E’ il caso del palazzo di giustizia di Termoli, succursale di quello di Larino, che cesserà di esistere. Ancora incertezza, inoltre, sul futuro degli uffici del giudice di pace di Isernia.

Ed infine, come detto, le province. Sarà qui che il Molise pagherà il prezzo più alto con l’abolizione dell’ente di via Berta. I confini regionali, dunque, coincideranno con quelli della provincia di Campobasso. Il Molise, in sostanza, torna alle origini e non sono mancate le reazioni da parte della politica locale. Con il presidente Luigi Mazzuto che, dopo l’ufficialità della notizia, si è chiuso nelle sue stanze per decidere quale possa essere la strategia migliore da intraprendere. Sembrerebbe intenzionato ad organizzare due imponenti manifestazioni per salvaguardare l’autonomia locale. La prima ad Isernia, la seconda a Roma, sotto le finestre di Palazzo Chigi. Mazzuto spera di contare sui cittadini a cui chiederà di scendere in piazza così come avvenuto 42 anni fa, quando un moto popolare sancì la nascita della Provincia di Isernia. Oltre ai problemi legati ai servizi offerti, diverse associazioni hanno posto l’attenzione sulle conseguenze “catastrofiche” che il provvedimento avrà sul territorio dal punto di vista occupazionale. A rischio ci sarebbero mille posti di lavoro. Insieme alla Provincia, infatti, nel giro di pochi anni si dovrà dire addio anche a Questura, Prefettura e Comandi delle varie forze dell’ordine (Vigili del Fuoco, Carabinieri e Guardia di Finanza) che saranno declassati a “semplici” caserme.

Per molti, insomma, si rischia grosso. Motivo per cui dalla popolazione continuano ad arrivare appelli ai deputati molisani, affinché facciano valere le ragioni del territorio alla Camera e al Senato. Ma sembra difficile che i tecnici che guidano l’Italia possano tornare sui loro passi. E del resto, c’è una diffusa consapevolezza del fatto che non è più possibile sostenere il proliferare di enti, talvolta dei veri e propri “carrozzoni” utili solo a sperperare denaro pubblico.