La riforma del finanziamento ai partiti rischia di essere un buco nell’acqua

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La riforma del finanziamento ai partiti rischia di essere un buco nell’acqua

13 Aprile 2012

Dopo una riunione lunga più di tre ore, nella serata di mercoledì si è finalmente arrivati ad un accordo tra le forze politiche della (insolita) maggioranza a sostegno del Governo Monti, teso alla parziale riforma dell’impianto normativo del finanziamento pubblico ai partiti. Rectius, dei rimborsi elettorali. Già, perché nell’aprile del 1993 gli italiani si pronunciarono, grazie al Referendum indetto dai Radicali, a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico. Tuttavia, nonostante l’intervenuta abrogazione, il Parlamento riscrisse la disciplina oggetto della tornata referendaria semplicemente sostituendo il "finanziamento pubblico ai partiti" con i “rimborsi elettorali” (o “contributi per le spese elettorali”). Un ritorno in piena regola allo status quo, addirittura aggravato dalla legislazione degli anni seguenti e dalla previsione secondo cui le spese sostenute dai partiti risultano sempre di gran lunga inferiori ai rimborsi incassati.

Sotto l’aspetto giuridico, l’intesa ha assunto le vesti di un emendamento al ‘decreto legge semplificazioni fiscali’. L’iter legislativo, però, ha immediatamente incontrato il suo primo stop. Per il presidente della Commissione Finanze della Camera Gianfranco Conte (Pdl), infatti, “se vi fosse stato il consenso unanime dei gruppi parlamentari non ci sarebbe stato alcun problema, ma senza l’unanimità (Lega e Idv si sono dichiarati contrari, ndr) alla luce del regolamento l’emendamento è inammissibile. Chiederò conforto al Presidente Fini – ha aggiunto Conte – ma presumo che Fini confermerà l’inammissibilità”. E così è stato. Il Presidente della Camera ha constatato l’innammissibilità, e l’emendamento ha dovuto tramutarsi in disegno di legge.

Gli sherpa di Pdl, Pd e Terzo Polo, riunitisi mercoledì sera negli uffici del Pdl di Montecitorio, si erano accordati per un rinvio della riscossione dell’ultima tranche di 100 milioni di euro per i rimborsi delle elezioni politiche del 2008, delle europee del 2009 e delle regionali dell’anno successivo. Nessun taglio ulteriore al quantum. Modifiche, invece, sul versante dei controlli.

Al riguardo, ecco le altre novità contenute nel testo dell’intesa: anzitutto, i partiti saranno obbligati a farsi certificare i propri bilanci da società di revisione iscritte all’albo speciale della Consob; verrà istituita un’apposita Authority, la “Commissione per la trasparenza”, composta dai presidenti della Corte dei Conti, del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione. La Commissione avrà l’incarico di esaminare i rendiconti, le relazioni e le note integrative dei bilanci depositati nei siti web delle Camere, e di trasmettere “ai presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama una relazione contenente l’esito dei controlli”. In caso di irregolarità, sarà il Parlamento ad comminare le eventuali sanzioni, previa proposta della Commissione; i partiti potranno investire esclusivamente in titoli di Stato italiani; infine, si abbasserà la soglia al di sopra della quale i finanziamenti dei privati dovranno rendersi pubblici (da 50mila a 5mila euro).

Insomma, maggior trasparenza, maggiori controlli ma nessuna sostanziale modifica all’impianto legislativo attualmente in vigore. Solo l’ennesima prova del "tutto cambia affinché nulla cambi? Per il momento non è dato sapersi. L’iter legislativo è ancora lungo. E soprattutto ricco di insidie e facili vie di fuga.