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La Rai si schiera contro le conferenze dei candidati premier

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Ora contro i duelli Tv ci si mette anche la Rai. O meglio contro le conferenza stampa dei candidati premier decise dalla Commissione Vigilanza visto che almeno per ora l’ipotesi di faccia a faccia tra i vari leader politici è solo teorica. E così più che la politica potrebbe essere proprio il cavallo di viale Mazzini a mettere a repentaglio la messa in onda e quindi anche lo svolgimento degli stessi confronti tv. Questioni di soldi o meglio di sponsor che potrebbero mettere ko le finanze già debilitate della Rai.

Timori che si rincorrono da giovedì scorso e cioé da quando la Commissione di Vigilanza ha varato il regolamento per la comunicazione politica di queste elezioni 2008. Da allora i dirigenti Rai hanno iniziato a fare un po’ di conti e sono giunti alla conclusione che quanto deciso dalla Vigilanza rischierebbe di imballare non tanto i palinsesti ma soprattutto le casse di viale Mazzini. Un danno fanno sapere dalla Sipra, la cassaforte Rai che gestisce la pubblicità, di circa 40-50 milioni di euro. Un vero salasso.

Tutta colpa di quella decina di “conferenze stampa” in diretta per sessanta minuti tra le 21 e le 22.30 su Rai Uno tra i vari candidati premier (al momento se ne contano otto);  di quella dozzina di “interviste” della durata di venti minuti tra le 22 e le 22.30 a tutti i rappresentati delle varie liste in corsa; ed infine del lunghissimo elenco di “Tribune elettorali”, tutte da svolgersi in un buon orario di ascolto, alle quali di regola prenderanno parte quattro esponenti politici.

E come detto meno male che il voto contrario di Pdl e Pd ha evitato i faccia a faccia tra i candidati premier, altrimenti la lista delle correzioni ai palinsesti Rai si sarebbe allungata ancora. Quanto basta però per far scattare ai vertici di viale Mazzini l’allarme.

Un allarme materializzatosi sotto forma di missiva che lo stesso direttore generale Claudio Cappon ha inviato al presidente della Commissione Mario Landolfi. Un invito alla Vigilanza per riflettere “sul gravissimo danno economico” prodotto alla Rai dalla trasmissione in prima serata su Rai Uno delle previste conferenze stampa. Un danno economico che il dg ha già quantificato in “quaranta-cinquanta milioni di euro” e che potrebbe “pregiudicare irreparabilmente l’equilibrio finanziario del 2008”.

Da qui la proposta che a farsi carico degli impegni elettorali sia anche “un’altra rete aziendale”, e quindi non solo Rai Uno. Dalla Commissione però almeno per il momento i segnali che giungono sono ancora interlocutori o come ha spiegato lo stesso Cappon “in Vigilanza ci stanno riflettendo”. Riflessioni che però non è detto che portino alla proposta avanzata dal direttore generale.

Proprio il presidente Landolfi lo ha detto senza troppi giri di parole: “Non sarò io a cambiare il regolamento, né sarò io a farmi carico di cercare consensi su questa criticità dei palinsesti Rai. Se verrò sollecitato da più parti nella commissione e ci saranno le condizione per l’unanimità verremo incontro alla lettera di Cappon”.

La parola quindi passa alla Vigilanza dove la riflessione starebbe lentamente decollando: sia nel Pd sia nel Pdl più di un esponente politico starebbe valutando l’opportunità di ascoltare le richieste della Rai e di mettere mano al regolamento approvato giovedì scorso.

Intanto, sempre sul fronte politica in tv per la Rai potrebbe aprirsi una nuova questione e cioé quella dei faccia a faccia tra i candidati premier visto che oggi sia Silvio Berlusconi che Walter Veltroni hanno ribadito la loro disponibilità “ad un confronto tv”. Questo non significa però che si farà, come ha precisato lo stesso presidente dell’Agcom, Raffaele Calabrò,  dato che “la commissione di Vigilanza ha trovato una formula che necessita di un ulteriore sviluppo”.

Un richiamo, quello dell’Agcom, giunto nel giorno in cui ha varato il regolamento della comunicazione politica per le tv private, ricalcando quello approvato dalla Commissione per la Rai.

La palla quindi ritorna in Vigilanza anche se per i fan del faccia a faccia c’è poco da sperare.  

 

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