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La Sanità rischia di diventare un boomerang per il centrosinistra

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Il riordino della sanità molisana, fino a non molto tempo fa, è stato un tema su cui il centrosinistra puntava a mettersi in competizione con il centrodestra, che veniva intanto accusato di non aver amministrato bene il settore a livello regionale. Ora, però, la stessa sinistra non ne parla più. Già, perché il tema della sanità rischia di trasformarsi in un boomerang: le previsioni apocalittiche, infatti, non si sono avverate e gli ospedali molisani restano ancora aperti. Nel frattempo, anche nell’opinione pubblica si sta diffondendo ciò che il presidente della Regione, Michele Iorio, ha detto a chiare lettere in un recente comizio in Alto Molise: i comitati sorti in difesa degli ospedali sono nati solo per fare propaganda, per tirare la volata a chi puntava a una candidatura per le Regionali. Sarà forse solo una coincidenza, ma alcuni leader dei movimenti nati per difendere i presidi ospedalieri a rischio (su tutti: Venafro e Agnone) in vista delle Regionali hanno ottenuto un posto nel listino del candidato presidente del centrosinistra o, comunque, una candidatura sul proporzionale.

Il caso più emblematico è proprio quello di Agnone: Nunzia Zarlenga, dopo aver acquisito notorietà mettendosi a capo del comitato “Il Cittadino c’è”, si è candidata alle elezioni Comunali. Cavalcando la protesta, ha raccolto molti consensi ed è diventata vice sindaco. Ora è stata inserita anche nel listino di Frattura. Poco importa se l’unico atto concreto in difesa del presidio altomolisano, l’unica iniziativa che andasse oltre qualche coreografico corteo, l’ha messa in campo un altro Comitato, “Articolo 32”, presentando un ricorso al Tar. In effetti, proprio grazie al gruppo guidato da Armando Sammartino e Franco Di Nucci - che però non si sono candidati - si è riaperta la trattativa con i vertici della Asrem e con i commissari inviati dal Governo. Per l’Alto Molise ora si parla di attivazione di un pronto soccorso in grado di coprire ogni emergenza nell’arco delle 24 ore, mentre i posti letto restano sostanzialmente invariati. Bisognerà, tuttavia, sacrificare il punto nascite sull’altare dei tagli. Ma da qui a dire che l’ospedale sia prossimo alla chiusura ce ne corre.

Di attacchi del genere Iorio, in questi mesi, ne ha subiti parecchi. Ma ora che il quadro della situazione va delineandosi, si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “L’ospedale di Agnone - ha detto durante un incontro a Belmonte del Sannio - lo abbiamo salvato noi. Quando alla riunione del primo tavolo tecnico mi dissero che in Molise doveva rimanerci solo un ospedale mi opposi fermamente. Da allora ho fatto di tutto per salvarli e ci sono riuscito, mentre a sinistra chiedevano solo l’arrivo di un commissario esterno che, al contrario, avrebbe chiuso tutti gli ospedali. Ora anche il comitato condivide le nostre proposte. Da parte nostra – conclude Iorio – ci sono i fatti e non le chiacchiere, dall’altra parte solo vuoti slogan”. In effetti, negli ultimi mesi Iorio ha portato avanti ininterrottamente il confronto con il ministero della Sanità per far passare un concetto che va oltre i freddi numeri, che si vorrebbero imporre con i piani di rientro: e cioè che il Molise è una realtà geografica particolare, costituita da tanti piccoli paesi di montagna. E la viabilità, nelle aree interne, non è delle migliori. Servire tutti questi paesi con un solo ospedale magari può essere possibile sulla carta, ma non nella realtà. Insomma, il Molise la sua parte la sta facendo per mettere i conti a posto, ma l’attuale governo regionale intende proseguire su questa linea riducendo al minimo i sacrifici per i cittadini-utenti.

Del resto, anche i dati della spesa sanitaria pro capite del Molise, pubblicati di recente nel Rapporto del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del ministero dello Sviluppo economico, in qualche modo avallano il ragionamento di Iorio: in Molise si spende molto meno rispetto ad altre regioni. Nel biennio 2007-2009 si sono spesi mediamente 1.116 euro per ogni persona, dati che fanno collocare il Molise al terzo posto tra le regioni “virtuose”. In Lombardia,Veneto e Umbria, per rendere l’idea, si sale oltre i 1.400 euro, mentre in Emilia Romagna, regione “rossa” per eccellenza, la spesa pro capite supera i 1.600 euro. Alla luce di questi risultati, Iorio ha detto: “Ho sempre sostenuto che nel Molise non vi sia mai stato un vero sforamento del budget sanitario. Il vero problema della nostra regione era, ed è, il sottodimensionamento del Fondo nazionale che ci viene attribuito dallo Stato centrale. Ci vengono date risorse come un quartiere di Milano di 320 mila abitanti e si pretende poi che vengano mantenute una Rete di Guardia medica, di Pronto soccorso, di 118 e di Medicina sul territorio dislocata in 136 Comuni collocati in un'area eterogenea, in parte montuosa, e con una popolazione anziana elevata. Abbiamo fatto veramente miracoli a non mortificare il Servizio sanitario e a contenerci in sforamenti di pochissime decine di milioni di euro”, dice. Sarà un caso, ma nella ripartizione del Fondo sanitario nazionale il Molise ha ottenuto 12 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.

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