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La riforma elettorale detta i tempi dell’agenda politica

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La riforma della legge elettorale continua a dettare i tempi dell’agenda politica e soprattutto a influenzarne gli umori.

Nella maggioranza la discussione sulla riforma si è fatta sempre più aspra al punto che oggi i gruppi minori dell’Unione hanno minacciato il blocco dei lavori sulla legge Finanziaria in assenza di una data precisa per il vertice del centrosinistra che dovrà chiarire le rispettive posizioni sulla legge elettorale.

Situazione che ha ritrovato un po' di calma solo dopo l’annuncio del capogruppo alla Camera del Pd, Antonello Soro, che ha comunicato come  il super vertice sarà convocato per il prossimo 10 gennaio.

Nel frattempo, però, i “cespugli” affilano le armi per la riunione della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama di mercoledì prossimo dove sarà messa in votazione la bozza Bianco: un voto ad alto rischio.

Ma anche nel centrodestra si registra un grande fermento, come conferma la riunione dei capigruppo al Senato proprio per trovare una posizione comune in vista delle prossime scadenze in Commissione. Fuori il Palazzo, intanto, l’attività ferve.

Il leader di An, Gianfranco Fini, ha partecipato a Palazzo Wedekind ad un incontro con Walter Veltroni proprio sul tema delle riforme. In realtà un confronto aspro più che un semplice incontro, che è servito soprattutto ad evidenziare le differenze tra i due segretari. Divisi su tutto. A conferma di quanto l’incontro di tre settimane fa alla fine sia andato male.

In particolare, a dividere i due, è il tema del vincolo di coalizione e la scelta preventiva del premier. Per Fini elementi necessari e che dovrebbero essere inseriti all’interno della nuova legge elettorale, così da rendere “impossibile il passaggio tra un fronte e l’altro una volta eletti e una chiara indicazione del premier”. Ma è soprattutto sulla indicazione preventiva del premier che Fini rilancia considerandola “una questione dirimente”. Da qui il rifiuto della bozza Bianco.

Più sfumata la valutazione di Veltroni, il quale non disdegna la bozza Bianco. e che sulla questione indicazione del premier e vincolo di maggioranza parla di eventuale “obbligo politico” ma non legale.

Ma a dividere di netto i due è soprattutto la questione referendaria come proprio lo stesso Veltroni durante l’incontro fa notare: “La differenza tra me e te è che tu pensi che il referendum sia una soluzione, per me non lo è. Per il semplice motivo che spinge a fare due grandi partiti che portano dentro le stesse contraddizioni che oggi hanno al loro interno le coalizioni”.

Referendum a cui Fini guarda con interesse tanto da invitare lo stesso Veltroni a sostenerlo. Appello che chiaramente il sindaco di Roma non ha raccolto rispondendo piuttosto con una sorta di previsione: “Solo se si fa la legge elettorale si riusciranno a fare le riforme, altrimenti la legislatura scivolerà, perchè ci sarà chi non vuole fare il referendum e farà la crisi, non noi. E ne vedremo di tutti i colori”.

Nel centrodestra non è solo Fini ad essere attivo. Anche Casini non disdegna incontri e soprattutto pranzi. Come quello con i rappresentanti delle cooperative “bianche”. Occasione che non gli ha impedito di uscire allo scoperto sulla bozza Bianco spiegando che “si deve modificare”. Dichiarazione che suona come una preferenza per “il modelloTedesco”. E a chi gli domanda se questo sistema non favorisca troppo la frammentazione politica l’ex presidente della Camera ribatte che così si evita “la frammentazione in una miriade di piccoli partiti che rappresentano elementi di confusione e degenerazione del sistema. Lo sbarramento al 5 per cento ci garantisce da questo rischio”.

Non rimane fuori dal dialogo sulla legge elettorale nemmeno Silvio Berlusconi che ribadisce la sua volontà di “dialogo ed a trattare purchè tutto in tempi ben precisi”. Nella mente del Cavaliere però c’è sempre l’obiettivo di una riforma per andare subito dopo al voto. Mentre sulla scelta del modello non si sbilancia tracciando solo un quadro molto generico: “Una legge proporzionale con uno sbarramento dignitoso che faccia sì che i piccoli partiti si uniscano insieme per formare uno schieramento più grande”. Senza dimenticare l’indicazione preventiva delle alleanze che per Berlusconi rimane “una conquista che non va dimenticata”.

Grande fermento sia a destra sia a sinistra insomma, dove almeno per ora nessuno vuole scoprire le carte e limitandosi a delimitare il proprio campo.

Intanto già mercoledì prossimo dovranno essere prese le prime decisioni e solo allora il quadro sarà più chiaro. Dal voto della Commissione si capirà quale strada prenderà la riforma del sistema elettorale. E se davvero ci sarà.

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