La riforma della giustizia incassa il ‘sì’ dal governo

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La riforma della giustizia incassa il ‘sì’ dal governo

10 Marzo 2011

Via libera del Consiglio dei ministri alla legge costituzionale di riforma della giustizia. Ad annunciarlo, lasciando palazzo Chigi, è stato il ministro dell’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi.

Il ddl costituzionale di riforma della giustizia, riferiscono fonti ministeriali, è stato approvato dal Consiglio dei ministri all’unanimità. Il via libera al testo è stato salutato con un applauso.

I cardini della riforma sono: le carriere separate tra giudici e pubblici ministeri, il doppio Csm – uno che si occupi dei giudici presieduto dal capo dello Stato, l’altro dei Pm presieduto dal pg della Cassazione, eletto dal parlamento -, l’Alta corte per giudicare le toghe – che a differenza di quanto accade oggi, è un organo esterno al Csm, composto da un 1/3 di togati, 1/3 di laici e un 1/3 di nomina presidenziale – e nuovi limiti all’obbligo di esercitare l’azione penale – che resterà in vigore ma "secondo le modalità stabilite dalla legge": nella relazione sullo stato della giustizia che ogni anno il ministro della Giustizia pronuncerà alle Camere verranno indicate le "priorità" per i reati da perseguire, elenco che verrà poi votato dal Parlamento e al quale i Pm dovranno attenersi.

Molti dei temi sul tavolo sono rimasti aperti, su tutti quello caro alla Lega dell’elezione popolare dei giudici, che non figura per ora nel testo. Tra le novità alle quali la maggioranza non è disposta a rinunciare ci sono anche l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione e la responsabilità dei magistrati.

Silvio Berlusconi, che già nella notte, in un vertice a Palazzo Grazioli aveva spiegato che non si tratta di una legge ad personam ma di una riforma "nell’interesse di tutti", ha preso la parola durante la riunione dell’esecutivo per sottolineare che il provvedimento "è un punto qualificante della nostra azione di governo, una riforma organica, di prospettiva e di profondo cambiamento che non ha nulla a che fare con i processi in corso". E che per di più era tra i suoi obiettivi già dal 1994, anno della sua "discesa in campo". "Questa riforma costituzionale – ha sottolineato il capo del governo – sarà affidata a 10 leggi che avranno percorsi parlamentari singoli e che presenteremo in successione al parlamento". In ogni caso, ha assicurato Berlusconi, "faremo di tutto per poter discutere con l’opposizione queste norme e lo farà il ministro della Giustizia". Oltretutto, ha ricordato, "questi temi sono stati per cinquant’anni temi portati avanti proprio dalla sinistra".

Per il ministro Alfano si tratta di "una riforma che rende i magistrati autonomi da correnti e politiche". La chiave della riforma, secondo il ministro della Giustizia sta nella "perfetta parità" tra i due Csm.

Non sono mancate le polemiche. La riforma "non è degna nemmeno del peggior vecchio stato sudafricano" per il leader dell’Idv, Antonio di Pietro che l’ha bocciata senza mezzi termini: "È stata proposta una riforma così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo di tutta la riforma".

Non ci va più leggero Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della sinistra, secondo cui si tratta di una "pseudo riforma, non altro che un’ennesima legge ad personam, scritta sotto diretta dettatura di un premier oramai disperato".