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Paesaggi

La provincia ti riempie e ti opprime, la città ti stimola e ti svuota

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Ci sono sempre dei paesaggi idilliaci che si intravedono dal treno mentre si torna in provincia. Sono luoghi in cui il tempo non è giunto ancora, la modernità per come è conosciuta sui social qui si ferma, si respira con maggior lentezza, anche le cose della natura paiono più tranquille e meno agitate quando viene la pioggia.
Le stradine di paese hanno ancora addosso una segnaletica obsoleta e dal sapore anni ’70, sembra quasi che vi siano i manifesti della DC nascosti dietro quelli di uno dei partiti locali che governa il comune da una vita, la gente in fondo pare sempre la stessa.
Poi ci sono tutti i passi che hai fatto e che fai nelle vie e vicoli che conosci da quando hai ragione d’esistere: la calma dell’aria estiva è placida nella provincia, silenziosa.
Spesso l’unico rumore che rompe il tacere di tutte le cose è un treno vecchio e pesante che parte dalla stazione appena ricostruita, ma coi segnali di qualche tempo fa.
La provincia ti riempie nel senso della vita presa con calma e ragionata nel tempo: può essere una distesa di mare che si protrae per chilometri di costa facendo perdere lo sguardo, è la trattoria gestita da un amico dove il cibo costa poco ed è tutto genuino, è l’odore di casa, i profumi che ti aspetti sempre se passi da una zona invece che da un’altra.
Ma tu non devi correre mai in provincia: se c’è un posto dove il tempo s’è fermato e va lento, è proprio questo. Sicché ti ritrovi con gli stessi sguardi di sempre addosso, la routine che ha in sé il sapore della monotonia malinconica e spaventosa.
Se tu scappi e giungi nella città, in quelle metropoli che s’assomigliano per i Mc Donald’s al centro e i negozi di ZARA in ogni angolo, ti rendi immediatamente conto che il tempo cambia con te: non c’è spazio per la meditazione lunga e taciturna, il tuo silenzio non esiste, sei assorbito da un insieme di rumori e suoni che non t’aspetti, che non puoi prevedere.

C’è spesso il tuo riflesso sulle vetrine che corre veloce come quelle metropolitane piene di gente e di vita, ti capita spesso – se vieni dalla provincia – di sentire le voci degli altri per ricercare una storia che ti somigli, che ti ricordi casa tua.
O forse no, forse non vuoi che sia così: chi va in città spesso cerca altro, cerca tutto quello che non ha mai trovato nelle stradine silenziose.
Sicché ti fermi negli incontri, scoppi di vita, vuoi dimostrare di essere all’altezza di tutti, con il tuo accento che piace perché è caratteristico, e tu sai farti volere perché hai carattere, perché sei pieno di idee, vuoi mangiare tutto quello che c’è attorno, vuoi affermare la tua presenza.
E molto spesso, dopo un po’, t’accorgi che tutta quella tua pienezza non ce l’ha nessun altro come te, ti chiedi come sia possibile: in città tutti hanno stimoli, eppure pochi hanno idee.
Forse ti rendi conto che avere uno stimolo è diverso da avere una convinzione ben strutturata, qualcosa che vada oltre la semplice immaginazione, sicché pensi che quando va tutto molto veloce, c’è poco tempo per pensare, per ascoltarsi, e ci si lascia assorbire da ogni altra cosa.

In verità pochi ce la fanno a tenersi strette delle convinzioni, a produrre nuove idee, perché dopo un po’ diventa più semplice lasciarsi andare, per sentirsi svuotati mano a mano che da un aperitivo si passa ad un altro paio d’occhi davanti.
Eppure non è così diverso il perché in tanti nella provincia non avvertano il sentimento opprimente che ti porta a voler fuggire via: la ripetizione di vie, l’intersecarsi di paesaggi fiabeschi ma anche l’annullarsi di novità e imprevedibilità spesso afferra la volontà di starsene tranquilli, di non avere problemi.
Poiché com’è facile lasciarsi andare nelle metropoli piene di stimoli, altrettanto semplice è lasciar perdere ciò che di pieno c’è in te: se la provincia t’ha riempito con la sua bellezza, potrà riprendersi tutto ed opprimerti non appena mancherà la tua forza per reagire, per dire che tutto ti va bene anche se non cambia mai.

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