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Verso il vertice di Copenaghen

La ricetta della Cina è difendere l’ambiente con lo sviluppo economico

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Si potrebbe dire che “a volte ritornano”. Stiamo parlando delle tematiche ambientali che, dopo un prolungato e ingiustificato silenzio, da un paio di settimane calcano nuovamente le prime pagine dei quotidiani italiani. Negli ultimi tempi abbiamo letto infinite discussioni sui possibili siti che il governo avrebbe individuato per costruire le nuove centrali nucleari, di fusti stipati in navi che dormono sul fondo del Mediterraneo e non si sa cosa contengano, di polveri sottili che nemmeno un uragano potrebbe spazzar via dalle nostre città. E ieri, alla conferenza sull’ambiente, tutti hanno concordano unicamente sul fatto di non essere d’accordo su nulla o quasi.

Partiamo dal summit sul clima organizzato dall’ONU a New York. Barack Obama ha spronato gli illustri colleghi a combattere contro l’inquinamento. Gli Stati Uniti, veri artefici dell’affossamento dei trattati di Kyoto, hanno mandato un messaggio chiaro: i tempi di Bush il petroliere sarebbero finiti. Ma aspettate a esultare: quando si parla di cifre e programmi concreti, Obama glissa e il suo portavoce sbotta: “non capite le dinamiche della politica americana”.

A rispondere nel modo migliore al presidente americano ci ha pensato Hu Jintao, dichiarando che la Cina intende ridurre drasticamente le proprie emissioni di CO2, avendo già investito in tecnologie ecosostenibili. Bello schiaffo, ma non bisogna sorprendersi dell'accaduto: la Cina, sebbene stia pagando anch’essa lo scotto della crisi globale, rimane comunque un’economia che viaggia a velocità di molto superiori rispetto al resto del mondo, e può quindi permettersi di vagliare l’ipotesi di ridurre i gas che provocano l’effetto serra. Il segreto è tutto qui: se c’è lo sviluppo economico, ci sono i soldi per la ricerca e per il cambiamento. Senza l’uno, non ci sono gli altri. Come dimostra il caso americano.

Affrontando le tematiche ambientali bisognerebbe avere il coraggio di guardare oltre, compreso ammettere che "l’inquinare oggi" (in maniera ragionevole) ci potrebbe permettere di non farlo più (o farlo meno) domani. Se il prezzo del petrolio s’impenna, ad esempio, gli ambientalisti non hanno nulla di cui festeggiare: le imprese saranno costrette a spendere di più in energia elettrica ed è facile pensare che a pagarne le conseguenze sarà la ricerca sulle fonti di energia alternative. Così come per le macchine da cui attingere energia rinnovabile: dire che il solare è utile quasi esclusivamente nelle applicazioni domestiche e in quelle di piccole spessore non è una bugia. I macchinari della Fiat non funzionano a energia solare.

Per non parlare del terrore irrazionale scatenato dalla opzione nucleare che ad oggi resta ancora la fonte d’energia più pulita, in termini di costi-benefici, come afferma l’ex ecopeccatore, nonché giornalista scientifico di caratura internazionale, Fred Pearce. E mentre si attacca tanto il petrolio, non si pensa ai danni che l’estrazione del carbon fossile, attuata in vari siti italiani, comporta all’ambiente. C'è poi chi suggerisce di non tirare lo sciacquone (come ha fatto il britannico David Cameron); magari si aiuta a non sprecare litri d’acqua, ma non sarà quell’acqua a cambiare le sorti di un pianeta che, anno dopo anno, aumenta la propria fame d’energia.

Se la ricerca di una materia prima energetica alternativa al petrolio ci porta a vedere l’etanolo come la risposta migliore, non dobbiamo sorprenderci che il prezzo del grano cresca a livelli tali da mettere molte famiglie in difficoltà quando vanno a fare la spesa. Insomma, dobbiamo mettere in conto che per il momento un’alternativa seria e totale al petrolio non esiste. Si può, anzi si deve, migliorare la ricerca, indirizzandola verso il miglioramento di quelle soluzioni trovate negli anni recenti, ma fino a quando il miglioramento non sarà tanto sensibile da scalzare il petrolio dal proprio trono è inutile farsi illusioni. Solo il nucleare, al momento, può contrastare l’oro nero, determinando, è bene ricordarlo, anche enormi cambiamenti nell’assetto geopolitico del mondo.

Non dobbiamo inventarci nulla, solo trovare i fondi e l’intelligenza per migliorare ciò che già c’è. Nel frattempo, la stessa intelligenza potrà aiutarci ad avere meno paura del nucleare, finalmente considerandolo per ciò che è, e cioè l’unica fonte d’energia a potersi davvero contrapporre al petrolio. Come disse Churchill riguardo alla democrazia, è il peggio possibile. Escluso tutto il resto.

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