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La Spagna sceglie Zapatero e una politica moderata

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Il partito socialista spagnolo vince la decima consultazione politica democratica in Spagna dalla fine del franchismo. Ottiene quasi il 44% di voti e 169 deputati , 5 in più della precedente legislatura, mentre il PP con un 40% di voti e 153 deputati guadagna  6 rappresentanti in più rispetto al 2004.

Il sistema politico si configura come un bipartitismo quasi perfetto, in cui i tradizionali elementi di imperfezione, rappresentati dai partiti nazionalisti, subiscono una assoluta debacle in termini di consenso e perdono così  gran parte della loro  capacità di condizionare in parlamento la politica del partito di maggioranza.

La democrazia spagnola esce rafforzata dalle urne e  tanto la classe politica come la società civile dimostrano una grande maturità e un alto senso delle istituzioni.  

La giornata elettorale trascorre tranquillamente e le operazioni di voto si svolgono senza disordini. Dopo l’interruzione immediata della campagna elettorale in seguito all’assassinio di Isaias Carrasco lo scorso venerdì e  dopo aver unanimemente condannato l’attentato, firmando una dichiarazione congiunta antiterrorista, i leader di tutti i partiti, dai rispettivi collegi elettorali, lanciano messaggi contro l’astensionismo, condividendo il principio secondo cui l’esercizio della libertà di voto è il modo migliore per delegittimare il ruolo dell’ETA.

L’organizzazione terrorista basca raccomandava l’astensione e la società civile ha risposto con un affluenza alle urne di più del 75%, solo un punto percentuale in meno delle precedenti elezioni.

I primi exit poll annunciano una probabile maggioranza assoluta del PSOE, man mano che i voti vengono scrutinati, questa illusione svanisce  ma   si continua a respirare   aria di vittoria netta  a Calle Ferraz, presso la sede storica del Psoe. La prima a ringraziare tutti gli elettori è la vice premier Fernandez de la Vega, la quale attribuisce  a ogni singolo voto il significato di un abbraccio  ai familiari del consigliere comunale vittima dell’ETA.

 Zapatero, attende la telefonata di congratulazioni  da parte del leader popolare e poi, a scrutinio non ancora ultimato,  si rivolge  ai suoi elettori e alla Spagna intera dal palco a forma di Z allestito di fronte alla sede centrale del PSOE. Acclamato dalla folla ringrazia varie volte i militanti lì convenuti per i festeggiamenti e rivolge il suo primo pensiero alla famiglia Carrasco e alle recenti vittime del terrorismo. Poi riprendendo   toni   pacati già assunti nel corso della campagna elettorale -e soprattutto durante il primo faccia a faccia televisivo con Rajoy, annuncia l’apertura di una nuova stagione politica basata non sulla “tensione e sullo scontro” ma sulla concordia, sul dialogo sociale e politico. Riprende poi gli obiettivi del programma, maggiore partecipazione delle donne nella vita pubblica, meno precarietà per i giovani  e rafforzamento delle strutture di sostegno per anziani e  disabili. Chiude il suo intervento ricordando  che governerà difendendo i valori della Costituzione,  della convivenza e della tolleranza.

Dalla “Calle Genova”, dove si trova il quartier generale del PP,  si affronta il risultato con dignità. È la seconda sconfitta per il delfino di Aznar e questo dato  peserà sicuramente sugli equilibri interni al partito e sul  già debole sostegno alla sua leadership. Ma i popolari si consolano e  anche Rajoy ringrazia tutti,   militanti, organizzatori e votanti perché – sebbene i punti di distanza dal Psoe siano stati maggiori delle previsioni del partito- le percentuali di voto e i seggi ottenuti sono aumentati rispetto alle ultime elezioni.

Sebbene la vittoria dei socialisti e la sconfitta dei popolari fosse già stata annunciata dai sondaggi dei giorni precedenti, la Spagna all’indomani del voto presenta già vari elementi di novità  rispetto alla precedente legislatura.

L’elettorato ha premiato i due maggiori partiti a livello nazionale, debilitando, come non succedeva dall’inizio della transizione democratica, i rappresentanti del regionalismo. In Catalogna, l’ERC, gruppo indipendentista vicino alla sinistra radicale ha perso ben 5 seggi rispetto alla precedente legislatura, mentre  CiU, formazione ascrivibile al centro-destra, anche se in calo, è riuscita a mantenere il suo bacino di voti; nel Pais Vasco il Psoe ha ottenuto il 10% in più di voti del Partito Nazionlista Vasco, mentre a livello nazionale IU, il partito della sinistra radicale a malapena è riuscita ad ottenere il 4% dei voti ( solo due seggi), spingendo così il leader del partito, Llamazares a dimettersi, non appena conosciuto l’esito del voto. Per un partito che quasi viene cancellato dalla scena politica spagnola un nuovo ne emerge, conquistando  un seggio nel nuovo parlamento. E’ Union, Progreso y Democracia ( UPy D) nato grazie alla fuoriuscita dal Psoe di Rosa Diez, in polemica con Zapatero sulla questione dell’Eta, sulla competenza in materia di educazione al governo centrale, e sul più generale rapporto centro-periferia.

I segnali sembrano essere chiari: la vittoria del PSOE è stata netta, ma la società spagnola chiede “senza mezzi termini” di essere governata all’insegna della moderazione.  

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3 COMMENTS

  1. La “moderazione” porterà
    La “moderazione” porterà Zapatero a modificare leggi già fatte?Non credo.

  2. Conferma di Zapatero,
    Conferma di Zapatero, candidato di Bin Laden e dell’ETA, nonché grande nemico della Chiesa di Cristo. Il demonio ha in mente di scristianizzare la Spagna, e purtroppo ci sta riuscendo anche grazie all’aiuto di molti cristiani. L’umanità non è progredita, ma regredita.

  3. Sostenere che Zapatero sia
    Sostenere che Zapatero sia il candidato dell’Eta e Bin Laden come ha fatto l’anonimo in questa pagina penso sia passibile di denuncia, oltre che veramente ridicolo. I gestori del sito non fanno nulla?

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