La “rottura tranquilla” di Sarkozy

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La “rottura tranquilla” di Sarkozy

La “rottura tranquilla” di Sarkozy

05 Dicembre 2006

Ai 350 deputati dell’UMP, invitati martedì 28 novembre al suo
Ministero dell’Interno, Nicolas Sarkozy aveva promesso “alcune
sorprese” in merito alla sua candidatura all’investitura del suo
partito per le elezioni presidenziali. Due giorni dopo, sulla stampa
locale, è comparso l’annuncio della sua candidatura. A ben vedere, di
sorprese ce ne sono state poche. Infatti, da circa un anno, da quando
fu eletto con l’85% dei voti presidente dell’UMP, Sarkozy ha forgiato
gli strumenti per soddisfare un’ambizione che non ha mai celato:
diventare un giorno Presidente della Repubblica.

L’incognita
non risiedeva, dunque, nel contenuto dell’annuncio quanto nei suoi
tempi (c’è tempo fino al 31 dicembre per presentare la propria
candidatura all’investitura dell’UMP) e nelle sue modalità. A questo
proposito, non è un caso che la dichiarazione abbia seguito la crescita
netta dei consensi della candidata socialista, Ségolène Royal, che in
quasi tutti i sondaggi aveva superato Sarkozy nelle preferenze per la
carica di Presidente della Repubblica.

L’annuncio ha
anche un significato interno al partito: l’anticipazione della
dichiarazione di candidatura fa parte della strategia di Sarkozy per
rafforzare la propria posizione nei confronti degli altri eventuali
candidati (gli chiracchiani Dominique de Villepin, Primo Ministro, e
Michèle Alliot-Marie, Ministro della Difesa), le cui intenzioni non
sono ancora manifeste. Con il passare del tempo, con il chiarirsi delle
candidature negli altri partiti ed il rafforzamento della figura di
“Ségo”, lo spazio politico all’interno dell’UMP per altre candidature
golliste si sta riducendo in nome di una necessaria unità e
compattezza. Due esempi chiariscono molto bene l’efficacia della
dichiarazione di Sarkozy e, soprattutto, della sua ottima prestazione a
France 2 del 30 novembre e il “riallineamento” in corso interno
all’UMP. Già il primo dicembre il Ministro della Sanità, lo
chiracchiano Xavier Bertrand, silenzioso fino a questo momento in
merito alla candidatura da sostenere in seno al partito, si è schierato
con il Ministro dell’Interno, affermando che “uniti, possiamo vincere,
divisi, siamo sicuri di perdere. Due candidati UMP al primo turno, è la
garanzia di non averne alcuno al secondo” (Le Figaro, 1 dicembre
2006).  Poche ore dopo, Christine Boutin, presidente del Forum des
républicains-sociaux, piccola formazione associata all’UMP, rinunciava
alla propria candidatura e dichiarava il proprio sostegno a quella di
Sarkozy “al fine di tenere conto dei rischi di un aprile 2002 al
contrario”.

Ha ragione, quindi, il segretario del Partito
socialista, François Hollande, nel dire che non vi è alcuna sorpresa
nell’annuncio della candidatura di Sarkozy. In effetti, la vera novità
risiede nel fatto che la campagna per le presidenziali è entrata in una
nuova fase e che Sarkozy ha saputo imporre la propria figura al centro
di questa nuova fase. Durante il dibattito che lo ha visto protagonista su France 2,
infatti, “Sarko”, da sempre a suo agio davanti alle telecamere, ha
proposto ai Francesi un tipo di leadership diversa da quella proposta
da Royal. Entrambi insistono sulla necessità di un nuovo tipo di
relazione tra i Francesi e la politica; tuttavia, mentre la socialista
si è presentata come “la candidata dell’ascolto”, sulla base della
convinzione che i Francesi non ne vogliono più sapere di un Presidente
decisionista e “lontano dai bisogni della gente”, il candidato UMP ha
ribadito la funzione di guida della politica nei confronti dei
cittadini e la necessità che il Presidente della Repubblica abbia una
visione politica globale per la nazione francese: il ruolo di un uomo
politico è “il dialogo, non solo l’ascolto passivo”.

Inoltre,
Sarkozy ha affermato la propria agenda per la campagna presidenziale,
presentando un programma in cui le questioni di politica estera sono
quasi assenti (l’unico accenno è stato il riferimento alla “Turchia
asiatica”) e centrato su sicurezza, giustizia, occupazione e recupero
del potere d’acquisto, immigrazione, riforma scolastica, temi inseriti
in una cornice più ampia di riforma generale della società e
dell’economia. Ségolène, che pure ha rotto alcuni tabù socialisti su
questi argomenti, dovrà ora misurarsi con un rivale che sa dettare i
temi della campagna.

Due ulteriori incognite ora gravano
sul cammino di Sarkozy: uscire dal governo al momento opportuno per la
propria campagna; trovare i temi e gli accenti per convincere
l’elettorato degli altri candidati di destra (Jean-Marie Le Pen, Bruno
Mégret, Philippe de Villiers, Nicolas Dupont-Aignan ) e di centro
(François Bayrou). Per quanto riguarda il primo, il Ministro
dell’Interno, consapevole del fatto che rimanere nella compagine
governativa non giova ad un candidato presidenziale, ha già annunciato
che, nel caso l’UMP lo investa come candidato, saprà scegliere il
momento per dimettersi dalle sue funzioni. Il secondo scoglio è, in
realtà, ben più difficile da superare. Rispetto al candidato centrista
(e in realtà anche alla candidata socialista), riallacciandosi alla
tradizione gollista nella sua versione pompidoliana, Sarko ha saputo
moderare il proprio liberismo con numerosi riferimenti ai “valori
repubblicani” e alla solidarietà che la nazione deve dimostrare verso i
suoi elementi più deboli. In altri termini, il modello francese deve
adattarsi al nuovo secolo (quello della globalizzazione) e smettere di
combattere battaglie di retroguardia senza nondimeno snaturarsi. Di qui
lo slogan della “rottura tranquilla”. Tuttavia, i consensi del Fronte
nazionale per il momento rimangono alti e gli altri candidati sembrano
in grado di togliere al Ministro dell’Interno voti in termini
percentuali non ragguardevoli, ma necessari per passare al secondo
turno delle presidenziali: Sarko deve guardarsi dal pericolo che la
propria proposta di “rottura” non sia percepita così”tranquilla” come
egli vorrebbe dagli elettori di destra.