La rimonta impossibile di Franceschini punta tutto sull’antiberlusconismo

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La rimonta impossibile di Franceschini punta tutto sull’antiberlusconismo

09 Ottobre 2009

La decisione, nel quartier generale del Partito Democratico, era stata presa in meno di mezzora. L’imperativo, nelle ore immediatamente successive alla sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, era chiaro: circoscrivere il pronunciamento della Consulta alla dimensione giudiziaria senza caricarla troppo di significati politici e senza alzare troppo il tiro con la richiesta delle dimissioni del premier. Troppi i rischi collegati a quest’ultima evenienza: dall’appiattimento sul massimalismo dipietrista alla possibilità di innescare un cortocircuito capace di portare davvero il Paese alle urne con conseguente più che probabile debaclè del Pd.

Naturalmente tra il dire il fare c’è di mezzo la tentazione di raccogliere qualche facile consenso e vellicare gli umori della pancia dell’elettorato movimentista. E così oggi mentre Pier Luigi Bersani festeggia i dati definitivi dei congressi, che lo confermano al 55,1% contro il 36,9% di Franceschini, il segretario per ben due volte evoca in qualche modo il ricorso alla piazza, sia pure solo come risposta alle “intemperanze” di Silvio Berlusconi nei confronti di Quirinale e Corte. Un accenno che potrebbe essere giocato per trasformare le primarie nella “piazza” che risponde al premier. Le reazioni al Lodo, insomma, sono inevitabilmente condizionate dalla prospettiva delle primarie e dalla necessità del segretario uscente del partito di tentare una qualche sortita per ribaltare le previsioni di sconfitta che aleggiano sulla sua candidatura.

Pierluigi Bersani, fresco vincitore della fase precongressuale del Pd, fa invece mostra di cautela ed evita di eccedere nella demonizzazione del Capo del governo. Avverte il rischio delle ”picconate” all’edificio della convivenza civile e invita al ”wait and see”, ovvero vigilare e non dimenticare i grandi problemi sociali esplosi in questi mesi. “Collegare la sentenza con la richiesta di dimissioni farebbe il gioco di Berlusconi, che la butta in politica" afferma il candidato alla segretarie del Pd Pier Luigi Bersani, questa mattina al “Corriere della Sera”. “Il presidente del Consiglio – sostiene – vuole abbattere i muri portanti della casa comune e infrangere le regole della convivenza civile. Noi ci mettiamo a difesa di queste regole fondamentali e non ci facciamo trascinare nelle nebbie del populismo”. Ma il Pd non chiede le dimissioni “per rispetto alla Corte – spiega – e per non dare ragione all’avvocatura dello Stato che le aveva evocate”, anche se il Pd "si oppone con determinazione a Berlusconi, ma il problema è che bisogna anche costruire un’alternativa di governo alla destra”. Per questo Bersani evita di dipingere foschi scenari e prova a volgere in positivo la sfida al premier e al centrodestra con campagne come quella denominata "Cogli la mela". La domanda che parte dal fronte pro-Bersani è: “Sei pronto a raccogliere il consenso perduto da Berlusconi? Cogli la mela insieme a Bersani”. Con tanto di foto di una mela retta da due mani.

Franceschini si muove su una linea più di confine e se non evoca una manifestazione ad hoc punta piuttosto l’attenzione sulle primarie, con l’intento di trasformarle in una sorta di misuratore dell’antiberlusconismo: “Se il premier pensasse di andare avanti per questa strada, deve sapere che troverà un popolo capace di reagire a difesa degli organi di garanzia, della costituzione, del capo dello Stato. Anche le primarie del 25 ottobre saranno anche una grande dimostrazione di quanto è forte il nostro popolo e quanto è determinato". Si punta insomma sulla convocazione popolare del 25, quando voteranno tutti gli elettori, anche coloro non iscritti al Partito democratico, per tentare di ribaltare le sorti della corsa alla segreteria. I franceschiniani guardano a questo appuntamento per sovvertire i risultati delle assemblee congressuali svoltesi finora. Fassino, coordinatore della mozione Franceschini, in una recente conferenza stampa, ha fatto notare che la distanza tra i due principali sfidanti, in termini di voti assoluti, è minima in molte regioni del Centro-Nord e la speranza è quella di avere una partecipazione superiore ai due milioni di votanti per l’appuntamento del 25 ottobre.

Il tentativo di caricare le primarie di un risultato ulteriore e convincere i più riottosi a partecipare è quindi evidente. Tanto più che Antonio Di Pietro è già pronto a capitalizzare il momento con una sorta di “piazza Navona 2” con cui chiedere le dimissioni del premier. E proprio sulla linea da tenere nei confronti dell’ex pm si vanno profilando le divisioni più evidenti. La riunione della segreteria del Pd, allargata ai capigruppo e ai candidati alla segreteria stessa, su questo punto non riesce a trovare una posizione unanime e condivisa. Le opinioni sono discordi. La linea prevalente è quella di evitare attacchi frontali all’interno dell’opposizione, concentrandosi piuttosto nella difesa di Napolitano ma non tutti sono d’accordo. La presidente dei senatori del Pd, ad esempio, non nasconde le proprie perplessità. “Io dico subito che l’atteggiamento dell’onorevole Di Pietro è stato diciamo così oltre che incolto, perché fondato sulla presunzione di poteri che il Presidente della Repubblica non ha e quelli che ha li ha esercitati correttamente , anche irresponsabile. Siamo con l’onorevole di Pietro all’opposizione ma con l’onorevole Di Pietro su queste posizioni non può esserci alleanza politica".

Il problema è che l’escalation dei toni dipietristi è continua. Questa mattina, ad esempio, è già arrivata la risposta del leader dell’Italia del Valori all’intervista dell’ex ministro per lo Sviluppo Economico. “Bersani e gli amici del Pd con questi continui rimbrotti nei confronti dell’Italia dei Valori, perché fa troppa opposizione a Berlusconi e perché, in questi giorni, chiede le sue dimissioni e le elezioni anticipate, stanno diventando stucchevoli, fuori dalla realtà e dal buon senso”. Un controcanto continuo destinato a segnare oggi, come nei prossimi mesi, il cammino delle due opposizioni.