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La Puglia merita di più e il centrodestra deve lavorare per risollevarla

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Nella conferenza stampa di fine anno, il presidente Vendola ha illustrato i presunti meriti della sua Giunta ed i cospicui investimenti effettuati, soprattutto in agricoltura e nella cultura. Ma ha anche parlato dei risultati ottenuti nelle battaglie che hanno contraddistinto la sua azione politica: la diminuzione della diossina a Taranto, la campagna per la ripubblicizzazione dell’acquedotto, la lotta al precariato, il no al nucleare e al rigassificatore. In realtà, molte di queste medaglie che il presidente della Puglia si è orgogliosamente appuntato sono medaglie di latta, se non addirittura di cartone.

A Taranto, la diossina è scesa nei modi e nei tempi previsti da Giorgio Riva, e comunque le pecore vengono ancora abbattute. Merito di Vendola è stato quello di introdurre controlli seri, ma forse questo e' stato più un merito del direttore dell’Arpa. E, comunque, il monitoraggio continuo è ancora un miraggio.

La battaglia sull’acqua, poi, ha valore esclusivamente ideologico perché, come più volte hanno spiegato i ministri Fitto e Tremonti, si tratta di un bene che resta pubblico sempre e comunque mentre l’acquedotto, invece, può essere gestito meglio con criteri manageriali e privatistici.

E così via per le altre medaglie. Gli investimenti in agricoltura sono stati più che altro sostegni ad aziende che altrimenti avrebbero chiuso, ma che rimanendo così le cose non hanno comunque alcuna possibilità di vivere e produrre nel futuro. Anche per gli impianti fotovoltaici da installare sui tetti, anziché discutere con le piccole e medie imprese locali ha preferito fare accordi con grandi imprese nazionali, che verranno qui a sbaragliare il mercato di coloro che, a fatica, si stavano riconvertendo come impiantisti. Viceversa, sul fotovoltaico a terra e sui parchi eolici dapprima ha consentito un mercato selvaggio e dopo, visti gli interventi della Corte costituzionale e delle popolazioni interessate, ha bloccato tantissimi progetti sui quali le imprese locali avevano già fatto investimenti importanti. Tale situazione e' stata peraltro recentemente rilevata dal consigliere regionale del Pdl Domi Lanzillotta, che in un intervento sul Quotidiano di Bari ha parlato di 800 progetti bloccati immotivatamente dal presidente Vendola e dall’assessore Nicastro.

Che affidabilità può dare una gestione così cervellotica? Come possono le imprese programmare il loro futuro? Un presidente moderno dovrebbe individuare battaglie concrete, stimolare il tessuto imprenditoriale locale a fare squadra, cercare l’investimento migliore, che assicuri i maggiori margini di crescita. La Puglia con Vendola, invece, ha guadagnato il penultimo posto nella classifica delle Regioni del Sole24ore, sempre più staccata dalla Campania - che la precede - e sempre più vicina al fanalino di coda, la Sicilia.

Il fotovoltaico, le biomasse ed i biocarburanti, ad esempio, altrove vengono utilizzati come elementi di miglioramento fondiario. Le aziende agricole se ne servono per diventare completamente autosufficienti e produrre ad impatto zero, abbattendo sia i costi che le emissioni in atmosfera e lavorando in modo utile gli scarti delle produzioni. In Puglia, invece, vengono assegnati fondi giusto per non far morire l’agricoltura e farla sopravvivere, senza considerare a fondo le esigenze del mercato. Insomma, Vendola al contrario di Confucio preferisce dare ai propri cittadini il pesce, ovvero quello che è strettamente indispensabile per non farli scappare, anziché investire perché imparino a pescare da soli.

Se cosi stanno le cose, e' responsabilità del centrodestra pugliese far capire alla gente che non può e non deve rassegnarsi a questo tipo di futuro. Preparare una classe dirigente nuova, giovane, competente e dinamica, che possa affrontare e risolvere i problemi della gente comune. Dare uno spunto nuovo all’economia di questa Regione. La politica non dev’essere più soltanto un’arena dove va in onda, ogni giorno, una guerra di trincea tra opposte fazioni, ma un modo concreto di risolvere problemi comuni.

Le risorse ci sono, in Puglia e tra i pugliesi nel mondo che vorrebbero fare qualcosa per la loro terra d’origine. Occorre soltanto trovare un sistema per catalizzarle ed abbattere questo odioso sistema clientelare che sta soffocando la capacità e l’inventiva di una Regione che Pinuccio Tatarella vedeva come la California del Sud.

 

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