La Roma di Veltroni travolta dagli eventi
02 Ottobre 2007
“E’ un evento straordinario”, “siamo di fronte a un evento eccezionale”, “è un evento storico”, “simili eventi sono memorabili”, “il più importante evento culturale degli ultimi anni”, “è l’evento culturale più importante d’Europa”. Ma no, perché essere così prudenti Sindaco? Diciamo del mondo. Sono alcuni dei commenti di Walter Veltroni sugli avvenimenti, pardon sugli eventi, organizzati dal Comune di Roma negli ultimi sei anni.
Evento: vale la pena soffermarsi concisamente sulla diffusione tanto rapida quanto emblematica di questo termine. Nel breve volgere di qualche anno, qualunque avvenimento con un alto, raramente, o basso, spesso, contenuto culturale viene definito evento. Non è importante che si tratti di un concerto, di una mostra, di uno spettacolo teatrale, di un convegno, di una semplice festa di piazza: tutto è evento. E così i fenomeni culturali sono divenuti, inevitabilmente, eventuali, si produce una cultura eventuale, che poco o nulla ha di veramente scelto, voluto, ricercato. Tutto è lasciato alla disposizione del momento, all’umore del tempo, alla disponibilità della star, alla coincidenza, a come tira il vento. Non importa cosa succeda veramente: l’essenziale è che si organizzi un grande evento, sempre unico, di successo, con cifre da record, irripetibile, per poter dire: io c’ero. Purtroppo al di là del fascino momentaneo che possono avere i bei titoli fatti di giochi di parole, di incastri di vocali e di assonanze verbali, la povertà di una proposta culturale animata da una simile filosofia è evidente. Roma e la sua cultura è stata contagiata da questo morbo? Purtroppo parrebbe proprio di sì.

Per Veltroni l’eventomania è davvero una malattia, contratta probabilmente in gioventù. Eppure a giudicare da quel che raccontò durante un convegno Renato Nicolini, l’assessore alla Cultura inventore dell’Estate romana, Veltroni da giovanissimo consigliere comunale del Partito comunista non era così entusiasta di quella chiassosa e creativa stagione. Forse vedeva l’effimero nicoliniano troppo ispirato dalle avanguardie, eccessivamente aperto a proposte anche vagamente surreali. Certamente manifestazioni come la “Ricerca del ballo perduto” a Villa Ada o la “Affabulazione dalle fogne” erano molto distanti dai composti e molto politicamente corretti eventi organizzati oggi in era veltroniana. La distanza tra Nicolini e Veltroni è la stessa che c’è sempre stata tra il partito comunista e quei settori della cultura non organici che, pur stando nell’orbita del Pci, erano visti con malcelata diffidenza dalla nomenclatura dirigente. Nicolini non è mai stato un quadro del Pci, non ha mai avuto cariche di partito: è stato assessore alla Cultura per otto anni, dal 1977 al 1985, e deputato tra l’ ‘83 e il ’94. E già nel 1982 diceva: “Il profilo all’apparenza leggero delle manifestazioni romane contiene in sé la ricerca di una dimensione politica alternativa in grado di conseguire non tanto un avvenire ipotetico o la formulazione di modelli di società virtuosa, ma la capacità di scegliere elementi in grado di produrre movimento, di rinnovare la cultura e la politica stessa”. Nicolini quando divenne assessore era un brillante architetto amico di molte personalità dell’underground romano. Peraltro nel 1971 aveva già dimostrato con un libro, L’architettura di Roma capitale 1870-1970 – nel quale rivalutava in maniera quasi eretica gli architetti razionalisti del ventennio fascista – la sua autonomia dall’ortodossia comunista.
Veltroni, al contrario, è un politico di professione e molto presto ha ricoperto nel Pci cariche organizzative di rilievo, arrivando a diventare segretario del partito erede, il Pds poi Ds, tra il 1998 e il 2001. Nonostante abbia vissuto sempre i suoi incarichi come se fosse finito lì per caso, in prestito momentaneo alla politica, non si è mai capito da quale altra attività si fosse distaccato. Da quando è sindaco simboleggia quella tendenza che Nicolini stesso ha definito in un’intervista: “Ho l’impressione che oggi gli assessori alla Cultura abbiano più una funzione di immagine che una vera autonomia. I sindaci hanno capito che la cultura è un settore strategico, e vogliono gestirlo in prima persona”. Stava evidentemente pensando proprio al Sindaco di Roma, che fin dall’inizio ha messo in ombra Gianni Borgna, già assessore nei due mandati di Francesco Rutelli e ora “pensionato” con la presidenza della Fondazione Musica per Roma, rimpiazzato all’assessorato dal verde Silvio Di Francia. Più avanti si chiarirà quanto questo non sia, come è apparso, un innocuo avvicendamento: al contrario, è un chiaro segno del sempre più stretto controllo del Sindaco sulla politica culturale romana. Tornando al confronto tra Nicolini e Veltroni è ancora l’ex assessore a darci modo di concludere quanto sia improprio giudicarli in coerente continuità. In una recente intervista a Panorama ha dichiarato: «Veltroni non osa, tutto è ormai all’insegna dei grandi eventi. La Casa del cinema a Villa Borghese? Ma non era meglio a Cinecittà? Per natura diffido delle cose troppo ordinate. E non amo le aree vip negli eventi culturali. Oltretutto si inaugura troppo, non solo le opere complete, ma anche i cantieri”. Diciamo questo non per fare una anacronistica apologia dell’effimero nicoliniano contro l’eventomania veltroniana, ma per stabilire le necessarie diversità qualitative. La stagione dell’effimero non era priva di difetti, anzi. Aveva il merito però di esprimere in modo diretto, non filtrato dagli “ambienti giusti”, il panorama culturale romano. E soprattutto restituiva ciò che si creava a Roma, evitando quasi sempre il ricorso alla griffe internazionale di terza mano. Non a caso Jack Lang, fu impressionato dall’Estate romana e dichiarò di volerla riproporre in Francia. Al contrario oggi s’importa da Parigi la “Notte Bianca”, si scimmiottano i bateaux mouches e si emulano in modo un po’ patetico le house anglosassoni o le Haus tedesche, con le tante più o meno riuscite Case. Si clona il Globe Theatre in mezzo a Villa Borghese, come se fossimo in una cittadina di provincia giapponese.
Alla creatività a volte infelice ma mai banale della stagione dell’effimero si è sostituita una proposta culturale standardizzata e provinciale, figlia della parte più negativa della globalizzazione, l’omologazione. Roma non è più un luogo di produzione culturale originale, ma semplice tappa dello star system, musicale, cinematografico, artistico e letterario.
I grandi investimenti compiuti per i maxieventi di questi ultimi sei anni, tranne alcune eccezioni, non hanno prodotto un reale rinnovamento del tratto culturale della città. Veltroni ama dire: “Abbiamo investito nella cultura, ma l’abbiamo fatto con l’ingente ricorso a sponsor privati”. Ma anche questo rischia di essere un argomento assai imbarazzante. Vediamo perchè. “Valuteremo gli sponsor con serenità ma con severità”. Così il 24 maggio 2005 il Sindaco annunciava l’apertura dei lavori del Comitato etico per la disciplina e la gestione delle sponsorizzazioni. A giudicare dal dossier “Sponsor etici per Roma: il regolamento violato”, denuncia che l’Osservatorio popolare sulle imprese Oppidum ha lanciato il 18 giugno scorso, la severità sembra esser totalmente sparita soppiantata dalla serenità eventocratica, con .
La denuncia riguardava la totale inadempienza del Comitato etico. Dal 15 novembre 2006 a oggi solo 18 imprese sono passate al vaglio del Comitato. Basta fare qualche nome per capire che si tratta di una vera farsa: Cantina Cerveteri, Immobiliare Altichiero, Gentilini etc. Nessun marchio altisonante, nessuna multinazionale. Intanto le sponsorizzazioni hanno coperto l’organizzazione di eventi come Notti bianche, maratone, concerti per l’Africa, Feste del cinema e Telecomcerti. Le sponsorizzazioni più consistenti sono state quelle di imprese come Alcatel, Bnl, McDonald’s, Microsoft, Finmeccanica, Telecom solo per citarne qualcuna.
Oppidum ha rivelato violazioni di ogni genere: rispetto dell’ambiente, principi di salute e sicurezza, diritti dei lavoratori, dei consumatori e molte altre per un totale di ben 404. Nel dossier dell’Osservatorio non manca la classifica delle imprese più irresponsabili che assegna i primi tre posti a Nestlè con 26 violazioni, Coca cola, con 20, Capitalia, Mc Donald’s e Pfizer con 16. Per tutti gli sponsor “sospetti” aggirare il controllo è stato molto semplice dato che, dai compiti del comitato è esclusa l’obbligatorietà del controllo sui patrocini. Per il patrocinio infatti, a differenza delle sponsorizzazioni dirette, si formano delle società ad hoc incaricate di raccogliere i soldi e in questo caso i soldi raccolti non passano direttamente nelle casse del Comune. Ma chi vedendo su un manifesto il logo del comune accanto a quello degli altri sponsor saprebbe distinguere una sponsorizzazione pura da un patrocinio?
Alex Zanotelli, missionario comboniano, tra i più impegnati sostenitori della campagna ha commentato: “Basta con l’offrire panem et circenses. L’iniziativa del comune di Roma di escludere nella scelta degli sponsor quelli eticamente discutibili, se si fosse realmente concretizzata sarebbe stata rivoluzionaria. Non ha molto senso buttarsi in un sacco di feste a favore di cause nobili, se poi tra gli sponsor ci sono proprio le multinazionali che hanno contribuito a creare i problemi contro i quali si dice di lottare”. E ancora: “Iniziative come i viaggi in Mozambico insieme alle scuole da parte del sindaco Veltroni non hanno avuto nessuna attualizzazione concreta e forse sono servite solo a far dire: guardate come siamo bravi noi”. Veltroni dovrebbe scegliere: o accettare senza complessi gli “sporchi” soldi delle multinazionali, delle banche e dei colossi del mattone, o al contrario servirsi solo di sponsorizzazioni eticamente corrette. Ma, come gli accade spesso, il Sindaco vuole coprire tutti le parti in commedia, con il risultato di non risultare credibile ne in ruolo ne nell’altro. Comunque al di là di tutto ciò che colpisce è la quantità di risorse investite. Per la Festa del Cinema si parla di 13 milioni euro nella scorsa edizione e altrettanti per quella ormai imminente: un fiume di denaro. Eppure la manifestazione non è riuscita a intaccare il prestigio e il primato di Venezia e il celeberrimo Variety, nonostante sia uno dei mediapartner della Festa romana, stilando una classifica delle 50 rassegne di cinema più importanti nel mondo si è guardato bene dall’inserire la kermesse velttroniana.
O ancora 15 milioni per le cinque edizioni della Notte Bianca. Nonostante Veltroni si ostini a considerarla un evento culturale, addirittura “ la più importante manifestazione culturale in Europa”, è difficile poter condividere quest’opinione dopo aver visto questo video su Youtube. E’ il prodotto di una televisione di parte come la Tv delle Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ma le immagini sono talmente eloquenti da restituire fedelmente quale sia la reale atmosfera della Notte Bianca, al di là della propaganda veltroniana.

Proprio durante la presentazione dell’ultima edizione si è avuta una rappresentazione plastica di quale sia l’assetto di potere che governa la cultura oggi a Roma, secondo una rigorosa logica “eventocratica”. Ad annunciare le mirabolanti iniziative, più di 400 (l’importante è stupire sempre con numeri eccezionali), c’erano ovviamente Veltroni, l’assessore alla Cultura Silvio Di Francia, l’immancabile presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello e la presidente della società Zètema Ivana Della Portella. Lo schema è chiaro: il Sindaco decide cosa vuol fare, Di Francia, Mondello e Della Portella sono i bracci operativi. Di Francia, già presidente di Zètema (della quale parleremo tra breve), è la rappresentazione dell’Assessore in tono minore, che non fa ombra al Sindaco, anzi ne esegue entusiasta i desiderata. Mondello copre un settore strategico, l’unico che beneficia veramente della Notte Bianca: i commercianti. E infine la Della Portella, affidabile consigliera comunale da ormai quattro consigliature, garantisce il pieno controllo politico sulla vera centrale di comando della cultura oggi a Roma: Zètema. Questa società diretta filiazione del Campidoglio è il giocattolo che serve ad avere le mani libere, da agire senza tutti i laccioli di quella cosa chiamata democrazia. Così il Sindaco può gestire in piena libertà “eventocratica” tutto ciò che vuole. Inoltre, Zètema, gestisce tutti il Sistema dei Musei civici di Roma offrendo un global service che si occupa di accoglienza e biglietteria, guardiania e sicurezza, didattica, librerie, attività editoriali e merchandising, eventi, organizzazione di mostre, marketing, comunicazione, aperture straordinarie, catalogazione, pulizia e manutenzione. Insomma attività culturali ma anche tutela dei beni. Non solo, Zètema è entrata nel settore della conservazione e manutenzione delle opere d’arte, attività che, si legge nel sito, “costituiscono un supporto operativo all’attività della Sovrintendenza”. Ormai a Roma nel settore della cultura tutto ciò che conta passa per Zètema. Un ottimo sistema per svuotare completamente di competenze l’Assessorato alla cultura e farlo divenire solo un ratificatore delle belle attività organizzate da Zètema.
Insomma possiamo dormire tranquilli. Finchè c’è Walter avremo sempre un bell’evento, in tutte le stagioni. E visto l’ormai imminente investitura a segretario del Pd, se dovesse candidarsi a premier e riuscisse nell’impresa, la Notte Bianca nazionale è assicurata e magari Zètema gestirà tutta la cultura italiana! Con il modello Roma saremo tutti felici e contenti.
