La Regione può solo guadagnare accettando l’intesa col Governo
23 Febbraio 2011
di T. F.
Che sia stato accolto con generale sollievo il fatto che non si sia concluso male l’incontro tra il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, e il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, sullo stato della spesa dei fondi comunitari e statuali disponibili, al fine di accelerare ed ottimizzare l’utilizzo delle risorse su pochi, ma strategici e rapidamente cantierabili progetti, è di per sé sintomatico di una situazione oggettivamente intollerabile, che ha visto finora la Regione Puglia atteggiarsi sistematicamente a contropotere nei confronti del Governo Berlusconi demonizzandolo, delegittimandolo e boicottandolo ad ogni piè sospinto.
Bastino, tra tutti gli esempi, l’incredibile contenzioso contro l’ammodernamento e la messa in sicurezza della Maglie-Leuca e quello dinanzi alla Corte Costituzionale, presso la quale finora, peraltro, il Governo italiano ha dimostrato che le critiche alle politiche di Vendola erano più che fondate.
La verità è che, posto di fonte alla ineludibilità dei numeri, Vendola non aveva più nulla a cui aggrapparsi e aveva soltanto da guadagnare, nel suo naufragio, dal soccorso che il Governo nazionale gli stava offrendo, mettendolo in condizioni di salvare la faccia rispetto alle sue mille promesse non mantenute e ai disastri commessi. Certo è che non c’è nulla di cui gloriarsi di fronte a cifre come quelle che sono emerse da questo incontro.
In primis, l’ avere speso, a 2011 inoltrato, soltanto il 52% dei Fas 2000-2006, con un disimpegno già in atto di 151 milioni di euro che da soli sarebbero bastati, per esempio, a realizzare quella diga di Piano dei Limiti che risolverebbe per sempre il problema dell’approvvigionamento idrico di gran parte della Regione. Tanto più significativo, questo ritardo, ove si consideri che Vendola e compagni hanno scatenato un pandemonio pur di avere i fondi Fas del sessennio successivo, che farà loro dormire il sonno dei giusti.
Ma non c’è neppure da vantarsi del fatto di dover rendicontare, fino alla fine dell’anno, altri 823 milioni di fondi Por 2007-2013, pena anche qui il disimpegno; stesso discorso vale per il dover rimettere in circolo il miliardo e 200 milioni di euro nascosto nelle rendicontazioni precedenti sotto la sabbia dei “progetti coerenti”, altrimenti detti “sponda”, che in realtà altro non sono che furbeschi quanto improduttivi artifizi per evitare di restituire risorse destinate a progetti non realizzati, quasi sempre peraltro i più strategici, importanti e significativi. Valga per tutti l’esempio dei fondi per i porti turistici, distratti in extremis a favore della “comunicazione istituzionale”, strumento di auto-propaganda del presidente.
Trattasi, per di più, dello stesso Governo Regionale che ha sfondato per tre volte in cinque anni il “Patto di stabilità” e che, per questo, sta di fatto liquidando il servizio sanitario regionale a spese del servizio pubblico ai cittadini pugliesi.
Tutto ciò considerato, ci mancherebbe pure che l’amministrazione regionale si mettesse di traverso rispetto ad uno strumento come il “Piano per il Sud”, che le permetterebbe di coprire i suoi ritardi e le sue inefficienze.
