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La sentenza di Feltri e le ragioni di Ncd

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Vittorio Feltri, intervistato da “Il Fatto quotidiano”, già sentenzia la morte politica del Nuovo Centrodestra, complici «l’appoggio ad un governo immobile» e la difesa dei «privilegi conquistati» grazie allo stesso governo. Angelino Alfano ha già indirettamente risposto alle critiche del Direttore, sottolineando il fatto che il Nuovo Centrodestra ha numeri sufficienti in Parlamento per mantenere in vita il governo o per decretarne la fine.

Se il governo Letta dovesse votarsi all’immobilità, come sostiene Feltri, allora Ncd farà valere le sue ragioni ed i suoi numeri. Numeri che vogliono essere vincenti anche in futuro, come lasciano ben sperare i primi sondaggi. Per questo occorre un forte contratto di programma governativo per il bene dell’Italia, ed è questo uno dei prossimi passi dell’azione della nuova formazione politica: «è necessario cambiare subito la legge elettorale, porre fine al meccanismo che vede le due Camere fare lo stesso lavoro costando il doppio. Occorre diminuire il costo del lavoro e premiare il salario di produttività», ha spiegato il vicepremier.

L’altra grossa critica di Feltri riguarda il presunto attaccamento alle poltrone degli esponenti di governo. Anche su questo ha risposto Alfano, puntando il dito contro i sottosegretari di Forza Italia che ancora non si sono dimessi. Quel che più ci interessa è sottolineare l’atto di coraggio e lealtà verso il paese, consapevoli dei rischi e delle avversità durante il cammino, che ha spinto il Nuovo Centrodestra a porre il bene comune dinanzi alle singole persone/poltrone. Vittorio Feltri conclude la sua intervista parlando di compagine allo sbando. Chiarezza di idee e coerenza dimostrate durante le ultime, calde ed intense giornate, smentiscono fattivamente queste affermazioni.

 

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