La ripresa tarda perché la crisi ha toccato le realtà produttive più piccole
01 Febbraio 2010
I più recenti dati di contabilità nazionale del 2009 resi noti dall’Istat hanno sottolineato come la caduta in termini reali del prodotto interno lordo nei primi nove mesi dell’anno (-5,5%) sia stata determinata prevalentemente dalla caduta degli investimenti fissi lordi (-14,3%), in particolare macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto, e delle esportazioni di beni e servizi (-21,2%). Tali evidenze sono state confermate anche dall’indagine campionaria sulle imprese industriali e dei servizi con oltre 20 addetti condotta annualmente dalla Banca d’Italia.
Dall’inchiesta, infatti, emerge come le difficoltà maggiori nell’affrontare la recessione economica abbiano riguardato le piccole e medie imprese produttrici di beni strumentali e più propense all’export. Gli effetti della crisi si sono dispiegati sulle realtà produttive più piccole indirettamente. Il calo della domanda estera ha, infatti, portato ad una contrazione degli ordinativi delle grandi aziende che, per il forte legame di sub fornitura esistente con altre imprese minori dell’indotto, si è inevitabilmente ripercosso sulle aziende di dimensioni più contenute.
I dati di Banca d’Italia mostrano come nelle imprese con meno di 50 addetti e in quelle in cui è superiore la quota di fatturato esportato, la variazione in negativo degli investimenti pianificati per il 2009 è stata significativamente superiore a quella riscontrabile in aziende di dimensioni maggiori e più focalizzate sul mercato interno. In questo quadro fortemente deteriorato dell’economia reale le Banche Popolari si sono impegnate attivamente nel sostenere queste realtà produttive che sono risultate fra le più esposte ai venti della recessione, la cui intensità e durata ne ha messo in forte discussione l’operatività se non, in molti casi, la stessa esistenza. Negli ultimi 18 mesi, infatti, la quota degli affidamenti alle imprese del Credito Popolare è salita dal 21,3% al 25,1% e quella degli impieghi alle minori dal 22,7% al 26,3%, interessando uniformemente ed indistintamente tutte le diverse aree del Paese. Le ultime informazioni aggiornate a settembre 2009 indicano in circa 211 miliardi di euro i crediti della Categoria alle imprese italiane e in 41 miliardi di euro quelli alle realtà produttive di minore dimensione. La crescita dei prestiti alle aziende, e in particolare verso quelle più piccole, ha evidenziato, inoltre, una migliore efficienza allocativa, con una rischiosità che continua ad essere stabilmente inferiore a quella media.
Anche sul versante delle imprese esportatrici, il Credito Popolare sta svolgendo un ruolo pro-attivo che lo vede in prima linea nell’arginare il più possibile le ricadute negative della crisi economica. Il processo di internazionalizzazione delle Banche Popolari è andato a svilupparsi negli ultimi anni proprio insieme a quello delle piccole e medie imprese che hanno visto nelle opportunità offerte dai nuovi mercati, in particolare dell’est europeo, ulteriori possibilità di sviluppo. L’apporto delle banche della Categoria si è concretizzato principalmente mediante il sostegno alle esportazioni effettuate dalle imprese che operano sul territorio italiano, e anche attraverso l’apertura di nuovi sportelli o l’acquisizione di realtà bancarie locali in quei paesi dove le imprese hanno delocalizzato parte della loro produzione. Tale strategia ha portato le Banche Popolari ad aumentare tra il 2007 e il 2009 del 50% i crediti all’esportazione, saliti da 3 a 4,5 miliardi di euro.
I risultati dell’impegno profuso dal Credito Popolare in questo senso sono molto incoraggianti, dato anche il riscontro proveniente dall’ultima inchiesta qualitativa condotta da Banca d’Italia lo scorso autunno, che ha evidenziato come proprio le imprese esportatrici, più colpite delle altre nel corso del 2009, stiano reagendo meglio negli ultimi mesi ai primi timidi segnali di ripresa, grazie alla loro capacità di intercettare l’accelerazione della domanda e del commercio mondiale.
Dalle risposte del campione di imprese che ha partecipato all’inchiesta emerge, inoltre, che per le imprese minori, che rappresentano il segmento principale della clientela delle Popolari, i giudizi su un “eventuale” inasprimento delle condizioni complessive di indebitamento sono migliori rispetto a quelli espressi dalle aziende più grandi. In particolare, nel caso delle imprese sotto i 200 addetti due terzi degli intervistati dichiarano di non aver subito alcuna restrizione.
I risultati raggiunti dal Credito Popolare derivano esclusivamente da una motivazione: essere rimasti sempre fedeli alla propria tradizione di banca retail che pone al centro il cliente, con il quale sviluppare un legame durevole e solido nel tempo permettendo, insieme al radicamento territoriale, lo sviluppo di quelle relazioni di mutuo sostegno tra credito, imprenditoria e società civile, elementi essenziali per superare i momenti più difficili e per costruire le premesse di una nuova fase di crescita.
(*) Segretario Generale dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari
