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l'Occidentale Puglia

La questione morale non riguarda solo la politica ma l’intera società

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Dall’informazione quotidiana quasi ogni giorno apprendiamo notizie di scandali, di corruzione, di malcostume politico, di intrecci oscuri tra affari e pubblica amministrazione. Cambiano i contesti, i protagonisti, le modalità e le finalità, ma il tasso d’inquinamento della nostra vita pubblica resta effettivamente elevato, superiore a quello della media europea. La corruzione costa moltissimo alla collettività perché altera la libera concorrenza dei mercati e lede i principi di uguaglianza, allontanando gli investitori e diminuendo la fiducia nelle istituzioni. A rimetterci, in definitiva, sono le casse pubbliche, quindi i cittadini.

Nel condannare questo fenomeno, d'altra parte, non si può tuttavia scaricare ogni responsabilità sulla politica e sui partiti, postulando l’esistenza di una società civile vittima o pregiudizialmente incontaminata. Più saggio sarebbe esercitare l’arte della distinzione e della responsabilità, sviluppando un atteggiamento critico che impedisce di fare di ogni erba un fascio.

Per restare nell’ambito della nostra regione, basta dare uno sguardo alla relazione del procuratore generale della Corte dei Conti di Puglia per capire quanto il fenomeno è ramificato e crescente. Nel solo distretto di Bari i reati contro la pubblica amministrazione sono lievitati nel giro di un anno. Gli episodi di corruzione sono passati dai 37 del 2010 ai 64 del 2011. Altra tipologia di reato in ascesa è il peculato, passato da 117 procedimenti aperti nel 2010 a 125 nel 201. Le indagini dell’ufficio requirente si sono concentrate soprattutto su vicende riguardanti numerosi episodi di frodi commesse ai danni dei bilanci nazionale ed europeo, oltre che su fenomeni ricorrenti di malcostume amministrativo e di gravi negligenze verificatesi nella gestione delle pubbliche risorse. La lista delle inchieste portate a termine dalla corte o ancora in corso è lunga e coinvolge Comuni, amministratori, funzionari pubblici; si indaga, anche e soprattutto, su contributi pubblici illecitamente percepiti da privati, approfittando della connivenza di dirigenti pubblici preposti alla rispettiva vigilanza. Sono stati scoperti, poi, illegittimi affidamenti di diversi servizi presso taluni Comuni ed Asl; indebiti pagamenti effettuati da un altro Comune, per prestazioni mai ricevute nell’ambito di un appalto di lavori; tangenti per sveltire pratiche e via dicendo. Allo stesso modo, sono state accertate numerose truffe consumate da dipendenti regionali, per aver indebitamente conseguito il rimborso di spese di vitto mai consumato.

Da corruzione e illegalità dipendono la scarsa crescita dell’Italia e del Sud, ed il suo scarso credito internazionale. Tra l’altro, è nota la saldatura della corruzione con un altro fenomeno, quello della criminalità organizzata. Per questo occorre una grande battaglia, civile e politica, non solo sul piano della repressione ma anche su quello della prevenzione, a partire dalla famiglia e dalla scuola. Ma occorre anche introdurre, in alcune attività economiche, regole più precise perché, ad esempio, gli intrecci perversi tra politica e pubblica amministrazione nascono proprio lì dove il mercato funziona poco, con regole opache. Ciò può indurre gli amministratori pubblici a formulare regole discrezionali che attribuiscono un potere indebito a chi le impone. Regole precise servono anche per fissare l’attività delle lobby. Da noi c’è molta ipocrisia, si dà una valenza negativa alla parola anziché regolare un fenomeno che esiste e che, altrimenti, può avere derive poco trasparenti: peraltro, col le lobby più forti e più oscure che intanto operano indisturbate. Insomma, il solito problema di soffermarsi sugli aspetti più superficiali senza cercare di risalire alla radice di un fenomeno e, da lì, intervenire.

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