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Il punto sul nuovo corso in Egitto

La riapertura del valico di Gaza è una mera trovata pubblicitaria.

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Secondo un articolo di Khaled Abu Toameh, pubblicato sul web magazine dell’Hudson Institute, la riapertura del Valico di Rafah tornerà più utile al Consiglio Supremo dell’esercito del Cairo che ai palestinesi. Un concetto che gli abitanti della Striscia di Gaza hanno capito già dal primo giorno della riapertura del confine egiziano. Infatti, le autorità cairote hanno limitato il numero dei palestinesi intenzionati ad attraversare il Valico della discordia. Infatti, il permesso per lasciare, anche se temporaneamente, la Terra di Hamas per arrivare al Paese delle piramidi è stato concesso ad appena un centinaio di persone. Ad altre migliaia invece è stato vietato l’accesso per “motivi di sicurezza”. La paura del governo ad interim, infatti, è di permettere il libero passaggio anche di appartenenti alle schiere dei Fratelli Musulmani e di altri gruppi con tendenze dinamitarde. L’ombra del terrorismo, dunque, non è sparita nell’alba del vecchio governo. Sul fronte israeliano le preoccupazioni sono le stesse. Da più di due mesi, infatti, i reparti di sicurezza di Gerusalemme hanno avvisato le famiglie stanziate nel Sinai di lasciare le loro case e spostarsi in luoghi meno vicini all’Egitto: il pericolo di rapimenti è molto elevato.

Una conferma di quanto l’area sia diventata “selvaggia” già l’abbiamo avuta quando, per due volte,è stato sabotato il gasdotto che trasporta combustibile a Israele passando per la Giordania. Inoltre, Hamas non sembra garantire la sicurezza della zona neanche ai propri concittadini e il consolidarsi di nuovi gruppi salafiti, antagonisti di Hamas, ne sono un’ulteriore conferma. Hamas sembra perdere peso tra i suoi “elettori” e la cacciata di Khaled Mashaal dai campi profughi palestinesi in Siria e l’accordo con la leadership di Ramallah rappresentata da Abu Mazen potrebbe essere letta con questa lente. L’avatar iraniano, infatti, perde sempre più peso e quello che gli rimane da giocare sono solo e soltanto azioni demagogiche, spot internazionali e il cercare di consolidare l’alleanza tra il vecchio nazionalismo arabo –rappresentato da Abu Mazen- con l’estremismo coranico.

Toameh, dunque, chiede: quali sono le differenze tra questo nuovo Egitto e quello di Mubarak che comunque impediva a un milione e mezzo di abitanti della Striscia di attraversare il Valico? Eppure, dopo la cacciata del vecchio rais, i palestinesi della Striscia e gli egiziani di Piazza Tahrir sono stati i primi ad esultare e a promettere un nuovo mondo. Eppure, secondo il giornalista arabo israeliano, hanno già iniziato a capire che è ancora troppo presto per parlare di revolution. Una cosa è certa, suggerisce ancora Toameh, qualunque sia il prossimo governo, che dovrebbe insediarsi prima di fine anno e attraverso lo svolgimento di elezioni democratiche, la responsabilità del controllo del Valico di Rafah e la relativa securitizzazione resterà solo e soltanto un problema d’Israele.

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1 COMMENT

  1. L’argomento è serio…
    ma, come sempre, un’informazione che proviene da Costantino è inattendibile ed altamente sospetta, interessato, com’è sempre, il redattore della notizia a mettere in cattiva luce chi sa lui. Pertanto, la notizia vera bisogna cercarla altrove. In effetti, in Egitto restano ancora i militari, che hanno sempre avuto non limpidi rapporti con Israele. La “rivoluzione” araba di strada ne deve fare ancora molta. Da noi, grazie al Gattopardo, è divenuto senso comune il motto “cambiare tutto per non mutare nulla”. E temo che via sia in Egitto ed altrove che vi sia chi si dà molto da fare, perché tutto resti come prima.

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