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La sinistra radicale non ha mai convinto né i molisani né il Pd

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Una storia vissuta quasi sempre ai margini della politica molisana, quella che amministra, trova soluzioni e prende decisioni. Un percorso fatto di pochissimi successi elettorali e di tante delusioni. Sempre fedeli alla propria “dottrina”, con l’unico merito di non essersi mai fatti “contaminare” dal centro-sinistra con il trattino. È la sinistra radicale molisana, sono le organizzazioni locali di Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi, oggi fuori dal Parlamento nazionale e in bilico in quasi tutte le istituzioni regionali. Anche in Molise, dove la sinistra estrema è guardata con sospetto, non solo - come sarebbe naturale - dai suoi avversari, ma soprattutto dal Partito democratico.

Proprio il Pd, che dovrebbe essere il perno centrale di un’alleanza elettorale allargata ai partiti cosiddetti “massimalisti”, è da sempre uno degli “avversari” più agguerriti di Prc, Pdci e Verdi. I motivi sono diversi: uno tra questi, forse il più importante, è caratterizzato dalla paura di perdere quella fetta di consenso elettorale che ancora rimane dall’eredità dell’Ulivo. Eredità che, a causa soprattutto della gestione del partito negli ultimi anni, è stata fortemente rosicchiata da altre forze politiche. Una strategia, quella democratica, forse un po’ miope. Tra le forze “concorrenti”, infatti, visti i risultati elettorali degli ultimi quindici anni, non ci può essere stata la sinistra radicale. La quale, insieme proprio al Pd, è lentamente sprofondata a percentuali minime, riuscendo solo sporadicamente a portare qualche proprio rappresentante nelle assemblee elettive.

Insomma: il Pd si è trovato spesso contrapposto al blocco radicale, senza ragioni ben precise, ma non essendo in grado di trovare lì dentro degli interlocutori che parlino la stessa lingua e difficilmente riuscendo a produrre convergenze elettorale sui candidati da sostenere insieme. Gli esempi in cui ciò è avvenuto negli anni si sprecano: divisi su nomi e poltrone, alla fine si ritrovano uniti, il centro-sinistra e la sinistra, solo per fare un fronte comune contro gli avversari, senza mai dare l’impressione di unità. È questo uno dei grossi limiti della sinistra molisana: non riuscire a condividere le scelte del Pd e, di conseguenza, non riuscire ad emergere dalle nebbie elettorali. Dai tempi della caduta del primo governo Prodi,  proprio per mano della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti, le percentuali elettorali di Prc, Pdci e Verdi, in Regione, sono state davvero molto basse.

Alle Comunali del 1999 a Campobasso, ad esempio, il Prc ancora si trova sull’onda della voce grossa fatta a livello nazionale e quindi prende un discreto 4 per cento di voti. Il 3,1 per il Pdci e l’1,8 per i Verdi. In totale, l’ala radicale può vantare un ragguardevole 8,9 per cento. Ma il trend in discesa diventa evidente con le successive amministrative nel capoluogo di Regione, nel 2004: Verdi primo partito della galassia massimalista al 3 per cento, Rifondazione al 2,5 e il Pdci all’1,3. Nel 2009 il crollo: diventa sindaco un uomo del Pdl, Luigi Di Bartolomeo, e Prc-Pdci-Verdi si presentano in lista comune e ottengono 413 voti, l’1,2% dei consensi. Le cose non vanno diversamente alle Provinciali di Campobasso. Dai risultati intorno al 4,5 per cento di Rifondazione a cavallo dell’anno 2000, si arriva ben presto al 2 per cento (per giunta insieme ai Verdi) del voto nel 2006, con il Pdci invece al 3,8. Ancora più in basso nel 2011: vince il centrodestra con Rosario De Matteis, mentre la lista di Sinistra ecologia e libertà ottiene il 3,21 per cento (eredità di Verdi e Prc), il Pdci l’1,65. Presentandosi con un candidato distinto dal resto dei partiti di sinistra, il Prc non cambia: 1,36 per cento e un totale di 1.538 voti.

Nelle tornate elettorali riferite al territorio provinciale di Isernia le cose non migliorano. Anzi. Alle Comunali del 2002, a Isernia, si presenta solo Rifondazione tra i partiti massimalisti. La scelta non paga, visto che ottiene l’1,9 per cento di voti. La “Sinistra Unita” del 2007, che raccoglie le forze dell’ala radicale, ottiene 316 voti e un misero 2,2 per cento. Se si prendono poi ad esempio le elezioni provinciali, il trend in discesa è ancora più evidente. Nel 1999 il Pdci è al 4,3%, Rifondazione al 2,6%, i Verdi all’1,2%. Totale: 8,1. Già nel 2004 il calo è netto. Rifondazione al 2,9, Pdci all’1,4 e Verdi allo 0,9. Quasi 3 punti complessivi in meno per il blocco radicale in cinque anni. Alle Provinciali del 2009 la debacle quasi totale, con Prc e Pdci in lista insieme a prendere 676 voti, cioè l’1,3 per cento dei consensi.

Alle elezioni Regionali la musica sembra cambiare, ma di poco. Nel 2006 il Pdci prende il 2,23, il Prc il 2,22, i Verdi l’1,86. Percentuali che restano le stesse in occasione del voto nel 2011, anche se gli attori in campo sono leggermente cambiati. C’è Sel con il 3,66 per cento e la lista unitaria Prc-Pdci al 2,62. Fra due mesi si vota per il rinnovo del Consiglio comunale di Isernia e le aspettative della sinistra radicale molisana - alla luce di questi numeri - non sono delle più rosee.

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