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La riforma della giustizia si basa sul rispetto delle regole da parte di tutti

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Si è tenuto ieri sera nella Sala Consiliare del Comune di Bari il convegno intitolato “Il ruolo della Polizia Giudiziaria nella riforma della giustizia”, organizzato dall’associazione “Futuri Orizzonti” nel ricordo del Maresciallo Enrico Sgambati ad un anno dalla sua morte.

Ad aprire il dibattito è stato Claudio Sgambati, presidente dell’associazione stessa e figlio del compianto ufficiale, che dopo i saluti di rito ha presentato gli ospiti: il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Michele Cozzi, moderatore dell’incontro, il Sindaco Michele Emiliano, padrone di casa ed ex-magistrato, il Senatore Gaetano Quagliariello, membro della commissione giustizia, il magistrato Leonardo Rinella e Michele Partipilo, membro del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Il primo intervento, quello del dottor Rinella, ha focalizzato l’attenzione sulla modifica prevista dalla riforma all’articolo 109 della Costituzione: esso oggi stabilisce che “l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”, mentre nelle intenzioni di chi vuole modificarlo dovrebbe stabilire che "il giudice e il pubblico ministero dispongono della polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dalla legge" e rimandare così ulteriori limitazioni e osservazioni a una legge ordinaria. Questa modifica, secondo il magistrato, è inutile e controproducente, poiché conferisce alla Polizia Giudiziaria una libertà di movimento di cui nei fatti essa già gode e tronca le braccia alla magistratura, punendo i giudici.

La parola è poi passata al Senatore Quagliariello, il quale ha sottolineato come sia necessario salvaguardare l’autonomia del sistema giudiziario, respingendo con forza “le accuse grossolane e sfrontate” di chi dice che la riforma sottoponga al governo certi ambiti spettanti alla giustizia; ha poi aggiunto che la razionalizzazione del rapporto tra il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria, oltre a impedire che il primo possa intendere la seconda come subordinata ai propri poteri, rappresenta inoltre la strada maestra per evitare che le inchieste diventino uno strascico atto a ricercare reati laddove non ci sono ed ha definito grave il fatto che spesso rispetto a indagini importanti ma anonime se ne privilegino altre mediaticamente più remunerative. A sostegno della sua tesi, il Senatore ha citato pareri dignitosi come quelli di Gullo e Togliatti, che nell’Italia postfascista furono i primi ad indicare il pericolo di una magistratura condizionata dai resti del regime, e quelli di esponenti dell’opposizione quali Violante e Veltroni concordi in tempi recenti sulla necessità di una maggiore autonomia della Polizia Giudiziaria.

L’intervento di Michele Partipilo si è concentrato sul giornalismo e la colpa che ad esso imputa di spettacolarizzare la giustizia, complici anche i tempi di questa, che vanno sempre più allungandosi. D’accordo con questa tesi si è dichiarato Michele Emiliano, che ha affermato come il rapporto tra giustizia ed informazione sia un grosso problema per il nostro Paese e si è dichiarato contrario alla riforma, portatrice di soluzioni a suo dire già contenute nell’art. 330 del cpp sull’acquisizione della notizia di reato. Per il Sindaco essa deve essere sì assunta dal PM nel massimo rispetto delle regole ed evitando ogni genere di abuso, ma ciò non vuol dire che questi debba aspettare passivamente una denuncia di un privato o della Polizia Giudiziaria, in quanto è la sua attività che legittima e garantisce più di ogni altra cosa gli ufficiali di quest’ultima. Emiliano ha concluso il convegno sostenendo che in un Paese come il nostro, l’unica possibilità sia osservare la Costituzione della Repubblica nel modo in cui è scritta e definendo ipocrita il meravigliarsi che essa sia in alcuni tratti imperfetta.

E questo punto, insieme alle lodi tessute alla memoria del maresciallo Sgambati, è stato l’unico che ha messo d’accordo tutti i relatori: che la riforma vada in porto o meno, spetta all’uomo far valere quel valore che paradossalmente oggi sembra rappresentare un’utopia, ovvero il rispetto delle regole.

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