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La battaglia dei pro-life in America Latina

La sinistra vuole l’aborto ma il presidente dell’Uruguay dice no

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La somma dei voti dell'Assemblea Generale uruguaiana non supera il veto del Presidente della Repubblica, Tabaré Vázquez. In Uruguay non passa la nuova Legge in materia di salute sessuale e di riproduzione, testo d'iniziativa della maggioranza parlamentare (“Frente Amplio” delle sinistre). Un pacchetto di norme a favore della liberalizzazione e della medicalizzazione dell'aborto.

I sostenitori del provvedimento hanno invano ricercato la sua ri-approvazione in extremis, contando questa volta sul “sì” dei tre quinti del Congreso, data l'opposizione in particolare ad alcuni capitoli del dispositivo, espressa ufficialmente dalla più alta carica dello Stato. E invece no, niente da fare. Il testo era stato licenziato lunedì 10 novembre, ma il consenso di deputati e senatori è stato insufficiente. Giovedì 14, Vázquez ha mosso una serie d'obiezioni di fatto e protocollari, vincolanti, allo spirito del provvedimento. Risultato: iniziativa socialista e comunista respinte al mittente. Si noti bene, la legge è stata avversata da un líder riconosciuto della sua stessa parte politica.

La prerogativa di veto è stata esercitata dal presidente dell'Uruguay a seguito di una sua decisa, “personale” presa di posizione in materia, più volte dichiarata e sostenuta anche in passato. Una convinzione espressa laicamente, elencando ragioni e motivazioni di valore universale, di valenza pubblica, a sostegno di una cultura politica e di un'azione sociale autenticamente pro-vida.

“A protezione dei più deboli e della maternità”. “Contro la ‘sterilizzazione’ dell'aborto, concepito da certa mentalità e previsto da troppi progetti di legge - pianificato da programmi nazionali e internazionali - quale banale e conseguente atto medico”. “Per la promozione della libertà di non interrompere la gravidanza”. Queste le parole del presidente compañero, Costituzione della Repubblica alla mano. Idee forti di un medico oncologo ancora in attività: “Il grado di civilizzazione di un paese si misura per come la nazione tutela i diritti personali di tutti, per primo quello alla vita. In quanto il criterio di giudizio sulla civiltà non valuta la persona in funzione della sua utilità o degli affetti che suscita. Ma valuta la persona in quanto esistente, soggetto presente alla realtà”.

Il veto di Vàzquez e, una settimana dopo il voto, dell'Assemblea Generale, sono quindi stati accolti con massima soddisfazione, anzitutto dall'opposizione parlamentare, Partido Nacional in testa. “Trionfa l'etica della vita” esulta il deputato Jaime Trobo. Tirano un grande sospiro di sollievo autorità ecclesiastiche e personalità accademiche locali, tra i maggiori critici della recente "Dichiarazione di Montevideo", una mozione popolare sostenuta “strumentalmente” dalle varie Sociedades de Obstetricia y Ginecología e dalle Asociaciones miembros de la Federación Internacional de Planificación de la Familia. Categorie apertamente schierate a favore della depenalizzazione dell'aborto.

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