La scelta di Silvio
13 Febbraio 2011
Silvio Berlusconi ha tutto il diritto di governare fino alla fine della legislatura. E ha tutto il diritto difendersi contro un assalto mediatico-giudiziario che ha poco a che fare con la moralità e molto con la politica. Solo non può più fare le due cose contemporaneamente.
E’ evidente che Berlusconi è oggi davanti ad una scelta che si fa di giorno in giorno più impellente perché ognuno dei due fronti richiede tutta intera la sua attenzione. Può scegliere la strada dell’uomo di governo, rendere credibile ed efficace la sua “frustata” per la crescita, portare il ministro Tremonti a più miti consigli e a più generosi sostegni, convincere Confidustria che il bicchiere mezzo pieno delle liberalizzazioni può essere riempito dell’altra metà, mettere in campo qualche buona riforma costituzionale ed economica. Ma allora deve lasciare che la difesa dell’imputato Berlusconi sia affare dei suoi molti e molto ben pagati avvocati. Può farsi vedere in tribunale quando è il caso ma è in genere è meglio che si faccia vedere a palazzo Chigi in nome di quel che resta del legittimo impedimento. Può anche svagarsi ad Arcore di tanto in tanto, ma lasciando piaceri e doveri ben distinti e distanti.
Oppure può decidere di investire tutto se stesso nello scontro finale con quel potere assoluto e irresponsabile che è la Magistratura italiana e la sua punta di lancia della procura milanese. Può allora fare causa allo Stato, ricorrere alla Corte di Giustizia di Strasburgo, andare alle Nazioni Unite o con la Santanchè davanti a tutti i palazzi di giustizia dove sarà processato. Può fare tutto questo e altro ancora, ma allora lasci a Palazzo Chigi qualcuno che prenda in mano gli affari del paese, qualcuno di sua fiducia con cui stringere un patto trasparente da qui alla fine della legislatura. Oppure chiami banco e chieda elezioni anticipate. Napolitano non sembra aspettare altro che accontentarlo.
Giuliano Ferrara può divertirsi a tenere in piedi il doppio registro: un giorno definendo “criminale” il comunicato che chiama le folle davanti al palazzo di Giustizia mentre Berlusconi fa l’uomo di governo, e il giorno dopo gridare al “golpe morale” e plaudire alla Santanchè che manifesta contro i giudici. Lui può, è un equilibrista sul filo teso della politica ed è sale per le minestre riscaldate del palazzo, ma Berlusconi ha altre responsabilità e altri mandati. Berlusconi deve scegliere, o rischia di fallire su entrambi i fronti, quello giudiziario e quello del governo.
Le pressioni sono troppo forti: a marzo ad esempio potrebbe ripartire il processo Mills e insieme l’Europa potrebbe chiedere all’Italia una manovra aggiuntiva da miliardi di euro. Sarebbe bene avere un imputato tosto e combattivo nel primo caso e presidente del Consiglio a tempo pieno nel secondo.
Per quanto mi riguarda io preferirei che Berlusconi tenesse duro come capo del governo. Lasci che i processi facciano il loro corso, lasci che se ne occupino Ghedini e Longo, ne ha già vinti di tanti e quello sul caso Ruby mi sembra più evanescente di tanti altri. Se non fosse per la prurigine mediatica che promana dai faldoni della Procura, se non fosse per le intercettazioni irrilevanti penalmente ma piene di delizie per il palato dei nuovi moralisti, questa vicenda sarebbe già archiviata.
Preferirei che tenesse duro al governo perché almeno al momento non vedo una sola alternativa credibile e se devo puntare mezzo euro sulla speranza di una riforna di tipo anche solo blandamente liberale lo rischio più volentieri su Berlusconi che su qualsiasi altro. A destra o a sinistra che sia.
E se penso alle tempeste che si addensano all’orizzonte, agli scontri titanici in atto per la supremazia dell’area euro, ai giochi segreti per far saltare il banco italiano, alle ripercussioni dei fatti medio orientali le cui avvisaglie già si avvertono a Lampedusa, continuo a credere che Berlusconi sia ancora meglio di altre soluzioni possibili.
Ma è a queste cose che si deve dedicare e ha carte buone nel suo mazzo per giocare una partita di tutto rispetto su molti quadranti. Metta tra sé e i magistrati di Milano gli affari del mondo e il futuro dell’Italia: al momento giusto gli elettori sapranno da che parte stare.
Allo stesso modo, se sceglie di andare allo scontro con la casta più intoccabile del mondo occidentale, l’unico potere senza contrappesi nel panorama delle democrazie europee, sarà una bella battaglia che merita di essere combattuta. Da cittadino mi spaventa mille volte di più lo strapotere dei giudici, il diritto assoluto che si sono arrogati sulla mia libertà e sulla mia vita che non il bunga-bunga al Sanbitter delle serate di Arcore. E vedo la dignità di uomini e donne messa molto più a rischio dall’oscena e impunita intrusione nelle vite private di ciascuno, che non dalla sgangherata brigata di lele, emilio e nicole.
Non è una scelta facile, ma è una scelta. E Berlusconi deve farla prima che qualcun altro la faccia per lui.
