La rivoluzione a quattro ruote

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La rivoluzione a quattro ruote

La rivoluzione a quattro ruote

26 Novembre 2007

W la moda! Secondo quanto ci ripetiamo sempre
addosso, siamo un popolo geniale, capace di inventare e di fare “trend”, come
si dice ora. Beh, allora raccogliamo la sfida che ci viene dall’oro nero e
dall’orribile baratro che abbiamo davanti, nella nostra spirale di consumo
energetico, e inventiamoci qualcosa! Per esempio: è possibile che una intera
generazione di umani intelligenti resti definitivamente intrappolata nella
gravissima malattia del traffico? Proviamo allora a ragionare sulle automobili.
Il reddito dei Paesi ricchi o benestanti consente ad ogni lavoratore di avere
una macchina; per ogni  famiglia, spesso
due: almeno questo dicono le statistiche. E allora cominciamo a distinguere, la
macchina per lunghi viaggi e quella per la città: hanno due funzioni diverse e
si muovono in due… ambienti diversi. La macchina per i viaggi:

– non dovrebbe superare i 130 Km/ora , almeno questo
dice il codice in Italia e in gran parte dell’Europa;

– quindi potrebbe essere
standardizzata nel motore, con potenze e velocità almeno omogenee a quanto
previsto dalla Legge e perciò con meno divertimento per chi ama la velocità,
anche se si tratta, almeno per il codice, di un divertimento vietato;

– motori
siffatti consumerebbero molta meno energia e costerebbero sicuramente molto
meno; potrebbero invece esserci forti varianti sul disegno delle auto (teso
sempre ad una migliore penetrazione aerodinamica), sulla loro predisposizione
interna, su una studiata e concreta comodità “residenziale” e sugli accessori ,
%0Ache hanno un ritmo di sviluppo enorme, legato alle rivoluzioni della
elettronica; quindi auto più “ disegnate”, più divertenti, più comode, meno
care e a minor consumo di energie attuali o future ( idrogeno , vegetali e
forse chissà, solari );

– la ricerca e lo sviluppo resterebbero nella Formula
1, nella Ferrari e in vetture speciali, riservate …ai viziati in ambiti
consentiti.

La macchina per la città non può che essere un
bussolotto allegro, divertente, utile ed economico. E quindi:

– con carrozzerie
prestampate in materiali probabilmente non metallici e di minor costo ( in
analogia con la nautica );

– con disegni e colori piacevoli e fascinosi ( con le
conseguenti mode, in analogia  con gli
abiti );

– con motori elettrici a batteria, del tutto silenziosi e assolutamente
non inquinanti; con interni, da strettamente spartani a ricercatamente leziosi
o carichi di elettronica, in un crescendo di optionals e di prezzi;

– con costi
di investimento e di gestione forse irrisori, rispetto a quelli delle auto che
attualmente circolano nelle nostre città.

Questo è un disegno le cui componenti possono basarsi su
conoscenze e tecnologie esistenti. Dire che la sua realizzazione è solo
questione di buona volontà sarebbe quanto meno minimalistico. Che però si possa
lavorare seriamente ad un progetto di questo tipo è possibile e auspicabile per
molti motivi. La situazione attuale non ha futuro.  Le città sono strozzate da un traffico
insopportabile, costosissimo e anche un po’ demenziale. Gli investimenti sulle
automobili da parte dei cittadini sono arrivati a livelli insopportabili,
rispetto ad altri bisogni o necessità. La loro gestione è altrettanto gravosa,
tenuto anche conto della tendenza dei costi dei combustibili e della struttura
dei costi assicurativi. Il costruire auto fortemente innovative per il mercato,
di grande disegno e di sofisticata tecnologia, potrebbe vedere l’Italia
impegnata in uno dei campi dove il cosiddetto genio nostrano, così
orgogliosamente e costantemente glorificato, potrebbe dimostrare il proprio
effettivo valore. Da rapidi conti infine un sistema automobilistico di questo
tipo solo per i combustibili potrebbe far risparmiare al Paese almeno 10
miliardi di Euro all’anno sulla bolletta energetica: e non i soliti bruscolini.