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La Spagna ha vinto ma l’immagine più bella è quella di Mandela

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Nessun dorma. Da ieri sera è questo il desiderio degli spagnoli. Non cedere al sonno e continuare a oltranza i festeggiamenti per la coppa del mondo vinta al 116’ del secondo tempo supplementare grazie ad un gol di Iniesta. Ieri, ma anche oggi, domani e chissà fino a quando, sono giorni di gloria e 'fiesta’ in tutto il paese.

La notte è stata ‘loca’, pazza. Il clima di festa e di esaltazione è lo stesso dappertutto: a Valencia, Siviglia, Vigo, Burgos, Madrid, Tenerife e Barcellona migliaia di spagnoli sono saltati in piedi per non risedersi più. Le urla sono continuate quando il portiere Iker Casillas ha alzato la coppa; ma anche quando, preso dall'euforia, lo stesso capitano delle Furie Rosse ha baciato in diretta la sua ragazza (e giornalista di Telecinco) Sara Carbonero, che lo stava intervistando. La rincorsa delle furie rosse a questa attesissima vittoria è iniziata il 28 agosto 1920, giorno della prima partita ufficiale della Seleccion. La gioia è ancora più grande perché la squadra Del Bosque è la terza a vincere campionato europeo e coppa del mondo una dietro l’altra (dopo Francia e la ex Germania Ovest).

Come se non bastasse il match winner della serata (o come dicono gli spagnoli l’hombre del partido), Andres Iniesta, dopo la rete si è tolto la maglia ed ha mostrato una canotta con su una dedica: "Ho pensato a Dani Jarque (giocatore dell'Espanyol morto per infarto un anno fa a Coverciano), dedico la vittoria a lui (la scritta era "Dani Jarque siempre con nosotros"), alla mia famiglia e a tutti gli spagnoli. Non è una vittoria personale, ce la siamo meritata, è la vittoria di un gruppo, del lavoro di tutti". Come si suol dire, belli e bravi. Ma c’è di più, i nuovi campioni del mondo hanno vinto anche il premio Fair Play assegnato dalla Fifa. Il riconoscimento viene assegnato dal gruppo di studio della Federazione calcistica internazionale tra le squadre che hanno giocato almeno quattro partite e i cui giocatori hanno tenuto il comportamento migliore dentro e fuori dal campo. La Spagna ha totalizzato 889 punti in 7 incontri, aggiudicandosi il prestigioso premio. Non contenti, hanno portato a casa anche il titolo di capocannoniere grazie a David Villa (anche se in coabitazione con Muller, Forlan e Sneijder) Un en plein senza precedenti, che non ha lasciato indifferente neanche il premier spagnolo.

"E' stata una vittoria epica", queste le parole di Josè Luis Zapatero. Il capo del governo spagnolo ha definito "eroico" il trionfo di capitan Puyol e compagni."Abbiamo brindato con champagne e ho anche versato qualche lacrima", ha confessato il premier che ha seguito il match in tv con la moglie e le figlie. "Sono stati 120 minuti molto intensi ma abbiamo meritato la vittoria, questi ragazzi sono entrati nella storia del paese". Parole d'elogio anche per l'eroe della serata, Andres Iniesta: "E' stato spettacolare, sono molto orgoglioso di come ha difeso i colori della Spagna. Ha reso felice tutta la nazione".

Il meglio per i vincitori deve comunque ancora venire. La nazionale spagnola neo campione del mondo atterra oggi a Madrid intorno alle 4 del pomeriggio per continuare i festeggiamenti. Al loro rientro i giocatori e il Ct si dirigeranno al Palazzo della Zarzuela per incontrare il re di Spagna, Juan Carlos, poi saluteranno anche il premier Zapatero. Infine la grande festa popolare per le strade di Madrid. A bordo di un autobus scoperto la seleccion si muoverà per la capitale, tra centinaia di migliaia di persone.

La perla vera della giornata di ieri, già di per se indimenticabile, l’ha regalata Nelson Mandela. Il grande vecchio aveva espresso il desiderio di esserci, anche se solo per un saluto. E così è stato. Colbacco, guanti e cappotto si è presentato a bordo di un'auto elettrica al centro del campo di gioco. La sua presenza si è limitata a pochi minuti durante la cerimonia conclusiva. Per comprensibilissimi motivi di salute l'ex leader 92enne del movimento nero non è rimasto per assistere al match. Una presenza che ha fatto venire la pelle d’oca a tutti i presenti e che ha ricordato le enormi difficoltà del paese in cui si è svolta la kermesse.

Si chiude così la prima edizione africana di un mondiale di calcio. Forse è ancora presto per i bilanci, i veri effetti della manifestazione sul paese si vedranno solo tra qualche tempo. Si può, però, affermare con certezza che l’Africa si è mostrata pronta e reattiva rispetto alla grande occasione che gli si è presentata. A parte le odiate vuvuzela non ci sono stati problemi troppo grandi o mancanze organizzative che hanno inficiato il giudizio finale.

Alla fine di un mese carico di avvenimenti e significati i vincitori sono quindi due. La Spagna, of course, ma anche il Sudafrica.

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