La Serbia non si arrende e dice no al Kosovo indipendente

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La Serbia non si arrende e dice no al Kosovo indipendente

11 Giugno 2008

Il ministro degli Esteri serbo  Vuk Jeremic sceglie la via della legalità e sostiene l’idea di portare la questione kosovara davanti alla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. Lo ha dichiarato ieri  durante la tavola rotonda dal titolo “La Serbia, i Balcani, l’Europa” che si è svolta nelle sale della Fondazione Magna Carta, la stessa che ha organizzato l’evento.

All’incontro con il diplomatico serbo partecipavano  Corrado Clini, direttore generale per la Ricerca Ambientale e lo sviluppo del ministero dell’Ambiente , l’ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis, il rappresentante permanente presso l’Unione Europea a Bruxelles Silvio Fagiolo, il presidente della commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati Umberto Ranieri e il professor Vicotr Zaslavsky.

La discussione si è concentrata sul tema del Kosovo e sulla sua dichiarazione unilaterale di indipendenza dallo stato serbo, indipendenza che l’Italia di Prodi, insieme a Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti ha riconosciuto. Il governo serbo non ha gradito: "I legami politici ed economici stavano assumendo la forma di un partenariato strategico – sono le parole del ministro Jeremic, che continua – "la decisione del precedente governo italiano di riconoscere la dichiarazione unilaterale di indipendenza ha disturbato le nostre fiorenti relazioni".

Quello del Kosovo è un problema di diritto internazionale ed è per questo che il ministro di Belgrado intende mettere a tacere le polemiche politiche rimettendo il caso nelle mani della Corte Internazionale di Giustizia a cui l’Assemblea Generale dell’Onu chiederà di esprimersi con un parere consultivo. L’Assemblea Generale si riunirà a settembre a Jeremic cerca consensi. La Serbia non intende riconoscere l’indipendenza del Kosovo rivendicando sul territorio il diritto di sovranità, anche contro chi lo attacca sul tema del principio di autodeterminazione dei popoli.

“La dichiarazione unilaterale di indipendenza – denuncia Jeremic – è stata fatta in violazione della legge internazionale, non ha ricevuto il necessario avallo né lo avrà da parte degli organismi delle Nazioni Unite. Questo lascia un buco nero nel centro della regione”.

Rispondendo alle domande degli altri ospiti della Fondazione, Jeremic chiarisce che sicuramente soluzioni di compromesso sarebbero state auspicabili, considerato anche che una minoranza serba interna al Kosovo non aspira a staccarsi dalla nazione a cui più si sente vicina per cultura, storia e tradizioni, ma, afferma “la Serbia non avrebbe mai potuto accettare di commerciare la propria sovranità”.

In conclusione del suo intervento il ministro Jeremic espone un quesito, per il quale non vuole risposta ma che sottende una riflessione: molti paesi europei, tra cui l’Italia, si sono schierati in difesa del popolo kosovaro che vuole rendersi autonomo, autodeterminarsi, in considerazione anche dei trattamenti inumani e degradanti subiti durante le operazioni di pulizia etnica attuate da Slobodan Milosevic. La stessa attenzione l’Europa non la pone sulla questione dei curdi, anche loro un gruppo etnico senza uno stato-nazione, anche loro repressi nel sangue, anche loro in cerca di indipendenza del Kurdistan. Perché?