La riforma della giustizia è il primo tassello per il paese e per l’Abruzzo

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La riforma della giustizia è il primo tassello per il paese e per l’Abruzzo

07 Marzo 2011

di V. F.

Quello che colpisce, su tutto, è quel carisma particolare, capace di rapire l’attenzione, di motivare, di incoraggiare. Parlare di politica, dei grandi problemi del paese, delle riforme impegnative che tutti attendono, senza però cedere mai alla banalità, alle frasi ad effetto, ai soliti toni da comizio. Ma piuttosto riuscire a strappare gli applausi con altre armi. Quella dell’ironia, per esempio e dell’intelligenza.

E’ così che ha  lasciato il segno in Abruzzo la vista del ministro della Giustizia, Angelino Alfano. E non solo perché ha anticipato un tema importante, quello della riforma della giustizia. Ma perché, seppure la giornata era fredda e piovosa, ha piacevolmente spalancato la finestra e fatto entrare aria nuova. Una ventata di freschezza di cui tutti, ci siamo resi conto, avevamo bisogno.

Ne ha avute per tutti, il ministro Alfano, infiammando a più riprese la nutrita platea del “Don Orione” di Avezzano. Ad ascoltarlo, in occasione dell’incontro organizzato dall’associazione “Noi Riformatori”, il pubblico delle grandi occasioni, con gli stati generali del Pdl al completo. Non ne aveva bisogno, certo, ma per il Guardasigilli è stata una consacrazione e certamente nella mente di più di qualcuno sarà balenata l’dea che se il premier Silvio Berlusconi ipotizza un erede, forse l’ha già trovato.

Non sbaglia un colpo, Alfano. Dall’inizio alla fine. Sia che voglia smascherare quei “professionisti dell’indignazione”, quelli della sinistra, come li definisce lui, che “quando ti dicono una cosa te la dicono con la faccia seria di chi ti deve spiegare la ragione per cui la tua vita è sbagliata ed è assolutamente doveroso e morale che tu cambi idea”; sia che voglia fare il punto sulle strategie del Centrodestra e sulla “nuova politica” che si dovrebbe portare avanti. Alfano chiede infatti di “restituire un rapporto umano alla politica”, e per fare questo, dice, “ciascun esponente di spicco del Pdl, che sia di partito o di governo, si faccia vedere in giro. Non basta andare a Ballarò, bisogna scendere tra la gente”. Soprattutto adesso, con il Centrosinistra caduto nella trappola delle primarie, “un vero dramma”, perché, ironizza, “hanno sempre vinto candidati diversi da quelli da loro candidati". E soprattutto ora, si spaventano che vinca Vendola.

Sguardi di approvazione, sguardi compiaciuti. Perché il ministro ha un’oratoria pungente, profonda ma divertente al tempo stesso. E il consenso si trasforma quasi in ovazione quando Alfano tocca le corde più sensibili. Quelle che, appunto, riguardano la giustizia, “una riforma per il Paese e non per il presidente del Consiglio” e soprattutto una riforma per cui “se un magistrato sbaglia, deve pagare, come avviene per qualsiasi cittadino”. E l’applauso diventa scrosciante quando aggiunge che “la legge deve essere uguale per tutti e che occorre “tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.

E’ quasi il momento “clou”, quello della telefonata del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma Alfano fa ancora in tempo a spiegare le ragioni e la necessità di una riforma del Csm, “per garantire ai cittadini una giustizia giusta ed efficiente e non per fare un favore a Berlusconi, dal momento che essa entrerà in vigore tra alcuni anni”.

Chiamato in causa, il premier non si fa attendere e dal telefono assicura: "Giovedì prossimo presenteremo una riforma epocale della giustizia”. Poi, sull’onda della fiducia appena incassata sul federalismo municipale: “Abbiamo i numeri per arrivare a fine legislatura – aggiunge -. Fini e i suoi non sono più d’intralcio, quindi, avanti con la riforma". Che è come dire: le elezioni anticipate sono sempre più lontane e c’è quindi tempo per proseguire e portare a termina il lavoro iniziato. Perché insieme alla giustizia c’è molto altro. Ad esempio, c’è  la questione delle intercettazioni.

Ad ascoltare c’è il senatore Piccone, coordinatore regionale del Pdl.  Di attacchi mediatici ne sa qualcosa, visto che proprio nei giorni scorsi è stato protagonista “di una fandonia così grossa da non essere credibile”. Per questo, nel suo intervento si è unito al coro di chi non ne può più del clima di caccia alle streghe che si è creato: “Si sente dire che alcune aziende sono accusare di essere vicine alla criminalità organizzata – protesta Piccone -. Ora cominceranno a prendersela anche con la classe imprenditoriale. Bisogna reagire con trasparenza e rispetto delle regole. Adesso è importante fare le riforme. La prima è quella della giustizia”.

Il premier conclude il suo intervento ricordando quanto il governo ha fatto per l’Aquila. Scende un silenzio di approvazione: “Sono stati stanziati quindici miliardi che si sono concretizzati in quasi 12mila cantieri”. E ancora, da uomo del fare qual è, aggiorna l’agenda politica. Le cose da fare sono tante: c’è una riforma del fisco da portare avanti, visto che, sottolinea Berlusconi “abbiamo leggi che risalgono a quaranta anni fa”.

C’è la scuola pubblica, con gli stipendi degli insegnanti inadeguati e c’è il nucleare. Proprio quest’ultimo tema sarà al centro, domani, di una seduta straordinaria del Consiglio regionale abruzzese. Quasi un monito, eppure forse del tutto involontario. L’Abruzzo, così come tutto il Paese, ha bisogno di azioni concrete, di fatti e non di parole. La giustizia è solo uno dei tasselli. Davanti c’è un orizzonte vasto e cittadini fiduciosi che attendono le nostre risposte.