La Right Nation è viva e lotta insieme a noi

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La Right Nation è viva e lotta insieme a noi

17 Novembre 2006

Il nuovo leader della maggioranza al Congresso americano si chiama Steny Hoyer, un democratico a 18 carati eletto contro la volontà di Nancy Pelosi, trionfatrice delle elezioni di mid-term e prossima speaker della Camera. La Pelosi aveva sostenuto, in modo fin troppo interventista, il suo braccio destro di sempre, John Murtha, che alla fine ha preso solo 86 voti contro i 149 di Hoyer.

Non si tratta solo di una partita interna al nuovo gotha democratico. Murtha è un convinto sostenitore della necessità di un immediato ritiro delle truppe americane in Iraq, e questa sua posizione aveva molto influenzato la posizione del partito democratico.

Hoyer al contrario guarda alle vicende irachene con occhio meno ideologico. In un editoriale di qualche mese fa scriveva: %26ldquo;Un ritiro precipitoso dall’Iraq potrebbe portare al disastro, innescando una guerra civile, creando un rifugio sicuro per i terroristi e danneggiando la sicurezza e la credibilità dell’America. Abbiamo avuto successo nell’obiettivo iniziale di rimuovere il regime di Saddam Hussein e nel creare un contesto in cui un governo liberamente eletto potesse essere insediato. La sua abilità di sostenersi è ora il nostro obiettivo.”

Sono parole che potrebbero benissimo essere state pronunciate da un repubblicano. E infatti Hoyer ha prevalso nel caucus democratico grazie ai voti dei cosiddetti Blue Dogs, i democratici moderati che sulla difesa nazionale e sul fisco hanno spesso posizioni vicine al big old party.

Il successo di Hoyer tra i suoi colleghi deputati, anche contro la volontà della potentissima Nancy Pelosi, segnala la volontà dei democratici di restare in contatto con quella parte ancora maggioritaria dell’America, con quella Right Nation, che le elezioni di mid-term non hanno affatto spodestato. E mostra come la questione irachena non fosse per nulla il vero discrimine tra Bush e i suoi avversari.

E’ un segnale che dovrebbe essere colto anche in Italia, dove in troppi si sono affrettati a dichiarare chiusa l’era Bush e a festeggiare scenari di smobilitazione buoni solo per tentazioni vanesie.