La radioattività mangia il Giappone: a rischio acqua e carne bovina
02 Aprile 2011
Radioattività 10milavole oltre la norma. A più di venti giorni dal sisma e dallo tsunami che l’hanno sconvolto, il Giappone presenta una situazione da bollino rosso. Col passare delle ore le notizie provenienti da Tokyo sono tutt’altro che confortanti: dopo il rilevamento di iodio 131 in una falda acquifera situata a circa 15 metri sotto la centrale nucleare di Fukushima, secondo la Tepco – la società che gestisce l’impianto – livelli oltre la media di cesio radioattivo sono stati ritrovati nella carne bovina proveniente da quelle zone.
Sulla scia della gravità degli eventi, il premier giapponese, Naoto Kan, nel corso di un incontro con i vertici del partito Comunista nipponico, ha annunciato che la centrale di Fukushima sarà smantellata e ha espresso la volontà di “rivedere da zero il piano di costruzione di nuove centrali nucleari” – a giugno dello scorso anno il governo aveva abbozzato un nuovo piano energetico nazionale, che prevedeva di aggiungere agli attuali 54 impianti altri 14 entro l’anno 2030.
La Tepco – che rischia di dover pagare l’astronomica cifra di 11 mila miliardi di yen (133 miliardi di dollari) di risarcimenti danni –, da parte sua, ritiene inevitabile sbarazzarsi dei primi quattro reattori, i più colpiti dall’incidente seguito al terremoto, una volta completati i difficili lavori di raffreddamento. Non è escluso, però, come ha finora lasciato intendere il presidente onorario del gruppo, Tsunehisa Katsumata, che i reattori 5 e 6, sopravvissuti alla catastrofe, potrebbero essere risparmiati. Il fatto che il governo nipponico abbia accettato il sostegno internazionale di Usa (che invierà quanto prima una squadra di 140 militari Usa, specializzata nel controllo delle radiazioni) e Francia per portare i reattori dell’ impianto sotto controllo, suggerisce in ogni caso che la battaglia per salvare quei reattori è ormai persa.
Di pari passo all’aumento della radioattività (che fa pensare ci sia una perdita continua di materiale contaminato dall’impianto, anche se la falla non è stata ancora trovata), cresce la pressione sulle autorità giapponesi perché allarghino la zona di evacuazione attorno al sito di Fukushima, attualmente limitata a un raggio di 20 km dalla centrale. Sia l’Aiea – secondo cui le radiazioni nel villaggio di Litate, a 40km dall’impianto, hanno superato lo standard per l’evacuazione – che l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare nipponica hanno chiesto al governo di considerare l’ampliamento della zona off-limits attorno all’impianto nucleare. Dall’anello attorno al disastrato dispositivo sono già state allontanate 70mila persone, mentre altre 136mila che vivono nella successiva fascia di 10km sono costantemente invitate a non uscire e rimanere in casa. Ma il governo per ora fa orecchio da mercante.
In Giappone è giunto, poi, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, primo leader a visitare il Paese dopo il terremoto/tsunami dell’11 marzo. Al suo arrivo a Tokyo, monsieur le président ha chiesto che si indica a Parigi una riunione, il prossimo mese, delle autorità nucleari dei Paesi del G20 per definire norme di sicurezza nucleari a livello mondiale entro la fine dell’anno.
Intanto sale a quasi 28mila il numero delle vittime, tra morti e dispersi, del disastro. L’ultimo bilancio fornito dalla polizia nipponica è spaventoso: parla infatti di 11.532 morti e 16.441 persone che mancano ancora all’appello, senza contare la tragedia degli sfollati, che ad oggi sono oltre 177mila. Altro grave problema che il governo è chiamato a risolvere è quello dei circa 1000 cadaveri, tutti contaminati dalla radioattività, che non possono essere né bruciati né seppelliti se non si procede prima con il riconoscimento attraverso analisi del dna e con la decontaminazione. Ma nel frattempo giacciono tra la devastazione e le radiazioni.
